Libri della Bibbia: Esdra

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Titolo

Questo libro reca il nome di Esdra (“Yahweh soccorre”), benché nel racconto del ritorno di Giuda a Gerusalemme dopo l’esilio questo personaggio non compaia fino a 7: 1.

Ciò avviene poiché sia la tradizione giudaica sia quella cristiana attribuiscono la paternità a questo famoso sacerdote-scriba.

Gli autori del N.T. non citano il libro di Esdra.

Autore e data

Molto probabilmente Esdra è l’autore sia del presente libro sia di quello di Neemia, ed è possibile che in origine costituissero un unico libro.

Ed 4: 8–6: 18 e 7: 12-26 sono scritti in aramaico.

Nonostante Esdra non dichiari mai di essere l’autore del libro omonimo, vi sono solide prove interne a sostegno di questa tesi.

Dopo l’arrivo a Gerusalemme (458 a.C. ca), egli non scriverà più in terza ma in prima persona.

È probabile che il ricorso alla terza persona nella sezione precedente sia da attribuire al fatto che stesse redigendo le proprie memorie.

Si ritiene che Esdra possa essere altresì autore delle Cronache.

È naturale supporre che lo stesso scrittore sacro abbia inteso far progredire la narrazione veterotestamentaria, dimostrando come Dio avesse adempiuto le sue promesse attraverso il ritorno del popolo nel paese dopo settant’anni di cattività.

Si può inoltre riscontrare un forte accento sacerdotale in Cronache, un dato oltremodo significativo se consideriamo che Esdra era un sacerdote, discendente dal lignaggio di Aaronne (cfr. 7: 1-5).

I versi conclusivi di 2 Cr (36: 22-23) sono in concreto identici ai primi versi di Esdra (1: 1-3a), confermando quindi la paternità di entrambi i libri a lui attribuita.

Esdra era uno scriba, e come tale aveva accesso alla miriade di documenti amministrativi di cui si trova traccia nei libri di Esdra, in modo particolare, e di Neemia.

Pochissime persone avrebbero potuto accedere agli archivi reali dell’impero persiano, ma Esdra rappresenta un’eccezione (cfr. Ed 1: 2-4; 4: 9-22; 5: 7-17; 6: 3-12).

Il suo ruolo come scriba della legge è rivelato in 7: 10:

“Esdra si era dedicato con tutto il cuore allo studio e alla pratica della legge del Signore, e a insegnare in Israele le leggi e le prescrizioni divine”.

Quest’uomo forte e consacrato fu contemporaneo di Neemia (cfr. Ne 8: 1-9; 12: 36).

Secondo la tradizione egli fu il fondatore della grande sinagoga, dove per la prima volta fu riconosciuto formalmente il canone completo dell’Antico Testamento.

Esdra guidò il secondo viaggio di ritorno dalla Persia (1450 a.C. ca), completando quindi il libro nei decenni successivi (457-444 a.C.).

Contesto e ambiente di Esdra

Nel passato Dio aveva condotto Israele fuori dai mercati di schiavi dell’Egitto (1445 a.C. ca).

Centinaia di anni dopo, ma prima dei fatti narrati in Esdra, Dio aveva dichiarato a suo popolo che, qualora avesse scelto di non osservare il patto stipulato con lui, egli avrebbe permesso alle altre nazioni di renderlo schiavo (Gr 2: 14-25).

Nonostante i ripetuti avvertimenti divini trasmessi per bocca dei profeti, Israele e Giuda scelsero di rigettare il Signore e di adorare divinità straniere, macchiandosi delle abominevoli pratiche che si accompagnavano all’idolatria (cfr. 2 R 17: 7-18; Gr 2: 7-13).

Fedele alla sua promessa, Dio fece sì che Assiri e Babilonesi fossero lo strumento del castigo di Israele e di Giuda.

Nel 722 a.C. gli Assiri deportarono le dieci tribù del nord, disperdendole per tutto il loro impero (cfr. 2 R 17: 24-41; Is 7: 8).

Decenni dopo, nel 605-586 a.C., Dio si servì dei Babilonesi per saccheggiare e quasi spopolare Gerusalemme.

Poiché Giuda continuava a essere infedele al patto, Dio castigò il suo popolo con settant’anni di cattività (Gr 25: 11), dopodiché, secondo quanto narrato in Esdra e Neemia, poté fare ritorno a Gerusalemme.

Nel 539 a.C. Babilonia fu sconfitta dal persiano Ciro, il cui decreto, un anno più tardi (538 a.C.), stabiliva che i Giudei tornassero a Gerusalemme.

Il libro di Esdra inizia proprio con la promulgazione di tale atto legislativo e prosegue con la cronaca del ripristino del calendario nazionale giudaico, scandito da festività e sacrifici, e la ricostruzione del secondo tempio (iniziata nel 536 a.C. e completata nel 516 a.C.).

Così come c’erano state tre successive fasi di deportazione da Israele a Babilonia (nel 605, 597 e 586 a.C.), similmente ci furono tre ritorni a Gerusalemme lungo un periodo di circa novant’anni.

Il primo a tornare fu Zorobabele nel 538 a.C.

Egli fu seguito da Esdra, che guidò il secondo ritorno nel 458 a.C.

Neemia fece lo stesso tredici anni dopo, nel 445 a.C.

Non tornò mai, invece, una completa e indiscussa autonomia politica.

I profeti Aggeo e Zaccaria predicarono al tempo di Zorobabele, dal 520 a.C. in avanti.

Temi storici e teologici

Il ritorno dei Giudei dalla cattività babilonese rappresentò una sorta di secondo esodo, per molti aspetti sovranamente simile alla prima liberazione di Israele dalla schiavitù in Egitto.

Il viaggio di ritorno da Babilonia fu caratterizzato da attività simili a quelle seguite al primo esodo:

  1. ricostruzione del tempio e delle mura della città;

  2. ripristino della legge da parte di Zorobabele, Esdra e Neemia, alla stregua (in senso collettivo) di un secondo Mosè;

  3. la minaccia dei nemici locali;

  4. la tentazione costituita dai matrimoni misti, un ricettacolo di idolatria.

Altre somiglianze fra il primo esodo e il ritorno da Babilonia probabilmente diedero ai rimpatriati la sensazione che Dio accordasse loro una nuova opportunità.

Nel suo racconto del ritorno dalla cattività Esdra raccolse una quantità di documenti amministrativi persiani ai quali aveva accesso come scriba.

La presenza di autentici documenti amministrativi reali costituisce un messaggio di notevole importanza, poiché è accompagnata dal risonante commento “la mano del SIGNORE, suo Dio, era su di lui” (Ed 7: 6) e “fortificato dalla mano del SIGNORE, del mio Dio, che era su di me” (Ed 7: 28).

I decreti, i proclami, le lettere, gli elenchi, le genealogie e i promemoria, molti dei quali compilati dall’amministrazione persiana, attestano la presenza della mano sovrana di Dio sulla reintegrazione di Israele.

Dio aveva istruito la precedente infelice condizione del popolo (la cattività), messaggio centrale del libro, e avrebbe continuato a operare attraverso un re pagano e i suoi successori per dare a Israele una speranza per il futuro (il ritorno).

Se è vero che Dio esercita il proprio controllo su qualsiasi re di questo mondo, il libro di Esdra contiene un messaggio positivo:

la grazia del Dio del patto è con Israele in ogni momento.

Un altro tema importante di Esdra è rappresentato dall’opposizione da parte dei residenti samaritani, i cui antenati erano stati deportati nella regione settentrionale di Israele dall’Assiria (4: 2; cfr. Gv 4: 4-42).

Al fine di poter nuocere al popolo spiritualmente, i nemici di Israele chiesero di partecipare alla ricostruzione del tempio (4: 1-2).

Avendo ottenuto un rifiuto, pagarono dei consiglieri perché dissuadessero i Giudei (cfr. 4: 4-5).

Nondimeno il Signore, tramite la predicazione di Aggeo e Zaccaria, incitò lo spirito del popolo e dei capi alla ricostruzione con le parole: “sii forte, popolo tutto del paese […] Mettetevi al lavoro! perché io sono con voi” (Ag 2: 4; cfr. Ed 4: 24–5: 2).

La ricostruzione riprese (520 a.C. ca) e il tempio fu presto eretto, consacrato e deputato al servizio divino (516 a.C. ca).

Sfide interpretative

  1. Qual è il rapporto esistente tra i libri storici scritti dopo l’esilio, vale a dire 1 e 2 Cronache, Esdra, Neemia ed Ester, e i profeti post-esilici Aggeo, Zaccaria e Malachia? I due libri delle Cronache furono redatti da Esdra per mantenere vivo il ricordo della promessa divina di una monarchia davidica, del sacerdozio di Aaronne e di un culto legittimo nel tempio.
    Aggeo e Zaccaria svolsero il proprio ministero profetico durante il periodo descritto in Ed 4–6, allorché fu ripresa la costruzione del tempio.
    Malachia scrisse invece al tempo in cui Neemia era tornato in Persia (cfr. Ne 13:6).

  2. Qual è lo scopo del libro? Dal punto di vista storico, Esdra descrive i primi due dei tre ritorni a Gerusalemme dopo la cattività babilonese.
    Il primo (capp. 1–6) avvenne sotto Zorobabele (538 a.C. ca), mentre il secondo (capp. 7–10) fu guidato dallo stesso Esdra (458 a.C. ca).
    Dal punto di vista spirituale Esdra riconfermò l’importanza del sacerdozio di Aaronne, facendo risalire la sua origine a Eleazar, Fineas e Sadoc (cfr. Ed 7:1-5), documentando la ricostruzione del secondo tempio (capp. 3–6) e occupandosi del grave peccato legato ai matrimoni misti (capp. 9–10).
    Infine, e ancor più significativamente, narrò di come la mano sovrana di Dio guidò i re e debellò l’opposizione più disparata per ristabilire Israele come stirpe di Abraamo, collettivamente e individualmente, nella terra promessa ad Abraamo, a Davide e a Geremia.

  3. Il tempio fu ricostruito durante il regno di Ciro. Il riferimento ai nomi di Assuero (4:6) e di Artaserse (4:7-23) potrebbe far pensare che la ricostruzione del tempio avesse avuto luogo in concomitanza con i loro regni, una conclusione tuttavia errata da un punto di vista storico.
    Esdra non stava parlando della ricostruzione al tempo di Assuero o di Artaserse, bensì dell’opposizione che il popolo aveva dovuto subire sia prima che dopo la ricostruzione del tempio, sino ai tempi di Esdra stesso.
    È evidente, dunque, che Ed 4:1-5 e 4:24–5:2 trattano della ricostruzione del tempio sotto Zorobabele, mentre 4:6-23 costituisce un inciso che ritrae la storia dell’opposizione ai tempi di Esdra e Neemia.

  4. Il commentatore deve stabilire dove collocare Ester ai tempi di Esdra. Da un esame attento si evince che gli avvenimenti che la concernono vanno inseriti fra il cap. 6 e il cap. 7.

  5. Come armonizzare il divorzio di Ed 10 con l’avversione di Dio per questa pratica (Ml 2:16)? Esdra non ne afferma la legittimità, ma si occupa di un caso del tutto particolare nella storia di Israele.
    L’ingiunzione del divorzio (Ed 10:3) parrebbe essere riconducibile al principio secondo cui il male minore, il divorzio, è da preferirsi al male maggiore, l’estinzione della nazione e della discendenza messianica di Davide per l’assimilazione del popolo ai pagani attraverso i matrimoni misti.
    Questa soluzione del problema glorifica la misericordia di Dio, laddove consideriamo che l’altra alternativa fosse uccidere tutte le persone coinvolte (mariti, mogli e figli) mediante lapidazione, com’era successo a Sittim durante il primo esodo (Nu 25:1-9).

Schema del libro

  1. Primo rimpatrio con Zorobabele (1:1–6:22)

    1. Decreto di Ciro sul ritorno (1:1-4)

    2. Contributi devoluti alla ricostruzione del tempio (1:5-11)

    3. Elenco dei reduci (2:1-70)

    4. Costruzione del secondo tempio (3:1–6:22)

      1. Inizio dei lavori (3:1-13)

      2. Prime manifestazioni di opposizione (4:1-5)

      3. Digressione sull’opposizione a venire (4:6-23)

      4. Ripresa dei lavori (4:24–5:2)

      5. Ripresa dell’opposizione (5:3–6:12)

      6. Completamento e inaugurazione del tempio (6:13-22)

  2. Secondo rimpatrio con Esdra (7:1–10:44)

    1. Arrivo di Esdra (7:1–8:36)

    2. Risveglio suscitato da Esdra (9:1–10:44)


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Testo tratto da La Sacra Bibbia con note e commenti di John MacArthur

Staff La Casa della Bibbia

Pubblicato in: La Bibbia, I Libri

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