La Bibbia: Donne dell'Antico Testamento

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Per prima cosa, vorrei sottolineare l’enorme equivoco che affligge l’umanità, e soprattutto gli uomini: la colpa di Eva, la prima donna.

Eva: ecco a voi il colpevole!

A causa di questa nota défaillance e, soprattutto, delle facili interpretazioni che ne derivano, la donna è diventata “il migliore nemico dell’uomo”, nonché il capro espiatorio ideale.

Da una lettura attenta della Bibbia, emerge non soltanto l’importanza del ruolo della donna, ma anche il suo indispensabile contributo alla storia dell’umanità.

La donna è il futuro dell’uomo e anche della sua salvezza.

Certo, la Bibbia – e soprattutto l’Antico Testamento – ritrae una società di tipo patriarcale.

Ma, se si presenta come “il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”, è anche il Dio di Sara, di Rebecca e di Rachele, le rispettive mogli dei grandi patriarchi.

È un’interpretazione scorretta di alcuni testi biblici quella che fa della donna una creatura inferiore.

Prima di presentare alcune donne della Bibbia, e dimostrare la loro effettiva importanza, vale la pena di soffermarci su ciò che la Bibbia dice di Eva.

Eva, l’aiuto

Come viene presentato, nella Bibbia, l’arrivo della donna sulla terra?

Ecco cosa riporta il secondo capitolo del libro della Genesi:

E il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda” (…) Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: “Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne.

La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta.” - (Genesi 2-3)

Dal testo è possibile ricavare alcune informazioni utili:

  • In ebraico “uomo” si dice ish e donna ishshâ.
    C’è, quindi, un gioco di parole in cui si sottolinea la fondamentale identità dei due esseri.

  • La donna è stata creata dopo l’uomo e non contemporaneamente.
    L’uomo è plasmato da Dio dalla terra (come prodotto di un vasaio o di uno scultore) mentre la donna è “estratta” dall’uomo già fatto.

  • In altre parole, se l’uomo è creato dalla materia prima (è, insomma, un prodotto semi-lavorato), la donna è creata dal semi-lavorato e si potrebbe considerare il “prodotto finito”.

  • L’affermazione di Dio di voler fare per l’uomo un “aiuto conveniente” (o “convenevole”) che gli corrispondesse è stata spesso intesa come riferimento a una creatura di grado inferiore (come nelle espressioni “aiuto cuoco”, “aiutante in campo”…).
    Dovremmo invece guardare a come questo termine è usato altrove nella Bibbia, in particolare nell’Antico Testamento.
    Scopriamo così che nel testo ebraico il sostantivo tradotto con “aiuto“ è usato spesso con riferimento alla posizione di Dio nei confronti dell’uomo, e non indica certo una posizione subordinata!
    Nell’Antico Testamento questo termine ricorre 21 volte, di cui ben 15 in questa specifica accezione.

  • Infine, più semplicemente, quando si ritrova davanti Eva, Adamo non esclama: “Questa sì che è la mia serva, il mio aiutante in campo!”, ma riconosce che ella è una parte di lui e ne fa la sua ishshâ.

Eva e il serpente

La storia della caduta e del serpente tentatore sembra insistere sulla colpevolezza della donna. In primo luogo, è lei il bersaglio del tentatore; in secondo luogo, Adamo affonda il coltello nella piaga riferendo a Dio che la colpevole è “la donna che tu mi hai posto accanto”.

Adamo, però, dimentica una cosa: Dio aveva dato a lui l’ordine di non toccare il frutto proibito (Genesi 2:15-17).

L’errore di Eva è attribuibile al fatto che la prima donna non è stata sufficientemente informata dei rischi.

Nonostante sembri esserne al corrente, ha soltanto “sentito dire” che esiste un frutto proibito.

Inoltre, il fatto che il serpente attacchi Eva per prima significa evidentemente che la ritiene la più forte dei due e sa che, cedendo, ella trascinerà facilmente con sé anche Adamo.

Del resto vediamo come le basti porgere il frutto al suo partner perché questi lo mangi senza opporre alcuna resistenza!

Infine, incolpando la donna che Dio gli ha posto accanto, Adamo accusa Dio stesso!

Comunque sia, poiché il peccato è, a prima vista, entrato nel mondo tramite Eva, tutte le critiche (da parte degli uomini) si concentrano sulle donne.

Nel libro della Genesi, si dice che Adamo dà alla donna il nome di Eva soltanto dopo la caduta, vale a dire da quando è divenuto mortale (secondo la Bibbia).

Ma il nome Eva significa “vita”: l’uomo ha deciso dunque di sfidare il destino!

Eva diviene madre (dono della vita), dando alla luce Caino e Abele.

Nasceranno, poi, Set e altri figli, di cui la Bibbia non riferisce i nomi.

La Bibbia, tuttavia, dimostra che le donne non hanno un ruolo negativo nella storia degli uomini… anzi!

Anche nel Nuovo Testamento, quando l’apostolo Paolo spiega l’esistenza del perdono e del peccato nel mondo non parla di Eva bensì di Adamo:

Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti.

(Lettera ai Romani 5:15)

Nella Lettera ai Romani, l’apostolo intende precisare che, mentre Adamo ha introdotto il peccato nel mondo, Gesù, “il secondo Adamo”, ha portato il perdono di Dio.

Soffermandoci su diverse importanti figure femminili citate dalla Bibbia, vi accorgerete del progetto e dell’opinione di Dio su queste ultime.

Eva, apertura alla grazia

La lettura della Bibbia non sempre è fatta in modo neutrale e l’interpretazione che gli uomini hanno dato del ruolo di Eva è tipicamente misogino, se non sessista!

Certo, la prima donna ha ceduto alle seduzioni del tentatore.

Ma l’uomo non ha fatto nulla né per proteggerla né per proteggersi: è caduto anch’egli nel tranello!

Dio castiga Eva e Adamo in pari misura.

Ma, nello stesso tempo, il testo biblico riporta un passaggio oscuro:

“Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno.”

(Genesi 3:15)

Il significato di un testo così difficile lascia spazio a svariate interpretazioni.

Tra queste, ce n’è una in cui si prospetta una generazione futura, nata da una donna, che schiaccerà il male (ossia il serpente).

L’interpretazione cristiana del testo si riallaccia all’inizio del Vangelo: una donna, Maria, metterà al mondo (senza intervento umano) un figlio che schiaccerà il potere mortale del serpente (Satana).

L’Antico Testamento ha portato avanti questo concetto presentandoci via via delle donne “salvatrici”.

Sara, la bella principessa

(Genesi 11-22)

Sorellastra, nonché moglie, di Abramo.

Dio ha cambiato il suo nome da Sarài a Sara (“principessa”).

Poiché era sterile, Sara ha proposto ad Abramo di avere un figlio dalla sua schiava e di adottarlo.

Ma quando Agar avrà dato alla luce il figlio di Abramo (Ismaele), anche Sara rimarrà incinta e partorirà Isacco.

Molto prima di questi episodi, durante le loro peregrinazioni, i due sposi si sono ritrovati in Egitto, dove Abramo ha chiesto a Sara di presentarsi come sua sorella anziché come sua moglie.

Temeva, infatti, che il faraone prendesse Sara nel suo harem sbarazzandosi del “terzo incomodo” (la donna, infatti, era molto bella).

Sara aveva accettato questo strano patto senza battere ciglio, il che la rende la prima persona, nella Bibbia, disposta a mettere da parte la propria vita per salvare quella di un altro.

Questo episodio è assai importante per il suo messaggio simbolico, poiché è un esempio del principio di sostituzione, che sarà essenziale per la comprensione del sistema sacrificale veterotestamentario e, in seguito, del messaggio evangelico: Gesù muore sulla croce sacrificandosi per e al posto degli uomini.

Nella Bibbia la prima persona disposta a sacrificare la propria vita per salvare quella di un altro è una donna!

La colpa di Eva è ampiamente espiata!

Sara muore a centoventisette anni e Abramo acquista un terreno per darle una degna sepoltura.

La Bibbia presenta Sara, la prima matriarca, come un modello di fede.

Rebecca, una donna di carattere

(Genesi 24-25; 27)

Moglie di Isacco (il figlio di Abramo e di Sara), è anche la figlia del nipote di Abramo.

Come Sara, anche lei è sterile o, almeno, lo è stata durante i primi vent’anni di matrimonio.

Ha, infine, dato alla luce due gemelli: Esaù e Giacobbe.

Quest’ultimo è il suo preferito, poiché vive in casa attaccato alle sue gonne, mentre l’altro, cacciatore, se ne va per campi e boschi in cerca di selvaggina.

Rebecca imbecca Giacobbe in modo da estorcere la benedizione paterna destinata a Esaù, il primogenito.

Poi sottrae il figlio prediletto alla collera del fratello, spedendolo a casa di un suo parente, con il pretesto di trovargli moglie.

Cosa che Giacobbe fa!

Questo testo biblico ci mostra l’intuito materno di Rebecca, che aveva capito che da Esaù non ci si poteva aspettare molto, mentre Giacobbe possedeva un gran potenziale.

Egli diventerà il padre delle dodici tribù d’Israele.

Rebecca è da annoverarsi tra le matriarche, al pari della suocera Sara.

Lia, la sposa dallo sguardo velato

(Genesi 29-30)

Lia è la figlia di Labano, uno dei discendenti del fratello di Abramo, nonché fratello di Rebecca e zio di Giacobbe.

Rebecca ha mandato Giacobbe da Labano per aiutarlo a sfuggire all’ira di Esaù.

Giunto a casa dello zio, Giacobbe conosce due sorelle, sue cugine: Lia e Rachele.

Si innamora di Rachele, la più giovane, ma sarà costretto, suo malgrado, a sposare Lia, perché “dalle nostre parti non si dà in sposa la figlia più piccola prima della primogenita”.

Pare che Lia avesse un problema agli occhi: non sopportava la luce.

In più, sapendosi poco amata da Giacobbe, piangeva spesso e aveva gli occhi sempre velati.

Giacobbe ha avuto diversi figli da Lia, con gran dispiacere di Rachele, che era sterile.

Lia ha dato a Giacobbe sei figli che diventeranno sei delle dodici tribù d’Israele: Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issacar e Zabulon.

È anche la madre dell’unica figlia femmina di Giacobbe di cui si abbia notizia: Dina.

Rachele, la sposa prediletta

(Genesi 20; 29-30; 35)

Sorella minore di Lia, figlia di Labano. Giacobbe si è innamorato di lei a prima vista e ha lavorato per Labano per sette anni pur di sposarla.

Ma Labano, con un inganno, gli ha “affibbiato” prima la sorella maggiore, Lia.

Per avere in sposa Rachele, Giacobbe si è dovuto così impegnare a lavorare per Labano altri sette anni.

Rachele è la sola donna amata da Giacobbe, ma è sterile (che tuttavia ebbero, per grazia di Dio, dei figli).

Rachele propone a Giacobbe il medesimo “patto” che la nonna Sara ha fatto con Abramo proponendogli di avere dei figli con la sua serva e poi di adottarli.

Giacobbe ha due figli con la schiava, finché anche Rachele resta incinta; darà a Giacobbe un primo figlio, Giuseppe, e morirà di parto dando alla luce il suo secondogenito, Beniamino.

Raab, la sopravvissuta di Gerico

(Giosuè 2; 6:22-25)

Raab era una prostituta che viveva a Gerico nell’epoca in cui gli Israeliti iniziarono la conquista di Canaan.

Gerico era la prima città da conquistare e Giosuè, alla guida del popolo ebreo, aveva inviato degli esploratori per scoprirne i punti deboli e il modo di espugnarla.

Subito individuati dagli abitanti della città-fortezza e inseguiti dai soldati, due di loro vengono accolti da Raab e nascosti in casa sua.

Per ringraziare la prostituta dell’aiuto ricevuto, gli esploratori le promettono di proteggere e risparmiare sia lei che la sua famiglia nel giorno in cui prenderanno Gerico.

E così accade.

Questa storia, che sembra avere un semplice valore aneddotico, ha in realtà un profondo significato simbolico.

La conquista di Canaan, infatti, doveva avvenire imprescindibilmente mediante lo sterminio sistematico dei suoi abitanti, per evitare mescolanza di razze e unioni miste.

Fin da subito, però, una donna viene salvata e inserita nel popolo di Dio: una straniera, una Cananea e, per giunta, una prostituta!

La purezza del popolo di Dio è in pericolo.

Tuttavia, la salvezza offerta a questa donna precorre la salvezza universale offerta a tutti dal Dio della Bibbia, una salvezza che travalica i confini del suo popolo.

Raab è una delle poche donne citate dai Vangeli nella genealogia di Gesù, che risulta così discendente (tra gli altri) di una prostituta: l’insegnamento della Bibbia è davvero sorprendente!

Rut, l’audace spigolatrice

(Rut)

Gran parte della vita di Rut è narrata nel libro che porta il suo nome.

Se ricordiamo qui la sua importanza è perché questa donna è una straniera, e anche della peggior specie, poiché è una Moabita, ossia una discendente di Moab, il figlio nato dal rapporto incestuoso tra Lot (figlio del nipote di Abramo) e la propria figlia maggiore.

Tuttavia, grazie alla legge del riscatto, Rut è entrata a far parte di una famiglia di Israeliti e sarà la nonna di Davide, il re d’Israele!

La famiglia di Davide, una delle più prestigiose d’Israele, nasce dunque da una donna inizialmente esclusa, se non esecrata.

La linea davidica è anche quella messianica, ossia la stirpe dalla quale proviene Gesù.

Rut, come Raab, è una delle poche donne i cui nomi sono stati tramandati nelle genealogie di Gesù.

L’insegnamento biblico rimane lo stesso: la salvezza è per tutti ed è rivolta al mondo intero.

Jezebel, la Lady di ferro

(1 Re 16; 18; 2 Re 9)

Principessa fenicia, ha sposato Acab, re d’Israele.

Il suo è un nome “pesante” che significa “la sposa di Baal”.

Jezebel adora, per l’appunto, questa divinità ed esige che il suo culto venga diffuso in tutta la Samaria.

Alla religione di Baal appartengono numerosi sacerdoti e profeti; i suoi culti sono spesso di tipo orgiastico e prevedono la prostituzione sacra.

Il profeta Elia si batte contro queste pratiche e ciò ne fa il nemico numero uno della regina Jezebel.

Alla morte del marito, la donna mantiene il potere per dieci anni, instaurando un regime assoluto e lasciando poco spazio al figlio, naturale erede al trono.

Proprio in questo periodo compare una figura, esortata dal profeta Eliseo (successore di Elia) a convertire il paese: si tratta di Ieu.

Il risanamento passa attraverso diversi omicidi, tra cui quello della stessa Jezebel, che viene gettata da una delle finestre del suo palazzo.

Quando Ieu ordina che le sia offerta degna sepoltura, poiché era di stirpe reale, viene ritrovata soltanto una parte del cadavere della donna.

Il resto l’hanno divorato i cani!

Atalia, la sanguinaria

(2 Re 11)

Quelli intorno all’840-810 a.C. furono anni inquieti per Israele e Giuda.

Ieu, incitato dal profeta Eliseo, lotta contro l’apostasia imperante.

Uccisi Ioram e Acazia (il marito e il figlio di Atalia, rispettivamente re d’Israele e di Giuda), Ieu diventa re d’Israele.

Dopo la morte di Ieu, Atalia (che non è altri che la figlia di Gezabele) tenta di impadronirsi del potere, e a tale scopo fa assassinare tutti i parenti del marito.

Ma un ragazzino, Ioas, scampa all’ordine di cattura e rimane nascosto nel Tempio per diversi anni.

Quando, con una congiura, Ioas viene posto sul trono, Atalia viene uccisa.

La Bibbia: Approfondimenti

Tratto da “La Bibbia per tutti for Dummies”

Pubblicato in: La Bibbia

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