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La Bibbia: la Legge o Pentateuco

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I cinque libri di Mosè sono: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.

I primi cinque libri della Bibbia sono tradizionalmente attribuiti a Mosè, che ne sarebbe il principale compilatore.

Questa raccolta, chiamata Pentateuco (dal greco penta, “cinque”, e têuchos, “vaso, custodia, volume”) perché formata originariamente da cinque rotoli (ricordiamo al lettore che anticamente i “libri” erano scritti su rotoli di papiro o pergamena), è anche conosciuta come “la Legge”, la Torah ebraica (Torah significa “insegnamento, guida”).

Personaggi che ritroviamo nelle pagine successive della Bibbia, quali Esdra, Neemia e perfino lo stesso Gesù, consideravano Mosè l’autore del Pentateuco.

E questo è quanto attestavano le tradizioni ebraiche e cristiane fino alla fine del XIX secolo.

In seguito, il liberalismo teologico e il razionalismo imperante hanno tentato di contestare tale tradizione sostenendo l’impossibilità che un solo uomo possedesse, ai tempi di Mosè, tanta intelligenza e tale capacità di scrittura.

Un giudizio presuntuoso e poco rispettoso da parte di novellini nei confronti degli antichi.

Secondo un’altra ipotesi ancora in voga, sebbene sempre più criticata dagli studiosi, la Torah consisterebbe in una raccolta di antichi testi provenienti da diverse fonti eterogenee e talvolta contraddittorie.

Questa teoria critica è confutata in base a prove estrinseche e intrinseche al testo biblico.

Scoperte archeologiche confermano che la scrittura esisteva già al tempo di Abramo, prima di Mosè.

Quest’ultimo, cresciuto alla corte del faraone, aveva certamente imparato a scrivere, se non l’ebraico, almeno i geroglifici egizi.

Nei testi della Legge, quando Dio si rivolge a Mosè gli ordina spesso di scrivere (per esempio in Esodo 17:4; 34:27).

Con tutta probabilità Mosè non era, dunque, un illetterato.

L’importanza dei primi cinque libri della Bibbia è notevole.

Questi scritti sono la base di tutte le conoscenze che i credenti possono avere del loro Dio e della storia del suo popolo (che, ricordiamo, è simbolo dell’umanità intera), perché qui vengono presentati la scena e gli attori che agiscono, lottano, ragionano.

Qui leggiamo il racconto degli albori dell’umanità, ma anche delle origini del popolo che Dio sceglie.

Vi troviamo i padri fondatori, i patriarchi (e le matriarche) e, infine, le alleanze tra Dio e il suo popolo.

Libri del Pentateuco

  • Genesi. Propone il racconto della creazione dell’universo, ma poi restringe il raggio di interesse limitandolo a questa nostra Terra e a un solo popolo: il popolo eletto – prototipo dell’umanità – al quale Dio si manifesterà in modo assai particolare e diretto.
    Il tema principale è dunque l’elezione.

  • Esodo. Vi si narra la fuga dall’Egitto del popolo ebraico.
    Diretto verso la terra promessa esso si ritrova però a errare nel deserto per quarant’anni.
    L’argomento principale di questo libro è la liberazione.

  • Levitico. Un libro impressionante, in cui si propone l’istituzione di un popolo attorno alla Legge... e che legge!
    Una moltitudine di leggi e decreti che influisce su tutti gli aspetti della vita senza dimenticarne neppure uno.
    L’intento, non troppo celato dietro a tutte queste regole, è di permettere agli uomini (in questo caso, al popolo eletto) di conservarsi santi e puri.
    Il tema centrale è la santificazione (rendere santo, ossia “separato” dal mondo).

  • Numeri. Strano nome per un libro che si appresta a raccontare quasi 40 anni di peregrinazione nel deserto.
    In realtà, in questo libro troviamo i dati di due censimenti (da cui la scelta del titolo).
    Ma qui si parla soprattutto della condotta che il popolo di Dio deve tenere nel deserto e una volta giunto nella terra promessa.
    Si tratta di un insieme di insegnamenti e di istruzioni che Mosè vuole lasciare al suo popolo prima di morire.
    Il libro dei Numeri indica la direzione da prendere, il senso a venire e il senso dell’avvenire.

  • Deuteronomio. Offre l’istruzione riepilogando la legge.
    Il termine significa, infatti, “seconda legge”.
    Qui sono raccolti soprattutto i discorsi di Mosè.

Il libro della Genesi

La maggior parte dei titoli italiani dei libri veterotestamentari sono traduzioni letterali della versione greca (la Septuaginta).

Genesi significa “origine, inizio”.

In ebraico il titolo riprende semplicemente l’incipit del libro: Bereshìt, “In principio”.

La prima parola della Bibbia inizia con la seconda lettera (bet) dell’alfabeto ebraico.

Alcuni commentatori ebrei ravvisano in tale dettaglio un insegnamento importante, e cioè che l’inizio della storia dell’umanità non è l’inizio della storia di Dio.

Secondo tale interpretazione, infatti, la perfezione divina avrebbe fatto sì che il testo ispirato iniziasse con la prima lettera dell’alfabeto (alef).

Il fatto che ciò non sia avvenuto indicherebbe che la storia di Dio ha un altro principio, che precede la Bibbia.

Questa spiegazione vuole rafforzare l’idea di un Dio eterno, senza inizio e senza fine!

Il libro della Genesi racconta le origini del mondo e di ciò che lo popola.

Vi si narra, inoltre, del peccato originale e di come ottenere il perdono (la salvezza).

Vi si delineano la storia della civiltà, il concetto di matrimonio e le prime imprese dell’uomo, che da subito si rivelano tutt’altro che gloriose!

Autore della Genesi

Questo scritto fa parte del Pentateuco (i primi cinque libri del Nuovo Testamento, la Torah ebraica) ed è tradizionalmente attribuito a Mosè.

Infatti, numerosi altri testi biblici attribuiscono a Mosè la paternità di questi libri: tale puntualizzazione è presente sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento e fa parte delle cosiddette prove estrinseche.

Si crede che Dio si sia rivelato a Mosè sul monte Sinai, non soltanto per donargli le famose “tavole della Testimonianza” (note anche come “tavole della Legge”, i dieci comandamenti) ma anche per rivelargli l’origine del mondo stesso.

Mosè avrà certamente attinto anche a tradizioni orali, tramandate di generazione in generazione e raccolte con cura.

Inoltre, non è improbabile che nel testo della Genesi siano stati integrati alcuni documenti precedenti, come informazioni complementari.

Data di redazione

Le date di redazione dei libri biblici non sono sempre precise e dobbiamo accettare le ipotesi confermate o smentite dall’archeologia.

Senza favorirne una in particolare o addentrarci in sterili polemiche, vi presenteremo qui di seguito le datazioni tradizionalmente accolte.

Sicuramente le prime versioni di questo libro si trovavano su tavolette d’argilla o su papiri.

Se si accoglie l’ipotesi che l’autore del Pentateuco (e, dunque, anche del libro della Genesi) sia Mosè, è facile supporre che il patriarca l’abbia redatto durante la quasi quarantennale permanenza nel deserto e collocare, di conseguenza, la relativa datazione intorno al 1450 a.C.

Alcuni esperti suggeriscono una data più prossima al XIII che al XV secolo a.C.

La Genesi narra avvenimenti che si estendono nell’arco di diverse migliaia di anni, ma è difficile datare la creazione del mondo in base al primo capitolo.

Secondo gli Ebrei, tuttavia, la creazione sarebbe avvenuta nel 3761 a.C.

Nel Vangelo di Luca, Gesù incontra due discepoli e si trova a puntualizzare una questione che lo riguarda direttamente: ciò che le Scritture dicono di lui, il Messia.

Ecco come l’evangelista racconta l’episodio e come Gesù ricorda le profezie dell’Antico Testamento e accenna all’autore del Pentateuco.


Disse loro: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno
detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze
per entrare nella sua gloria?”. E, cominciando da Mosè e da tutti
i profeti, spiegò loro in tutte le scritture ciò che si riferiva a lui.
(Luca 24:27)

 

Per quanti attribuiscono il Pentateuco a Mosè, questa citazione costituisce una prova intrinseca.

Contenuto

Dieci sono le tappe della creazione del mondo e della società umana (esemplificata dal popolo di Israele) menzionate in questo libro e introdotte pressoché dalla stessa formula: “Queste sono le origini” e “Questa è la discendenza”.

Queste dieci sezioni del libro della Genesi coincidono con altrettanti momenti fondamentali e costituiscono delle premesse importanti:

  1. la creazione dei cieli e della terra;
  2. l’uomo e la donna;
  3. Noè;
  4. i discendenti di Noè;
  5. Sem (i semiti);
  6. Abramo (il padre dei credenti);
  7. Ismaele (l’erede nemico);
  8. Isacco;
  9. Esaù;
  10. Giacobbe (che sarà chiamato Israele).

Dal libro della Genesi emerge un altro schema importante e decisivo, che possiamo sintetizzare nella formula lapidaria: creazione, caduta, redenzione, o, per amore di rima: generazione, degenerazione, rigenerazione.

La storia di Noè è anche quella del diluvio universale e della famosa arca.

Circa la portata del diluvio tutt’oggi non abbiamo dati molto precisi.

Tuttavia, rileviamo che in quasi tutte le religioni asiatiche, europee e africane si tramanda il racconto di tale fenomeno avvenuto nell’antichità.

In Mesopotamia esistono tracce di imponenti inondazioni e i Sumeri, nei loro scritti antichi, tramandavano una storia assai simile a quella riportata nella Bibbia.

Inoltre, il noto racconto del diluvio narrato nell’Epopea di Gilgamesh riprende in gran parte il poema assiro- abilonese di Atrahasis, dove si racconta di un eroe divenuto immortale dopo essere sopravvissuto al diluvio.

Questo racconto accadico presenta delle sorprendenti analogie con quello biblico.

Vi si legge, infatti, che, quando l’imbarcazione di Ziusudra si posò sul monte Nesir (a nord-ovest dell’antica Persia), il nostro eroe (come Noè) liberò degli uccelli per sapere se fosse giunto il momento di sbarcare.

Infine, segnaliamo anche il mito greco di Deucalione e Pirra, anch’essi sopravvissuti al diluvio per volere degli dèi e destinati a ripopolare la terra.

Ancora oggi corre voce che i resti dell’arca si trovino da qualche parte sul monte Ararat, in Armenia.

E ancora oggi sono in atto delle spedizioni archeologiche… alla ricerca dell’arca perduta.

Quella di Noè.

Il libro dell’Esodo

Il titolo traduce il termine greco éxodos (composto di ex, “fuori”, e hodós, “via, cammino”), usato nella Septuaginta.

Come il nome stesso lascia intuire, il libro dell’Esodo parla di un’uscita, una partenza, una migrazione.

Guidati da Mosè, gli Ebrei lasciano l’Egitto e s’incamminano verso la terra promessa.

Nella Torah (la Bibbia ebraica) questo secondo libro è intitolato “Nomi”, poiché inizia con l’elenco dei discendenti di Giacobbe, che fuggirono dalla schiavitù d’Egitto per inseguire la tanto agognata libertà.

Gli Ebrei sono in Egitto da oltre trecento anni (il tempo trascorso dagli ultimi eventi descritti nel libro della Genesi).

I discendenti di Giacobbe erano stati ridotti in schiavitù.

Inoltre, questo è il periodo delle grandi costruzioni ordinate dai faraoni (siamo presumibilmente nell’epoca di Seti I e, quindi, di Ramses II).

L’Egitto comincia a temere la sovrappopolazione degli schiavi ebrei.

Il faraone ordina così di far morire tutti i neonati maschi.

I piccoli venivano sottratti alle madri e annegati nel Nilo.

Ma il grande fiume è la salvezza per uno di loro, che viene posto dalla madre in un canestro e affidato alla corrente per essere infine trovato e adottato da una principessa egiziana.

Questo è il favoloso destino che attende Mosè (il suo nome significa “salvato dalle acque”).

Nella Bibbia ebraica il sostantivo con cui si indica il canestro dove fu deposto il piccolo Mosè è lo stesso usato per l’imbarcazione che portò in salvo Noè dal diluvio.

Mosè si salvò grazie a… un’arca!

Il libro dell’Esodo racconta l’origine della nazione di Israele.

Il personaggio centrale è Mosè, che diverrà principe d’Egitto e, in seguito, il liberatore di migliaia di persone con cui si mette in marcia verso la terra promessa.

Dopo aver attraversato il Mar Rosso, il popolo d’Israele vaga nel deserto per quasi quarant’anni.

Nella regione del Sinai il popolo riceve da Mosè, che le ha ricevute da Dio, le tavole della Legge contenenti i dieci comandamenti.

Ma coloro che sono partiti dall’Egitto non sono quelli che raggiungeranno la terra promessa (salvo qualche rara eccezione).

Lo stesso Mosè la vedrà solamente da lontano ma non vi entrerà.

La libertà di cui questo popolo va alla ricerca si ottiene solamente mediante il rispetto di leggi ben precise.

È questo uno dei messaggichiave del libro.

Libertà e legge sono donate, contemporaneamente, lungo un percorso dalla schiavitù alla libertà.

Questa lunga transizione (ben quarant’anni!) comincia con l’ultimo pasto consumato dagli Ebrei in Egitto, che rappresenterà l’istituzione della Pasqua (dall’ebraico Pesach, “passaggio”).

La cena pasquale rivestirà notevole importanza nell’Antico Testamento, mentre nei Vangeli assumerà un significato tutto nuovo: in occasione della sua ultima cena con i discepoli, Gesù indica un altro “passaggio”, quello dalla morte alla vita, la fine di tutte le schiavitù e l’ingresso nella vita eterna.

Per molti lettori della Bibbia, il libro dell’Esodo è un testo che permette di capire meglio il senso della venuta di Gesù sulla terra.

Come Mosè ha salvato il suo popolo, Gesù viene a salvare tutti gli uomini.

Autore

Questo libro fa parte del Pentateuco (i cinque libri dell’Antico Testamento, attribuiti a Mosè), la Torah ebraica.

Dal testo stesso apprendiamo che Dio ordina a Mosè di scrivere tutti gli avvenimenti che il popolo sta vivendo: “Allora il Signore disse a Mosè: ‘Scrivi questo per ricordo nel libro…’” (Esodo 17:14).

Stranamente Mosè appare anche nel Nuovo Testamento e, precisamente, nei Vangeli.

Sul cosiddetto “monte della Trasfigurazione”, Gesù riceve la visita (“ai confini della realtà”…) di Mosè ed Elia.

Questi due personaggi dell’Antico Testamento sono morti migliaia di anni prima.

Naturalmente, nel racconto evangelico, tale visione sta a indicare un punto di svolta nella vita di Gesù, che sta per affrontare la tappa finale della sua missione, del suo “passaggio”.

Il riferimento all’esodo non potrebbe essere più chiaro.

È, infatti, scritto che “due uomini conversavano con lui [Gesù]: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme” (Luca 9:30-31).

Data di redazione

Se consideriamo che Mosè è l’autore principale di questo libro, occorrerà farne risalire la redazione alla presunta data dell’esodo.

Nel Primo libro dei Re, in cui si narra la vita di Salomone, è scritto che l’esodo avvenne 480 anni prima della costruzione del Tempio di Salomone.

Si può dunque supporre che l’esodo risalga all’incirca al 1450 a.C.

Secondo un computo differente, la redazione del libro dell’Esodo sarebbe più tarda: intorno al XIII secolo a.C.

I 480 anni menzionati in 1 Re sarebbero, pertanto, simbolici (480 è infatti il risultato di 12 x 40, numeri ricorrenti ed emblematici di cui il linguaggio biblico si serve spesso e volentieri) e occorrerebbe, invece, calcolare le generazioni: 12 generazioni ci portano al XIII secolo.

Inoltre, nella letteratura egiziana non si è trovato alcun riscontro storico dell’esodo.

Secondo il testo biblico, parteciparono a questo esodo seicentomila uomini adulti, senza contare le donne e i bambini.

Si stima dunque che seguissero Mosè non meno di due milioni di persone.

Una cifra considerevole, che taluni mettono in discussione: come sarebbe potuta sfuggire agli annali egizi una migrazione di tali proporzioni?

Si sa che nella Bibbia i numeri sono di difficile interpretazione.

Infatti, il sostantivo tradotto in italiano con “mille” significa anche “clan”… e così si ridimensionano i conti.

Contenuto

Questo libro riporta due avvenimenti importanti: l’uscita dall’Egitto, guidata da Mosè, e il dono dei dieci comandamenti.

Lunghi capitoli narrano la drammatica situazione degli Ebrei durante la schiavitù e l’intervento di Mosè, guidato da Dio, per perorare la loro causa davanti a un faraone poco propenso a lasciarsi sfuggire tanta manodopera a buon mercato.

Poiché il faraone non accoglie la richiesta di Dio (“Lascia partire il mio popolo!”) il suo paese sarà colpito da calamità: le dieci piaghe d’Egitto.

Alla fine il faraone lascerà partire gli Ebrei.

Il popolo di Dio attraverserà il deserto e giungerà ai confini di Canaan, la terra promessa.

Ma poi, temendo di dover combattere per conquistarla, finirà col perdersi, ritrovandosi a vagare per quarant’anni nel deserto.

È sul monte Sinai che Mosè riceverà da Dio le tavole della Legge, vale a dire i dieci comandamenti.

E proprio nel deserto, dove il popolo di Dio si è accampato, Mosè erigerà un santuario “trasportabile”, adatto alla vita nomade, che diverrà il tabernacolo.

Mosè prega il faraone di lasciar andare gli Ebrei.

Al rifiuto di costui si scatena una serie di castighi provenienti da Dio: le dieci piaghe d’Egitto, che si consumano per diversi mesi, forse un anno.

C’è una logica nella sequenza di questi castighi.

Le acque del Nilo diventano rosse come il sangue.

Probabilmente un’esondazione anomala ha provocato il drenaggio di argille rosse che, inquinando l’acqua, hanno causato la moria dei pesci.

A tale fenomeno segue l’invasione delle rane.

I simpatici batraci devono essere fuggiti dalle acque inquinate del Nilo.

Ed ecco che iniziano a sciamare zanzare e mosche (tafani), sicuramente attratti dall’eccesso di umidità, dai pesci morti e dalle carcasse degli animali avvelenati dalle acque del grande fiume.

Il bestiame si ammala e muore e gli uomini si ricoprono di ulcere e pustole: è sicuramente colpa delle punture degli insetti.

Poiché le disgrazie non arrivano mai sole, ecco che alle sei piaghe se ne aggiunge una settima: la grandine che distrugge le colture e ciò che resta è divorato dalle cavallette, come spesso accade in queste regioni.

È stato forse il vento dell’Etiopia a portare le cavallette prima di portare le nubi di polvere che hanno oscurato il cielo e fatto calare le tenebre per tre giorni?

E, infine, l’ultimo, agghiacciante flagello: la morte dei primogeniti di tutte le famiglie egiziane!

L’orribile replica a tutti quei neonati ebrei gettati nel Nilo.

Queste storie spaventose sono dense di significato.

Qui si consuma la lotta tra il Dio di Mosè e le divinità egizie.

Il dio Nilo, divinità dell’abbondanza e della vita, diventa simbolo di morte.

Le rane, divinità della fertilità, diventano foriere di malattie mortali.

Il dio Ra (il sole) è oscurato per tre giorni…

Se vi è una logica quasi perfetta nella successione delle disgrazie che colpiscono l’Egitto e il faraone, si deve anche rilevare che – il testo biblico lo dice chiaramente – Mosè ogni volta prevede e annuncia ciò che accadrà.

Inoltre, è in grado di fermare i flagelli dopo aver pregato Dio di farli cessare.

In questo senso la Bibbia può presentare Mosè come il primo dei profeti.

Il libro del Levitico

I Leviti erano membri della tribù di Levi, una delle dodici tribù d’Israele.

Ciascuna tribù discendeva da uno dei dodici figli di Giacobbe (a cui Dio aveva imposto un nuovo nome: Israele).

Anche in questo caso il titolo del libro (il terzo del Pentateuco) è desunto dalla traduzione della Septuaginta.

La tribù di Levi era quella preposta alle celebrazioni religiose.

E questo libro parla, infatti, dell’istituzione del culto del Dio di Israele.

Nella Torah ebraica anche questo libro prende il nome dal proprio incipit (in questo caso: “Egli chiamò”).

Il Talmud lo definisce “la legge sacerdotale”.

Con tutte le sue leggi, leggine, varianti e normative, il Levitico non è proprio il libro biblico preferito dal lettore moderno, anzi.

In effetti, è un po’ noioso: non fa altro che occuparsi di definire il sistema rituale della religione nascente…

Tuttavia, questo libro occupa un posto importante nella tradizione ebraica perché è il cuore del suo culto.

Lo studio stesso della Torah inizia proprio da questo testo, che è il terzo del Pentateuco ma è anche al centro di questa raccolta di cinque libri, posizione anch’essa simbolica.

Il Levitico è un libro in cui un Dio assai loquace stabilisce una legislazione molto scrupolosa, se non addirittura inflessibile.

Se il libro dell’Esodo contiene i dieci comandamenti, sintetici ma precisi, quello del Levitico entra nei dettagli e, come vedremo, proprio in ogni dettaglio!

Qui troviamo norme non solo relative al culto, ma che abbracciano a 360° l’uomo e le sue attività in ambito etico, sociale, sanitario, economico, ambientale, alimentare…

Niente e nulla sembra essere stato tralasciato o lasciato al caso.

Di fronte a tante leggi, che ciascun membro del popolo di Dio è tenuto a osservare, è impossibile risultare o rimanere innocenti: c’è sempre una legge per farti sentire colpevole di qualcosa!

Eppure, nel libro si sottolinea la necessità di preservarsi in santità e purezza… missione impossibile!

Ed è proprio a questo che mira il secondo elemento chiave del libro: l’introduzione di un sistema sacrificale che consenta di cancellare le colpe, che non mancano né mancheranno mai.

E i sacrifici sono commisurati alla colpa, al peccato, alla trasgressione.

Il mancato rispetto della legge comporta l’allontanamento da Dio.

Per tornare a Dio occorre riparare il torto e offrire un sacrificio commisurato.

La legge presentata nel libro del Levitico si occupa di regolamentare qualsiasi ambito della vita: è un codice civile e penale implacabile.

Si applica sia ai casi ordinari in cui si richiede espressamente l’intervento della legge (per esempio, un omicidio o uno stupro), ma anche nelle situazioni quotidiane più disparate come la muffa sui muri o sugli abiti, un brufolo sospetto sulla pelle, l’alimentazione, il consumo di carne, l’omosessualità, il corretto smaltimento delle carcasse degli animali e così via.

Di seguito un esempio, tratto da Levitico 11:20-22.

Sarà per voi obbrobrioso anche ogni insetto alato che cammina
su quattro piedi. Però fra tutti gli insetti alati che camminano
su quattro piedi, potrete mangiare quelli che hanno due zampe
sopra i piedi, per saltare sulla terra. Perciò potrete mangiare
i seguenti: ogni specie di cavalletta, ogni specie di locusta, ogni
specie di acrìdi e ogni specie di grillo.

Autore

Come i due libri precedenti (Genesi ed Esodo), anche il Levitico fa parte del Pentateuco (i primi cinque libri dell’Antico Testamento), la cui paternità è tradizionalmente attribuita a Mosè.

La data di redazione è, dunque, identica a quella ipotizzata per le due opere precedenti: durante la quarantina d’anni trascorsi nel deserto a Mosè non mancò certo il tempo di legiferare!

Contenuto

Questo libro cerca di rispondere alle due domande essenziali che gli uomini iniziarono a porsi, ai piedi del Sinai, davanti alle tavole della Legge.

Come accostarsi a Dio?

Come conservarsi in quello stato di santità e purezza che egli esige da noi?

Il cammino verso Dio è quello dell’ubbidienza ma, a quanto pare, è difficile (se non impossibile) non essere considerati dei fuorilegge.

Pertanto la via che conduce a Dio passa necessariamente attraverso i sacrifici.

Da qui l’istituzione di intermediari tra il popolo e Dio: i sacerdoti, che saranno scelti esclusivamente tra gli appartenenti alla tribù di Levi.

I primi a ricoprire questo ruolo sono Aronne, il fratello di Mosè (già che ci siamo… così rimane tutto in famiglia!) e i suoi figli.

Viene così istituito il clero, che detiene il potere religioso, che viene da Dio, e che si sovrapporrà a lungo con quello politico.

Bisognerà aspettare ancora molti secoli prima di vedere la separazione tra i due poteri.

Per conservare la purezza, occorre condurre una vita fatta di santificazione (raggiungere lo stato di santità che, come vedremo, comporterà la separazione dal mondo e dal male) e di comunione (essere devoti a Dio).

Ma l’insieme delle leggi tocca anche le relazioni umane, sia in famiglia che nella società.

Queste leggi faranno sì che gli Ebrei si distinguano da tutti gli altri popoli e, addirittura, eviterà loro qualsiasi assimilazione.

Essere puri significa essere santi, ed essere santi significa essere “separati” (nel linguaggio biblico l’etimologia dei due termini è la medesima).

L’applicazione di gran parte delle leggi enunciate nel libro del Levitico è oggi assai problematica, e ancor più lo sono le rispettive sanzioni.

Tuttavia, molte altre leggi, per esempio quelle relative alle prescrizioni alimentari (cibi kosher e non kosher), sono tuttora osservate scrupolosamente dagli Ebrei ortodossi.

Ecco qualche esempio: si può consumare solamente la carne di quei ruminanti che presentano l’unghia bipartita (zoccolo spaccato in due).

Poiché è proibito mangiare il sangue, si deve provvedere al dissanguamento dell’animale prima di gustarne le carni.

Si possono consumare soltanto i pesci con le scaglie e le pinne (dunque, niente crostacei e frutti di mare!).

Vietata anche la carne seguita dal latte (o prodotti caseari), a meno che (ma qui siamo già nel campo delle interpretazioni) non sia trascorso un determinato numero di ore…

Le leggi che regolamentavano il matrimonio vietavano determinate consanguineità, sottolineando chiaramente l’avversione alle pratiche in uso presso il popolo egiziano, dal quale gli Ebrei avevano ormai preso le distanze.

In Egitto, infatti, non c’erano leggi severe in materia e non erano rare le unioni tra fratelli (come avvenne nel caso di alcuni faraoni).

Inoltre, il popolo eletto si stava dirigendo verso Canaan, la terra promessa, presso le cui popolazioni indigene pratiche come i sacrifici dei bambini e la prostituzione sacra erano all’ordine del giorno.

Il popolo di Dio doveva evitare di commettere gli errori del paese che aveva lasciato e quelli del paese che avrebbero occupato.

Secondo la tradizione ebraica, Dio avrebbe dato a Moshe (Mosè) 613 precetti (mitzvot).

  • Il numero dei comandamenti positivi (o obblighi), 248, corrisponde a quello che si credeva fosse il numero delle ossa del corpo umano.

  • I 365 comandamenti negativi (o divieti) corrispondono al numero dei giorni di un anno solare. Secondo la Torah, dunque, l’uomo con le sue 248 ossa deve compiere i 248 obblighi e ogni giorno dell’anno deve impegnarsi a non violare i 365 divieti. In breve, ogni fibra dell’essere umano deve assolvere gli obblighi e osservare i divieti di Dio tutti i giorni dell’anno, senza eccezione alcuna.

Il libro dei Numeri

Questo libro di 36 capitoli riporta i dati di due censimenti della popolazione.

Con questo nome, i traduttori della Septuaginta hanno voluto battere l’accento sull’elemento statistico.

Per la Torah ebraica, invece, il titolo è anche qui l’incipit del libro stesso: “Nel deserto”, ed è, tra l’altro, più attinente, giacché questo quarto libro del Pentateuco racconta 38 anni di vita nel deserto (dal secondo anno dall’esodo fino al quarantesimo anno, cioè all’arrivo del popolo ebraico alle porte della terra promessa).

Per gli Ebrei il deserto non è solamente il luogo dove si può incontrare Dio, ma è anche la distesa di sabbia che calpestano da anni.

Trentotto anni nel deserto durante i quali la gente brontola e mormora contro Mosè, che ve l’ha condotta.

Mai contento, quel popolo ha ormai messo a dura prova la pazienza dell’ex principe d’Egitto.

Ed è a causa di quel malumore persistente che Dio ostacola il suo popolo, condannandolo a peregrinare nella Penisola arabica e nel Sinai.

E così Israele impiegherà quarant’anni per percorrere 350 km!

Autore

È Mosè, autore dei primi cinque libri dell’Antico Testamento che costituiscono il Pentateuco (la Torah ebraica), probabilmente aiutato da alcuni segretari o contabili (specialmente per quanto riguarda i dati dei due censimenti riportati nel libro).

Contenuto

La storia parla principalmente della vita degli Ebrei nel deserto, trascorsa fra il monte Sinai e la pianura del Giordano.

Si accenna, inoltre, a parecchi episodi di ribellione da parte del popolo.

Mosè è molto occupato a mantenere la propria autorità e a difendere quella di Dio.

La mancanza di cibo e di acqua e, soprattutto, l’inoperosità gettano il popolo nel caos, donde la necessità di ricondurlo all’ordine rammentandogli alcune regole di comportamento.

Nel libro compare così il successore di Mosè, Giosuè, che entra in scena nell’episodio dei dodici esploratori (un esploratore in rappresentanza di ciascuna tribù di Israele… per la par condicio!) inviati in ricognizione a Canaan.

A seguito della relazione di alcuni esploratori pusillanimi che millantavano la presenza, nella terra promessa, di fantomatici “giganti”, gli Ebrei rifiutano di partire alla conquista del paese e si ritrovano a vagare senza meta nel deserto.

È il fallimento della prima generazione.

Due dei dodici esploratori, Giosuè e Caleb, danno invece un resoconto entusiasta di quella “terra dove scorrono latte e miele”, ma non vengono creduti.

Allora Mosè sembra voler preparare la nuova generazione all’ingresso a Canaan e simbolo di quella nuova generazione è Giosuè.

Sarà quest’ultimo a guidare l’occupazione del paese e a suddividere il popolo nei territori a est e a ovest del Giordano, finalmente attraversato.

Nel deserto il popolo di Israele si lamentava soprattutto della scarsità di cibo, anche perché al suo seguito c’erano greggi e armenti che andavano sfamati.

Incalzato dalle rimostranze degli Ebrei, che iniziavano a rimpiangere i cetrioli e i cocomeri d’Egitto (sic), Mosè intercedette presso Dio.

Fu allora che stormi di quaglie si abbatterono, letteralmente, sull’accampamento.

È stato dimostrato che la rotta di migrazione delle quaglie attraversava le regioni dove all’epoca si trovavano gli Ebrei.

Secondo i testi biblici, il fenomeno delle quaglie che, esauste e sospinte dal vento, arrivarono a variare il menu del popolo di Mosè si sarebbe ripetuto più volte.

Il miracolo fu che le quaglie fecero la loro comparsa proprio quando Mosè richiese l’intervento divino!

È noto che la caccia alla quaglia era assai diffusa in Egitto e che durante il periodo di migrazione i cacciatori potevano abbattere milioni di questi uccelli.

Fu questa caccia intensiva e troppo facile (i poveri pennuti erano infatti stremati dal lungo viaggio) che pose fine, negli anni ’30, ai flussi migratori di questo volatile.

Il libro dei Numeri riporta altri episodi della vita degli Israeliti nel deserto come, per esempio, quello delle acque di Merìba.

Un giorno, per venire ancora una volta incontro alle esigenze del suo popolo brontolone, Dio ordina a Mosè di colpire, una sola volta, una certa roccia, assicurandogli che ne scaturirà una sorgente d’acqua.

Ora avviene che, forse indispettito e incalzato dalle pressioni di quel suo popolo mai soddisfatto (o forse convinto che un solo colpo potrebbe non bastare…), Mosè colpisce la roccia due volte!

Dio lo rimprovera severamente, accusandolo di non avere abbastanza fiducia in lui e di non avergli permesso di manifestare la propria grandezza in mezzo agli Israeliti. E, di punto in bianco, lo priva della terra promessa:

“Voi non introdurrete quest’assemblea nella terra che io le do”!

Una punizione assai severa per un uomo che non ha mai cessato di perorare la causa di Dio presso il popolo, e quella del popolo presso Dio…

Tale punizione riguarda anche Aronne, fratello di Mosè, che peraltro morirà poco tempo dopo l’episodio avvenuto a Merìba, che significa appunto “luogo di contesa con Dio”.

Da dove nasce l’emblema dei medici? Dalla Bibbia.

Al centro del libro dei Numeri (21:5-8) si trova un episodio molto conosciuto.

Ecco come lo racconta la Bibbia:

“Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: ‘Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto?

Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero [la manna]’.

Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì.

Il popolo venne da Mosè e disse: ‘Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti’.

Mosè pregò per il popolo.

Il Signore disse a Mosè: ‘Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita’.”

Ecco l’origine del bastone di Asclepio, l’emblema dell’Ordine dei medici-chirurghi e odontoiatri: un serpente avvolto a tre spire attorno a un bastone.

Chi guarda questo serpente (ossia chi si rivolge al medico) guarisce.

Nel Nuovo Testamento quest’immagine sarà ripresa per parlare di Gesù Cristo crocifisso:

chiunque guarderà a lui e alla sua opera di redenzione sarà guarito (ossia salvato).

Un altro episodio che contraddistingue il libro dei Numeri è quello della guerra contro la tribù dei Madianiti, un popolo che, pure, discendeva da Abramo (tramite una delle sue concubine).

Apparteneva a quella tribù anche la moglie di Mosè e lo stesso patriarca aveva pregato il patrigno di lei di aiutarlo a trovare la strada nel deserto.

I Madianiti erano costituiti da diversi gruppi, che vivevano nel deserto e avevano iniziato ad attaccare ripetutamente gli Ebrei.

Dio ordinò a Mosè di sterminare questa tribù e ucciderne tutti i maschi adducendo a pretesto il fatto che aveva corrotto gli Ebrei costringendoli ad adorare i loro idoli.

Con il suo divieto “Non avrai altri dèi di fronte a me”, Dio rivendicava un’esclusiva che non ammetteva eccezioni.

Più avanti, nell’Antico Testamento i Madianiti diverranno gli acerrimi nemici di Israele.

E ora sappiamo il perché.

Il libro del Deuteronomio

Questo è l’ultimo della serie dei cinque rotoli (libri) che formano il Pentateuco ed è il libro con cui Mosè si congeda dal suo popolo, proponendogli un “ripasso” di tutta la legge.

Anche in questo caso, il libro riprende il titolo della traduzione greca (Deuteronomio significa, infatti, “seconda legge”).

Nella Torah ebraica questo libro si chiama come il suo incipit: “Queste sono le parole che Mosè rivolse a tutto Israele”.

Nonostante sia, in parte, una ripetizione di alcuni capitoli già proposti nei libri precedenti (specialmente per quanto riguarda l’elenco delle “prescrizioni varie”), il Deuteronomio è un libro originale, trattato con particolare riguardo in primo luogo dagli Ebrei, poi dallo stesso Gesù e, in seguito, dagli autori degli scritti che compongono il Nuovo Testamento.

La solenne preghiera degli Ebrei, il cosiddetto “Shemà Israel” (letteralmente “Ascolta, Israele”), si compone di alcuni passi tratti dal libro del Deuteronomio.

Lo stesso Gesù, tentato dal diavolo nel deserto all’inizio del suo ministero pubblico, rispose al tentatore citando tre passi di questo libro.

Nel Nuovo Testamento si trovano più di un centinaio di citazioni tratte dal Deuteronomio.

Autore

Ancora Mosè!

Questo libro contiene anche tre discorsi del capo (non sempre incontestato) degli Ebrei.

Certo, alcuni critici sono in dubbio circa la paternità di quest’ultimo testo, pur non esprimendosi sull’identità dei possibili autori.

Esiste, in ogni caso, una parte non attribuita a Mosè: si tratta di quella finale, dove si parla della morte del patriarca e del modo in cui Dio stesso si sarebbe occupato della sua sepoltura.

Qui non vi è alcun dubbio: Mosè non sarebbe stato in grado di stendere una relazione sulla propria fine.

Gli Ebrei che hanno lasciato l’Egitto e di cui si parla nel libro dell’Esodo, scritto quarant’anni prima, sono ormai quasi tutti morti.

Costoro erano stati testimoni dei primi interventi di Dio nel deserto, tra cui il dono della Legge con i dieci comandamenti, e avevano ascoltato i numerosi precetti promulgati da Mosè.

Ora, alle porte della terra promessa, Mosè pensa al futuro e restituisce questa raccolta di leggi ai discendenti.

Ecco perché, nel suo discorso d’addio, insiste perché anche questi ultimi conoscano tutta la storia di cui offre loro un “compendio” in cui evidenzia, con l’esortazione “Ricòrdati”, i passi salienti.

Contenuto

Il libro vuole sottolineare soprattutto il concetto di alleanza tra Dio e il suo popolo.

Prima di affrontare l’argomento delle varie leggi, Mosè ripropone il contesto storico in cui queste sono nate.

In considerazione di queste leggi e dell’opera di quel Dio che gli è rimasto fedele per quarant’anni, il popolo è invitato a schierarsi.

Questo è il momento topico del libro: il patto tra gli Ebrei e il Dio di Israele.

Alla firma del contratto segue una cerimonia solenne.

Mosè rende noti i termini dell’accordo stilando un lungo elenco di benedizioni, con cui sarà premiata l’osservanza, e delle maledizioni, con cui sarà punita la trasgressione delle leggi.

Uno dei passi chiave del Deuteronomio rivela con quale tono il vecchio patriarca (che ha probabilmente 120 anni) impartisce i suoi ultimi consigli:

Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare nel paese che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe.
(Deuteronomio 30:19-20)

Mosè passa quindi il testimone a Giosuè.

Il libro si conclude con un’immagine triste e tenera nello stesso tempo: triste perché Mosè riesce infine a scorgere, dall’alto di un monte, la terra promessa per la quale ha tanto patito, ma sa che non vi entrerà mai, perché il Dio che egli ha servito con dedizione gliel’ha preclusa.

Eppure, non sfugge la tenerezza con cui Dio stesso si prende cura del suo servo fedele, restandogli accanto negli ultimi istanti della sua vita terrena e arrivando, infine, a occuparsi personalmente della sua sepoltura!

Sebbene un po’ tardivo, l’omaggio tributato dal popolo al grande patriarca è profondamente sincero.

La Bibbia stessa spende per lui eccezionali parole di riconoscimento:

“Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè, che il Signore conosceva faccia a faccia”
(Deuteronomio 34:10).

Il fatto che Dio abbia privato Mosè della terra promessa potrà forse apparire ingiusto.

Talvolta, però, i tempi biblici, così come i progetti di Dio, non sono immediatamente comprensibili da parte degli uomini.

In seguito, infatti, Mosè avrà l’enorme privilegio di “teletrasportarsi” nel cuore della terra promessa e di ritrovarsi nell’Israele tanto agognato insieme a Gesù.

Sto parlando dell’incontro sul “monte della Trasfigurazione”, riferito da tre dei quattro Vangeli canonici: accanto a Gesù si manifestano improvvisamente due figure chiave dell’Antico Testamento, Mosè ed Elia (si veda in particolare Luca 9:28-31).

Mosè era convinto che avrebbe messo piede nella terra promessa dopo quarant’anni.

In realtà, ne dovette attendere circa 1300, ma, come dice la Bibbia,

per il Signore mille anni sono come un giorno” (2 Pietro 3:8).


tratto da La Bibbia per tutti for Dummies

Staff La Casa della Bibbia

Pubblicato in: La Bibbia

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