Libri della Bibbia: Ester

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Titolo

Il titolo “Ester” sussiste da secoli senza variazioni di sorta.

Ester e Rut sono gli unici libri veterotestamentari intitolati con un nome di donna.

Al pari del Cantico dei Cantici e dei libri di Abdia e di Naum, neppure il libro di Ester vanta citazioni nel N.T.

Il nome ebr. di Ester era “Adassa” (2: 7), che significa “mirto”; esso derivava probabilmente dal persiano “stella” o dal nome della dea babilonese dell’amore, Ishtar.

Orfana del padre Abiail, Ester crebbe in Persia con Mardocheo, il cugino più anziano, il quale l’allevò come una figlia (2: 7, 15).

Autore e data

Benché siano stati proposti i nomi di Mardocheo, Esdra e Neemia, l’autore del libro di Ester rimane ignoto.

È certo, in ogni caso, che l’autore possedeva una profonda conoscenza della civiltà e della storia persiana, nonché delle relative usanze, oltre a una straordinaria familiarità con il palazzo di Susa (1: 5-7).

L’autore dimostra inoltre di conoscere a fondo il calendario e le usanze ebraiche, rivelando altresì uno spiccato senso per il nazionalismo giudaico. L’autore del libro di Ester potrebbe dunque essere un Giudeo di stanza in Persia, successivamente rientrato in Israele.

In ordine cronologico, Ester è il diciassettesimo libro veterotestamentario, a conclusione della parte storica dell’A.T.

Solamente i libri di Esdra (7–10), Neemia e Malachia riportano eventi successivi a quelli narrati in Ester.

Il racconto di Ester si conclude nel 473 a.C., in epoca antecedente l’assassinio di Assuero (465 a.C. ca).

In 10: 2 si ha la sensazione che il regno di Assuero sia già all’epilogo; di conseguenza la data più prossima della stesura pare successiva al suo regno e collocabile nella seconda metà del V sec. a.C., ragionevolmente non dopo il 331 a.C., anno in cui la Grecia conquistò la Persia.

Contesto e ambiente di Ester

La vicenda di Ester è collocabile nel periodo della dominazione persiana sul mondo antico, all’incirca tra il 539 a.C. (Da 5: 30-31) e il 331 a.C. (Da 8: 1-27).

Assuero regnò tra il 486 e il 465 a.C.

Il libro di Ester copre solo una parte del suo regno, il periodo 483-473 a.C.

Il nome “Assuero” deriva dalla traslitterazione ebr. dal persiano Ksayarsa e dal corrispettivo gr. Xerxes (Serse).

Gli eventi narrati nel libro di Ester ebbero luogo nel più ampio intervallo intercorrente tra il primo rimpatrio degli Ebrei dai 70 anni di esilio a Babilonia (Da 9: 1-19) sotto Zorobabele, all’incirca tra il 538 a.C. (Ed 1–6), e il secondo rimpatrio al seguito di Esdra, avvenuto all’incirca nel 458 a.C. (Ed 7–10).

Il viaggio di Neemia (il terzo rientro degli esuli) da Susa a Gerusalemme (Ne 1–2) avvenne successivamente (445 a.C. ca).

Ester ed Esodo riportano entrambi gli immani tentativi, perpetrati da potenze straniere, di eliminare gli Israeliti, nonché la protezione sovranamente offerta da Dio al suo popolo in virtù del patto sancito con Abraamo tra il 2100 e il 2075 a.C. (Ge 12: 1-3; 17: 1-8).

A seguito del trionfo di Dio, il libro di Ester (capp. 9–10) riporta l’istituzione del Purim, una nuova ricorrenza annuale da festeggiare nel dodicesimo mese (febbraio/marzo) per celebrare la salvezza del popolo.

Il Purim è una delle due festività non comprese nella legge mosaica tuttora celebrate in Israele (l’altra è l’Hanukkah o “Festa delle Luci”, cfr. Gv 10: 22).

Temi storici e teologici

Tutti i 167 versetti del libro di Ester sono stati definitivamente accolti come canonici, sebbene l’assenza di qualsiasi riferimento al nome di Dio abbia indotto taluni (peraltro inutilmente) a confutarne la validità.

La LXX inseriva altri 107 versetti apocrifi vòlti, presumibilmente, a compensare tale lacuna.

Insieme al Cantico dei Cantici, Rut, Ecclesiaste e Lamentazioni, Ester fa parte dei “cinque rotoli” o Megilloth.

I rabbini leggono tali libri in sinagoga in cinque occasioni particolari durante l’anno: il libro di Ester si legge in occasione del Purim (cfr. 9: 20-32).

La genesi storica del dramma consumatosi tra Mardocheo (un Beniaminita della stirpe di Saul; cfr. 2: 5) e Aman (un Agaghita; cfr. 3: 1, 10; 8: 3, 5; 9: 24) risale a circa mille anni prima, allorché gli Ebrei, usciti dall’Egitto (1445 a.C. ca), furono attaccati dagli Amalechiti (Es 17: 8-16), discendenti di Amalec, nipote di Esaù (Ge 36: 12).

Dio aveva maledetto gli Amalechiti, i quali furono totalmente sterminati come popolo (Es 17: 14; De 25: 17-19).

Benché Saul (1030 a.C. ca) avesse ricevuto l’ordine di uccidere tutti gli Amalechiti, compreso il loro re, Agag (1 S 15: 2-3), egli disubbidì (1 S 15: 7-9) e incorse così nell’ira divina (1 S 15: 11, 26; 28: 18).

Samuele diede, infine, l’ordine di far squartare Agag (1 S 15: 32-33).

Quale discendente di Agag, Aman nutriva una profonda ostilità nei confronti dei Giudei.

L’epoca di Ester ebbe inizio 550 anni dopo la morte di Agag; nondimeno, benché fosse trascorso parecchio tempo, né Aman l’Agaghita, né Mardocheo il Beniaminita avevano dimenticato la loro faida tribale: l’astio covava ancora nel loro animo.

Con ciò si spiega il rifiuto di Mardocheo a inchinarsi davanti ad Aman (3: 2-3) e la determinazione di Aman nel suo feroce tentativo di genocidio (3: 5-6, 13).

Come atteso, la profezia di sterminio degli Amalechiti (Es 17: 14; De 25: 17-19) e la promessa di preservazione degli Ebrei (Ge 17: 1-8), entrambe pronunziate da Dio, prevalsero.

Per celebrare la fedeltà di Dio manifestatasi nella salvezza del suo popolo fu istituita la festa del Purim (la cui etimologia, in lingua accadica, significa “sorte”; cfr. 3: 7; 9: 26), una solennità annuale della durata di due giorni in cui si festeggiava, si offrivano banchetti, si scambiavano regali e si offrivano doni ai poveri (9: 21-22).

Questa festività sarebbe quindi stata celebrata da tutte le generazioni, da tutte le famiglie, in tutte le città e province (9: 27-28).

Ester vi introdusse in seguito la prescrizione del digiuno accompagnato da lamentazioni (9: 31).

Biblicamente non si fanno ulteriori accenni alla festa del Purim, benché sia stata perpetuata nei secoli in tutto Israele.

Il libro di Ester è paragonabile a una partita a scacchi in cui Dio e Satana, quali giocatori invisibili, muovono re, regine e nobili in carne e ossa. “Scacco!”, esclama Satana dopo aver effettuato la sua mossa con Aman. “Scacco matto!”, replica Dio, muovendo Ester e Mardocheo.

È infatti sin dalla caduta dell’uomo (Ge 3: 1-19) che Satana tenta di scindere spiritualmente il rapporto esistente fra Dio e le sue creature, nonché di distruggere il patto e le promesse divine riguardanti Israele.

Per esempio, la discendenza di Cristo dalla tribù di Giuda era stata brutalmente ridotta al solo Ioas, l’unico a essere tratto in salvo e preservato (2 Cr 22: 10-12).

In seguito Erode fece trucidare tutti i fanciulli di Betlemme, ritenendo che tra loro si nascondesse il Cristo (Mt 2: 16).

Satana tentò Gesù affinché lo adorasse, rinnegando Dio (4: 9).

Pietro, su insistenza di Satana, tentò di sbarrare a Cristo la strada del Calvario (Mt 16: 22).

Infine Satana entrò in Giuda, che tradì Cristo e lo consegnò ai Giudei e ai Romani (Lu 22: 3-6).

Sebbene il libro di Ester non lo menzioni mai, Dio è ovunque percepibile come colui che si oppone alle diaboliche macchinazioni di Satana, sventandole con il suo intervento provvidenziale.

Nel libro di Ester sono messe a repentaglio tutte le promesse incondizionate fatte da Dio ad Abraamo (Ge 17: 1-8) e a Davide (2 S 7: 8-16).

Nondimeno, l’amore di Dio per Israele non è mai tanto evidente quanto in questo drammatico intervento in soccorso del suo popolo, sul quale incombe lo sterminio. “Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà” (Sl 121: 4).

Sfide interpretative

L’interrogativo classico sollevato dal lettore del libro di Ester è relativo all’assenza di un qualsiasi riferimento a Dio, una caratteristica che Ester ha in comune con il Cantico dei Cantici.

Né da parte dell’autore, né da parte di alcuno dei personaggi vi è, in effetti, la benché minima allusione alla legge levitica, al sacrificio, all’adorazione o alla preghiera.

Lo scettico potrebbe obiettare: “Come mai Dio non è citato da nessuna parte, mentre sono ben 175 i riferimenti al re persiano? Giacché la sovranità di Dio fu decisiva per la salvezza dei Giudei, perché non è stato tributato il dovuto riconoscimento a Dio?”

A tutto ciò si potrebbe placidamente replicare che, se Dio avesse voluto ricevere una qualche menzione nel libro, gli sarebbe stato sufficiente agire provvidenzialmente facendo sì che l’autore identificasse in lui la fonte della salvezza di Israele.

Tale contingenza pare costituire un problema solamente sul piano umano, giacché il libro di Ester costituisce un esempio tipico della provvidenza divina: Dio, potenza invisibile, esercita pieno controllo su tutte le cose, secondo il suo disegno.

Nel libro non avvengono miracoli, nondimeno la preservazione di Israele mediante l’esercizio dell’autorità divina sui singoli eventi e personaggi riflette l’onniscienza e l’onnipotenza di Yahweh.

In ultima analisi, che Dio sia menzionato o meno nel libro non costituisce affatto un problema: Dio è chiaramente il vero protagonista della narrazione.

Una seconda possibile obiezione è la seguente: “Come mai le vite di Mardocheo ed Ester non profondono religiosità?

Ester (2: 5-20) non pare pervasa dallo stesso anelito alla santità tanto evidente in Daniele (Da 1: 8-20).

A differenza di quest’ultimo (Da 6: 5), Mardocheo dissimulava il proprio retaggio ebraico come anche quello di Ester.

Contrariamente al libro di Esdra (Ed 7: 10), in Ester la legge di Dio non occupa alcun posto.

Quell’amore che Neemia provava per Gerusalemme apparentemente esulava dagli affetti di Ester e di Mardocheo (Ne 1: 1–2: 5).

Le osservazioni qui di seguito riportate contribuiranno a gettare luce su tali interrogativi.

  1. Questo piccolo libro non ha alcuna pretesa di completezza; è probabile che sia Mardocheo sia Ester nutrissero una fede molto più profonda di quanto esso non lasci trasparire (cfr. 4: 16).

  2. Neppure il pio Neemia fece menzione del suo Dio durante il colloquio con il re Artaserse (Ne 2: 1-8).

  3. Le festività ebraiche, quali la Pasqua (2 R 23: 22) e la festa delle Capanne (Ne 8: 17), che costituivano la struttura portante del culto, erano state da lungo tempo accantonate.

  4. È possibile che l’esposto di accusa contro i Giudei, che i Samaritani avevano indirizzato parecchi anni prima ad Assuero, costituisse ancora un elemento di intimidazione (486 a.C. ca; Ed 4: 6).

  5. Non fu certamente il rifiuto di Mardocheo a inchinarsi al cospetto di Aman (3: 1-2) a far emergere le intenzioni malvagie di costui: molto probabilmente esse erano già da qualche tempo condivise anche da altri, elemento sufficiente a intimidire la popolazione giudaica.

  6. Ester non esitò a identificarsi con il proprio retaggio giudaico, a tempo debito (7: 3-4); nondimeno, permane un dubbio martellante sul perché né Mardocheo né Ester palesassero lo stesso tipo di devozione a Dio che aveva contraddistinto uomini di fede come Daniele.

Più avanti la preghiera di Neemia (Ne 1: 5-11, particolarmente il v. 7) parrà effettivamente dare adito all’idea di una sorta di letargo spirituale diffuso fra gli esuli ebrei di Susa.

Nondimeno, l’ultima parola spetta all’unica persona realmente competente in materia, il solo vero conoscitore del cuore dell’uomo: Dio.

Schema del libro

  1. Ester subentra a Vasti (1:1–2:18)

    1. Insubordinazione di Vasti (1:1-22)

    2. Incoronazione di Ester (2:1-18)

  2. Trionfo di Mardocheo su Aman (2:19–7:10)

    1. Lealtà di Mardocheo (2:19-23)

    2. Promozione e decreto di Aman (3:1-15)

    3. Intervento di Ester (4:1–5:14)

    4. Ricompensa di Mardocheo (6:1-13)

    5. Disfatta di Aman (6:14–7:10)

  3. Israele scampa al tentato genocidio predisposto da Aman (8:1–10:3)

    1. Intercessione di Ester e di Mardocheo (8:1-17)

    2. Vittoria dei Giudei (9:1-19)

    3. Istituzione del Purim (9:20-32)

    4. Fama di Mardocheo (10:1-3)


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Testo tratto da La Sacra Bibbia con note e commenti di John MacArthur

Staff La Casa della Bibbia


Pubblicato in: La Bibbia, I Libri

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