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La Bibbia attraverso la pittura, il teatro e la letteratura.

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È nel nome della Bibbia e della fede cristiana che uomini e donne si sono impegnati nel sociale, mettendo in pratica l’amore per il prossimo cui chiama Gesù.

Molto prima che se ne occupasse lo Stato o la pubblica amministrazione, gli ospedali, gli orfanotrofi e i ricoveri per disabili, anziani e pazienti psichiatrici sono sorti come opere caritative o umanitarie istituite da religiosi.

Per secoli monaci e frati di ordini differenti hanno lavorato la terra, disboscato foreste, bonificato paludi, scavato canali per consentire lo sviluppo dell’economia locale e fare in modo che i più poveri riuscissero a godere dei frutti della terra su cui vivevano.

Il lavoro svolto in questo campo è straordinario.

Servizio e solidarietà non sono parole vuote.

La Bibbia dice che il pane si guadagna con il sudore della fronte e che l’uomo deve addomesticare (coltivare e custodire) la natura.

Gli ordini religiosi hanno esercitato un’influenza considerevole sulla cultura e sulla scolarizzazione.

Fino all’immediato dopoguerra gli istituti religiosi fornivano un’eccellente formazione, e non di rado le famiglie meno abbienti spedivano i figli a studiare “in seminario” per assicurare loro un futuro migliore.

Con le loro opere straordinarie (e, purtroppo, talvolta anche con problematiche conseguenze) queste istituzioni hanno plasmato una parte tutt’altro che trascurabile della nostra società.

Tuttavia, è facile misurare l’importanza del messaggio della Bibbia in ciascuna delle culture in cui si è diffuso.

L’Italia è stata fortemente segnata dalla Chiesa e dal messaggio che questa predicava.

Sul piano religioso, naturalmente, ma anche sul piano sociologico e culturale.

Tutta la civiltà occidentale reca d’altronde l’impronta del messaggio evangelico diffuso fin dai tempi delle prime comunità cristiane.

Abbiamo visto che per lungo tempo, al di là della religione istituzionale, la forza del Cristianesimo ha fornito una base culturale per la società.

La scuola, gli ospedali, le opere sociali e anche l’etica laica abbracciavano i valori e le pratiche cristiane di stampo cattolico (cattolico-romano).

Secondo alcuni studi sociologici, però, da qualche anno a questa parte lo zoccolo duro del Cristianesimo si è sfaldato.

La società si è emancipata dalla religione e l’influenza cattolica vive un vero esilio dalla sfera culturale del nostro paese.

Se il cattolicesimo in Italia vive fasi alterne, in Europa, Africa, Asia e nel resto del mondo il Cristianesimo risorge sotto altre forme, sempre alimentato dalla Bibbia, che trascende le culture.

Oggi possiamo continuare a esaminare l’influenza della Bibbia in una data cultura, ma possiamo anche scorgere nuove tracce bibliche nel postmodernismo.

Poiché, se abbandona certi schemi religiosi ancestrali e tradizionali, il postmodernismo ne inaugura di nuovi, ancora da capire.

La natura, infatti, aborre il vuoto, e la ricerca spirituale, una caratteristica tutta umana, non si può logorare.

Il tempo non intacca l’eternità!

Il messaggio della Bibbia non si lascia intimidire dal tempo che passa e in ogni epoca trova le sue modalità di espressione.

Certo, c’è una certa differenza tra le vetrate istoriate delle chiese di ieri e il cinema di oggi ma, intanto, la Bibbia si sarà già spostata a un altro mezzo espressivo!

Chi ha orecchie per intendere intenda; chi ha occhi per vedere, veda!

La Bibbia nella pittura

In scala molto ridotta, ci permettiamo di proporre un breve itinerario pittorico della Bibbia.

Ovviamente, per esigenze di spazio, ci limiteremo a segnalare gli episodi salienti e i dipinti più noti.

Nei secoli (dal 1200 in avanti…), gli stessi soggetti sono stati riproposti da diversi artisti.

La produzione di opere pittoriche a sfondo biblico è sterminata, ma con l’aiuto di Internet il lettore non avrà nessun problema ad approfondire, reperire immagini, monografie ed esegesi critiche.

E sarà sorpreso di come i vari artisti abbiano saputo interpretare lo stesso episodio in chiavi differenti e con tecniche diversissime, o di come molti di loro siano riusciti a scovare e rappresentare le vicende e i personaggi meno conosciuti della Bibbia (testi apocrifi inclusi!).

Anche ai giorni nostri...

Alcuni episodi dell’Antico Testamento

  • Creazione del Mondo: Michelangelo.
  • Adamo ed Eva (Tiziano Vecellio; Albrecht Dürer, 1507.
  • La cacciata dal Paradiso Terrestre: Masaccio.
  • Adamo ed Eva (Lucas Cranach).
  • Caino e Abele: Michelangelo Merisi “Caravaggio”, 1615-1620.
  • Gli animali entrano nell’arca: Jacopo Bassano.
  • Il diluvio universale: Paolo Uccello, 1439; Michelangelo Buonarroti, 1509.
  • Sacrificio di Noè (Michelangelo Buonarroti, 1508-1510; Jacopo Bassano, 1574.
  • Abramo e l’Angelo: Jan Provost, 1520.
  • Il sacrificio di Isacco: Caravaggio, 1598.
  • Il ritorno di Agar ad Abramo: Pietro da Cortona, 1647 ca.
  • Preghiera di Abramo e Isacco: David Teniers, 1653.
  • Isacco benedice Giacobbe: Govert Flinck, 1639.
  • Esaù vende la primogenitura a Giacobbe: Simone Brentana.
  • Benedizione di Giacobbe: Gioacchino Assereto.
  • La scala di Giacobbe: Raffaello Sanzio, 1511.
  • Il sogno di Giacobbe: Cristofano Allori.
  • Incontro di Giacobbe ed Esaù: Francesco Hayez, 1844.
  • Giacobbe lotta con l’angelo: Alexandre-Louis Leloir, 1865.
  • Giuseppe interpreta i sogni del faraone: Andrea del Sarto, 1515.
  • Giuseppe con la moglie di Putifarre: Orazio Gentileschi, 1626-1630.
  • Il riconoscimento di Giuseppe dai suoi fratelli: Peter von Cornelius, 1816.
  • Mosè salvato dalle acque: Gianbattista Tiepolo, 1736 ca.
  • Attraversamento del Mar Rosso: Nicolas Poussin, 1634 ca.
  • Mosè con le tavole della legge: Guido Reni, 1625 ca.
  • Giosuè ordina al sole di fermarsi sopra a Gibeon: John Martin, 1816.
  • Trasporto dell’arca dell’alleanza intorno alle mura di Gerico: Nicolò Malinconico 1693-1694.
  • Sansone e il leone: Francesco Hayez, 1832.
  • Sansone e Dalila: Peter Paul Rubens, 1609-1610.
  • Giaele e Sisara: Jacopo Amigoni, 1739.
  • Il giovane Samuele: Joshua Reynolds, 1723.
  • Davide consacrato re dal profeta Samuele: Pietro Ligari.
  • Davide e Golia: Orazio Gentileschi.
  • Davide con la testa di Golia: Caravaggio, 1610.
  • Saul e Davide: Rembrandt, 1655-1660.
  • Saul tenta di uccidere Davide: Giovanni Francesco Barbieri “Il Guercino”, 1646.
  • Re Davide: Guercino, 1660.
  • Betsabea: Francesco Hayez, 1834.
  • Giudizio di Salomone: Giorgione, 1502-1505; Raffaello Sanzio, 1508.
  • Isaia: Michelangelo, 1508-1510.
  • Profeta Elia e la vedova di Sarepta: Bernardo Strozzi.
  • Il profeta Eliseo: Giorgio Vasari, 1566.
  • Il profeta Ezechiele: Giovanni Antonio Vanoni.

Alcuni episodi dei libri deuterocanonici

  • Giuditta e Oloferne: Caravaggio, 1599.
  • Tobia su indicazione dell’arcangelo Raffaele pesca il pesce: Pieter Pietersz Lastman, 1625.
  • Tobia guarisce gli occhi del padre Tobi: Gioachino Assereto; Domenico Feti, 1620-1623.
  • Matrimonio di Tobia: Gianantonio Guardi, 1750.
  • Morte di Giuda Maccabeo: José Teofilo de Jesus.
  • Martirio dei Maccabei: Antonio Ciseri, 1863.
  • La cacciata di Eliodoro dal Tempio: Raffaello Sanzio, 1512.

Alcuni episodi del Nuovo Testamento

  • L’incontro di Anna e Gioacchino alla Porta d’Oro: Giotto, 1303-1305.
  • L’annunciazione: Beato Angelico, 1430; Leonardo, 1472-1475.
  • Maria in visita a Elisabetta: Giotto.
  • Il dubbio di san Giuseppe: Anonimo, 1410-1420.
  • Natività: Botticelli, 1501; Caravaggio; Guido Reni.
  • Circoncisione di Gesù: Parmigianino, 1523 ca; Tiziano Vecellio, 1510 ca; Rubens, 1605.
  • Presentazione di Gesù al Tempio: Romanino, 1529.
  • Fuga in Egitto: Tiziano Vecellio, 1507.
  • Gesù fra i dottori del Tempio: Paris Bordone, 2006-2007.
  • Ritrovamento di Gesù al Tempio: Rembrandt.
  • San Giovanni Battista: Pinturicchio; El Greco, 1600.
  • Battesimo di Cristo: Giotto, 1303-1305.
  • Il volto di Cristo: Rembrandt; Albrecht Dürer.
  • Cristo: Rembrandt, 1648.
  • La tentazione di Cristo: Jacopo Robusti (“Tintoretto”); Prove di Cristo: Botticelli; Duccio di Buoninsegna, 1308.
  • Decollazione di San Giovanni Battista: Caravaggio, 1608.
  • Vocazione di san Matteo: Vittore Carpaccio, 1502.

Alcune parabole di Gesù

  • Ritorno del figliol prodigo: Rembrandt, 1668.
  • Il buon Samaritano: Giovanni Vincenzo Forlì, 1608; Vincent Van Gogh, 1890.
  • Le dieci vergini: Peter von Cornelius.
  • Il buon pastore: Alonso Cano.

Alcuni miracoli di Gesù

  • Le nozze di Cana: Giotto, 1303-1305.
  • Moltiplicazione dei pani e dei pesci: Tintoretto, 1578-1581.
  • La risurrezione di Lazzaro: Giotto, 1303-1305.
  • Camminata sull’acqua: Luis Borrassà, 1411; Ivan Konstantinovic Ajvazovskij, 1888.
  • Gesù Cristo guarisce il cieco nato: El Greco, 1570.
  • Cristo a casa di Simone il fariseo: Pierre Subleyras, 1737.
  • La cacciata dei mercanti dal Tempio: El Greco, 1600.
  • La lavanda dei piedi: Giotto, 1303-1305.
  • L’ultima cena – Il cenacolo: Leonardo 1494, 1498.
  • Gesù nell’orto degli ulivi: Andrea Vaccaro, 1660)
  • Gesù nel Getsemani: El Greco, 1595.
  • Il bacio di Giuda: Giotto, 1303-1305; Caravaggio, 1602.
  • Rinnegamento di Pietro: Caravaggio.
  • Negazione di Pietro: Rembrandt, 1660.
  • Le lacrime di san Pietro: Guido Reni, 1628-1630.
  • Ponzio Pilato riceve Gesù: Duccio di Buoninsegna.
  • Ecce Homo – Pilato mostra Gesù flagellato: Caravaggio, 1605.
  • Flagellazione di Cristo: Caravaggio, 1607.
  • Cristo coronato di spine: Beato Angelico; Caravaggio, 1602-1604.
  • Crocifissione: Perugino e Signorelli, 1483-1495; Guttuso, 1941.
  • Gesù in croce tra i ladroni: Pieter Paul Rubens, 1620.
  • La deposizione nel sepolcro: Roger Van der Weyden, 1464; Caravaggio, 1602-1604.
  • Cristo morto: Andrea Mantegna, 1506.
  • Noli me tangere – Cristo risorto riconosciuto dalla Maddalena: Giotto; Andrea del Sarto, 1510; Tiziano 1511.
  • La cena in Emmaus: Caravaggio, 1601.
  • Gesù risorto e gli apostoli: Duccio di Buoninsegna.
  • Incredulità di san Tommaso: Caravaggio, 1600.
  • Ascensione: Giotto, 1303-1305.
  • Pentecoste: Giotto, 1303-1305.
  • Conversione di san Paolo: Caravaggio, 1601.
  • San Marco: Andrea Mantegna, 1448.
  • San Luca: Maestro della Maddalena, 1280-1285.
  • San Giovanni evangelista a Patmos: Alonso Cano, 1646-1650.
  • Apocalisse: Cimabue.
  • Il giudizio universale: Michelangelo, 1536-1541.
  • Trittico con Giudizio Universale, Ascensione e Pentecoste: Beato Angelico, 1450-1455.
  • Adorazione della Santissima Trinità: Albrecht Dürer, 1511.

Richiami biblici nel teatro e nella letteratura

La Bibbia è fatta per essere decifrata e per risuonare all’interno di altre letterature.

(Paul Beauchamp)

Dopo la caduta dell’impero romano, gli spettacoli teatrali, giudicati licenziosi e corruttori, furono vietati dalla Chiesa (sia cattolica che anglicana).

Solo dopo l’anno mille si tornò timidamente alle rappresentazioni.

Queste erano di carattere sacro: durante la Settimana Santa nelle chiese veniva messa in scena la Passione di Cristo.

Le strofe dei brani musicali (inizialmente costituiti da passi evangelici musicati e cantati) finirono col creare piccoli drammi liturgici.

Nacque la liturgia drammatica, quindi il teatro dei Miracoli e delle Moralità e il Teatro dei Misteri.

Iniziarono a formarsi varie confraternite recitanti: i primi spettacoli erano “quadri viventi” e venivano rappresentati dapprima nelle chiese, poi sugli spazi esterni antistanti alle chiese stesse.

Infine, sia i quadri viventi che i drammi liturgici venivano inscenati su palcoscenici mobili (soprattutto in Inghilterra), e ben presto gli spettacoli divennero itineranti.

Qual è l’origine della superstizione secondo la quale il colore viola a teatro porterebbe sfortuna?

Il viola è il colore dei paramenti liturgici usati durante la Quaresima.

In questo periodo dell’anno (40 giorni prima della Pasqua), nel Medioevo, erano vietati tutti i tipi di rappresentazioni teatrali e di spettacoli pubblici.

Per gli attori ciò comportava notevoli disagi economici, e pertanto il viola era odiato da tutti gli artisti.

Numerosi scrittori classici si sono marcatamente ispirati alla Bibbia per regalarci opere notevoli, anche per il teatro.

  • In Spagna segnaliamo gli “autos sacramentales”, una particolare forma di dramma religioso, sviluppatasi nella seconda metà del XVI secolo, che ha caratterizzato a lungo il teatro spagnolo di Pedro Calderón de la Barca (il cui capolavoro è il dramma filosofico-teologico La vita è sogno) e di Gil Vicente.
  • In Francia lo scrittore e drammaturgo Jean Racine ha scritto diverse pièces teatrali con protagonisti alcuni personaggi biblici (Acab, Atalia, Ester, Gezabele, Ioab e Giobbe); Victor Hugo e Charles Baudelaire si sono cimentati con l’assassinio di Abele; Voltaire e Gide si sono interessati alla figura di Saul…
  • In Italia si passa dalla sacra rappresentazione cui abbiamo già accennato (e al primo presepe vivente “inventato” da san Francesco) alla musica religiosa.

È quest’ultima a occupare prepotentemente la scena teatrale.

Nasceva e prendeva piede, infatti, l’oratorio, forma musicale drammatica di argomento religioso, eseguita da solisti, coro e orchestra, ma senza messinscena teatrale.

Gli autori contemporanei non sono da meno…

Ci vorrebbero migliaia di pagine per elencare tutte le opere influenzate da personaggi o episodi biblici.

Molte opere letterarie sono direttamente ispirate alla Bibbia e ne narrano episodi interi, sia in versi che in prosa, romanzandoli.

Molti sono i personaggi biblici cui si sono ispirati drammaturghi e tragediografi.

Fra i principali protagonisti non mancano Adamo ed Eva, Caino e Abele, Mosè, Davide, Salomone, Gesù (in un’opera teatrale italiana del secolo scorso a Gesù si intenta addirittura un processo!).

Quale influsso ha esercitato la Bibbia sulla letteratura mondiale?

Nell’analisi di opere letterarie, si tende abitualmente a tenere poco conto dei riferimenti alla Bibbia.

Forse perché la nostra familiarità con le Scritture ebraico-cristiane è sempre più scarsa.

Eppure, nelle opere “classiche” della letteratura occidentale pubblicate fino alla metà del XX secolo, l’elaborazione letteraria della Bibbia è notevole.

Poeti e scrittori hanno recepito modelli narrativi, temi, motivi e personaggi tanto dell’Antico quanto del Nuovo Testamento.

Contribuendo, lungo i secoli, a rafforzarne il carattere di patrimonio culturale dell’intera umanità.

Jean-Pierre Sonnet, biblista, professore ed esegeta, scrive a questo proposito:

La nostra poesia, il nostro teatro e la nostra narrativa sarebbero irriconoscibili se omettessimo la presenza continua della Bibbia.(…)

Tale presenza va dall’immensa mole delle parafrasi bibliche alle allusioni più marginali o mascherate.

Essa comprende tutte le forme di intertestualità, di fusione tra le righe.

Come circoscrivere una ricaduta così costante che va dalla traduzione o parafrasi dei testi biblici nei misteri medioevali alla presenza obliqua della Bibbia in Assalonne, Assalonne di Faulkner?

Quale voce unica può rendere conto dell’utilizzo di Acab e di Giona fatto in Moby Dick, del riuso di personaggi biblici e delle epistole nella Divina Commedia di Dante, e della rinarrazione massicciamente amplificata del mondo dei Patriarchi nella tetralogia che Thomas Mann ha dedicato a Giuseppe?

Se un personaggio secondario come la moglie di Lot appare già nella poesia medievale inglese, la si ritrova in Blake o in Joyce.

Ma si trova pure al centro del poema di D.H. Lawrence, She Looks Back.

La sostanza di Mosè e di Sansone occupa un posto di primo piano nel romanticismo francese con Victor Hugo e Alfred de Vigny.

Proust, come noi lo conosciamo, non esisterebbe senza Sodoma e Gomorra.

Non ci sarebbe neppure Kafka senza le tavole della Legge.

Niente Racine senza Ester e Atalia.

Gli echi biblici, i giochi di citazioni mascherate o la parodia sono indispensabili tanto al Faust di Goethe quanto ai misteriosi riflessi dell’Eden e della caduta ne La Coppa d’oro di Henry James (titolo che sembrerebbe uscito dall’Ecclesiaste) o alle mutazioni desolate e sardoniche dell’intreccio principale in Aspettando Godot di Beckett.

L’enumerazione sarebbe folle.

(Jean-Pierre Sonnet, La Bibbia e la letteratura dell’Occidente)

Chi si interessa di letteratura potrà percepire molteplici collegamenti, riferimenti, rielaborazioni, riutilizzi, allusioni e tracce bibliche nelle opere che legge, e di conseguenza apprezzare la rilevanza ininterrotta del “gran codice della cultura occidentale” per la letteratura.

I temi biblici e le idee sviluppate nel vangelo sono ampiamente sfruttati:

  • il Bene e il Male;
  • la vita e la morte;
  • la morale;
  • la colpa;
  • il castigo;
  • la conversione;
  • la redenzione;
  • la risurrezione;
  • la vita dopo la morte.

Questi sono altrettanti argomenti comuni a tutta la letteratura.

Se da una parte, per esempio, Il pellegrinaggio del cristiano (o Il viaggio del pellegrino) di John Bunyan mette in primo piano un elenco allegorico delle virtù cristiane, altre opere quali L’uomo senza qualità o Alla ricerca del tempo perduto ne rappresentano la nostalgica negazione.

Le virtù cristiane sono difese con forza da Pascal (nei suoi Pensieri), e con Genio del Cristianesimo di René de Chateaubriand si entra in una dimensione apologetica.

La Bibbia è anche oggetto di critica. Voltaire, che della Bibbia è un attento lettore, non cessa di prendere in giro gli scrittori che a essa rimandano, come del resto fanno i “maledettiBaudelaire e Rimbaud che, oltre al ridicolo e al disprezzo, aggiungono lo spergiuro e la bestemmia.

E ancora Jacques Prévert prega: “Padre nostro, che sei nei cieli… restaci!”.

Denigratorio, sia nei confronti della Bibbia sia dei suoi insegnamenti, pare anche l’orientamento dell’attuale panorama letterario.

In tal senso, l’editoria tende a premiare l’improvvisazione (scienziati che si improvvisano scrittori, scrittori che si improvvisano teologi) e la dissacrazione gratuita, purché l’opera sia avvincente, plausibile e venda.

Il lirismo di Dante e l’introspezione di Hugo sembrano aver fatto il loro tempo.

Ciò non significa, tuttavia, che la letteratura abbia abbandonato la Bibbia: al contrario, pare proprio che questi libri continueranno a influenzare la nostra cultura a lungo!

È nato addirittura un nuovo genere letterario che vi attinge a piene mani: quello del “thriller religioso”. Appartengono a questo filone romanzi come Qumran e Il tesoro del tempio di Eliette Abécassis, Il codice da Vinci di Dan Brown, Il corpo di Richard Ben Sapir e così via.

Chi si interessa di teologia potrà considerare sotto una nuova luce, attraverso le opere letterarie che li hanno recepiti, non pochi testi biblici!

Alcuni temi biblici cari alla letteratura…

Abbiamo visto che la Bibbia è, indiscutibilmente, un’opera letteraria notevole, monumentale, imperitura!

Fior di letterati, professori e studiosi sono tutt’oggi tenuti a conoscerla per discernere la sua influenza sulle altre opere.

Ci limiteremo qui a fornire solamente un paio di esempi rappresentativi.

Dante Alighieri. Per aspera ad astra

La denuncia e il tentativo di reindirizzare l’uomo verso la retta via sono per Dante l’ispirazione di una nuova poesia che prende forma nella Divina Commedia.

Se c’è un testo che spiega la Divina Commedia, questo è la Bibbia.

Innegabilmente ispirata ai testi sacri, ai Vangeli e ai valori che in essi si trovano, la Divina Commedia, come la Bibbia stessa, nasconde un contenuto allegorico che trascende e sublima quello letterale.

Il viaggio intrapreso da Dante nell’aldilà ha, infatti, un significato più profondo, morale e religioso.

Il poeta vive in quella che avverte come un’epoca di corruzione, nella quale si sono smarriti i veri valori civili e religiosi. Vive un periodo storico – il Medioevo – in cui i poteri del Papato e dell’Impero sono in competizione, un’epoca in cui l’uomo può facilmente “smarrire la diritta via”.

Il sentimento mai sopito per l’amata e perduta Beatrice si trasforma in veicolo di elevazione spirituale.

Sarà proprio quest’ultima, sublimazione dell’amore, a guidarlo in Paradiso.

Oltre a denunciare i mali del suo tempo, con il suo viaggio attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso Dante vuole spronare l’uomo a costruire una società più giusta.

L’articolato cammino attraverso le tre realtà dell’oltretomba rappresenta un percorso di fede e purificazione che Dante compie simbolicamente da solo, ma che riguarda tutta l’umanità, invitata così a scampare alla dannazione e a ottenere la salvezza eterna.

Tra i personaggi biblici citati da Dante della Commedia, troviamo Adamo ed Eva, Aman, Anna e Gioacchino (i genitori di Maria), gli arcangeli Michele e Gabriele, Davide, Ezechia, Giosuè, san Giovanni Battista, Giuda Maccabeo, Giuditta, Lia, Maria (la madre di Gesù), Mosè, Rachele, Rebecca, Salomone, Sara, gli apostoli Pietro, Giovanni, Giacomo e Mattia. E Gesù.

Alessandro Manzoni. Fiducia nella Provvidenza

Il 2 aprile 1810 si celebrano le nozze di Napoleone con Maria Luisa d’Austria.

Manzoni e consorte, anch’essi invitati alle nozze, dopo il banchetto presenziano allo spettacolo pirotecnico del dopocena in Place De la Concorde.

Improvvisamente, un fuoco parte in orizzontale e crea scompiglio tra la folla.

Nella calca generale che ne consegue, Manzoni è travolto e calpestato.

Rimane a terra solo e impaurito.

Quando la mischia si è diradata, vede una chiesa (San Rocco), e vi entra.

A questo punto gli viene spontaneo inginocchiarsi e mettersi a pregare.

Da qui avrà inizio il suo processo di conversione.

Educato sulla base di principi religiosi cattolici, Manzoni è stato inizialmente sostenitore degli ideali laici dell’Illuminismo.

Per il Manzoni ormai convertito, la religione è il principale punto di riferimento per ogni tipo di scelta, sia morale che politica, e non è mai disgiunta dal perseguimento della libertà, soprattutto quella del popolo italiano, allora alle prese con la dominazione straniera.

Secondo Manzoni, la poesia è utile a formare la coscienza mediante una profonda meditazione sull’uomo e sul suo rapporto con il divino e a raggiungere la verità, l’unica in grado di procurare all’uomo un piacere non effimero.

Come Dante, anche Manzoni è considerato un rappresentante dell’umanesimo cristiano.

I Promessi sposi ci insegnano che la nostra fiducia in Dio può rendere utile il male che commettiamo o patiamo.

Questo è anche il significato profondo del romanzo, che fu in passato definito “epopea della Provvidenza”.

La Provvidenza che opera nei Promessi Sposi non è una divinità capricciosa ed estranea; è invece una presenza interiore, che si può accettare o rifiutare, scoprire o negare.

La grazia di Dio non abbandona gli uomini che lo cercano e confidano in lui.

Per chi ha fede nella Provvidenza, il succedersi dei fatti acquista un senso, una logica.

Naturalmente, Dio non è colui che punisce i malvagi e premia i buoni, come un giustiziere.

Il suo giudizio e la sua opera risultano, nella maggior parte dei casi, insondabili agli uomini, che devono accettare i fatti con umiltà e fiducia.

Così, gli sposi giungono alla conclusione che, di fronte alle tribolazioni, bisogna confidare in Dio e sperare che le sofferenze migliorino la vita.

Non Dio deve intervenire nelle cose dell’uomo per rimetterle a posto:

non Dio, ma l’uomo con l’aiuto di Dio.

Negare Dio significa negare l’uomo, cioè costruire un mondo di belve, come è la Milano in preda alla sopraffazione e alla morte che per due volte Renzo ha dovuto attraversare.

Il significato religioso del romanzo sta in questa chiamata alla corresponsabilità.

È l’idea di responsabilità che Manzoni ha incarnato nel cardinale Federigo, “persuaso che la vita non è già destinata a essere un peso per molti, e una festa per alcuni, ma per tutti un impegno, del quale ognuno renderà conto”.

Con il suo lieto fine, la vicenda degli umili Renzo e Lucia diventa chiara testimonianza della presenza della Provvidenza divina nella storia e, dunque, dell’esistenza di una superiore giustizia.

Victor Hugo. Ode all’imperfezione creata e redenta

L’autore de I miserabili e di Notre-Dame de Paris intinge la penna in una fervida immaginazione, stimolata dall’attenta osservazione del proprio tempo, che analizza con passione ma che sembra scrutare attraverso un prisma: la Bibbia.

Secondo Hugo, il Dio della Bibbia permette di spiegare che il Bene e il Male del mondo siano necessariamente stati creati.

Tale evidenza fa sì che l’opera e i personaggi di Hugo siano così toccanti, umani, autentici. Infatti, se il Dio della Bibbia – il Creatore – è perfetto, è sbagliato credere che egli crei solamente cose perfette.

Se creasse la perfezione, ri-creerebbe sé stesso.

Dunque, il Dio di Victor Hugo crea l’imperfezione.

Lo sviluppo di tale audace intuizione permette nuove visioni del mondo e dell’umanità.

E la vita, che Hugo ama, divora avidamente e racconta con entusiasmo tramite i suoi eroi, gli consente di vivere le banalità più esasperanti e le esaltazioni più spirituali.

Il drammaturgo divenuto teologo spiega:

“Dio non ha creato che l’essere imponderabile. Lo creò imperfetto; se così non fosse stato, tanta perfezione, spersa nell’infinito, si sarebbe mischiata e confusa con Dio; e la creazione, ebbra di tanto splendore, si sarebbe lasciata riassorbire in lui e non sarebbe mai esistita”.

A proposito del Creatore, Hugo sviluppa un concetto che lo vede direttamente coinvolto, giacché è egli stesso creatore dei suoi personaggi, che plasma a sua immagine:

“Ciò che distingue la creatura dal creatore è il fatto che essa sia mescolata alla materia.

La materia è segno di imperfezione. (…)

Il Male tenta di allontanare la creatura da Dio accrescendone la materia.

Il peso della materia accumulata fa sprofondare la creatura nell’ombra, nel peccato e nel Male”.

Confortato in un certo modo dall’Ecclesiaste (3:11), in cui si sostiene che Dio ha posto nel cuore degli uomini la nozione di eternità, Victor Hugo sostiene che l’uomo si ricorda di quel paradiso da cui è stato cacciato, ne conserva una reminiscenza.

Nella sua riflessione, lo scrittore si spinge a ipotizzare che il diavolo, decaduto secondo la Bibbia, abbia lasciato una piuma in cielo…

Nel poema La fine di Satana, il diavolo, consapevole della propria origine divina, afferma:

Adoro essere buono, io, che pure sono il Malvagio!”.

Fëdor Dostoevskij. Sublime malattia d’amore

Dostoevskij fu indubbiamente influenzato dal tema biblico della redenzione.

Quando scrisse L’idiota, precisò che il suo personaggio, il principe Myskin, è figura del Cristo.

Naturalmente questa affermazione cambia radicalmente la chiave di lettura del romanzo.

Il principe Myskin è malato.

Privo di difese immunitarie quale potrebbe essere, oggi, una persona affetta da AIDS, contrae tutti i mali di cui sono portatori i singoli membri del suo entourage.

È costantemente contaminato e sempre più colpito dalle disgrazie altrui.

Lui, il principe che potrebbe elevarsi sopra tutti, si fa piccolo, diminuisce, si curva, si piega perché è privo di difese e assorbe come una spugna i mali di coloro che avvicina e che vuole guarire…

I Vangeli ci presentano un Gesù che si china sui più piccoli, sui poveri, i malati e perfino i morti.

Si dimentica volutamente della legge che gli impedisce di contaminarsi toccando un lebbroso o un cadavere.

Gesù tocca e guarisce.

Si carica dei mali degli uomini.

Come previsto dal profeta Isaia, l’uomo dei dolori “si è caricato delle nostre sofferenze” (Isaia 53:4).

L’apostolo Paolo conferma:

“Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio” (2 Corinzi 5:21).

Questo è un tema che viene ripreso da molte opere moderne, a tal punto che non è chiaro se siano state influenzate da L’Idiota oppure direttamente dalla Bibbia.

Così, per esempio, il noto scrittore americano Stephen King narra la strana storia di un condannato a morte che assorbe le malattie altrui: si tratta del romanzo, e della sua ancor più famosa trasposizione cinematografica, Il miglio verde.

Ne I fratelli Karamazov Dostoevskij propone un’altra visione, non meno insolita, di Gesù.

Uno dei passi più celebri del romanzo è la leggenda del Grande Inquisitore: nel 1300 Gesù torna a Siviglia, nel periodo dell’Inquisizione, per offrire a tutti la libertà incondizionata.

Ma quella che potrebbe sembrare un’opportunità si trasforma in dramma, perché si scopre che la libertà non fa la felicità, ma procura infelicità e insicurezza.

Pertanto Cristo viene arrestato dal Grande Inquisitore, che reclama il diritto del popolo a essere felice senza essere libero.

È l’inizio dell’alienazione totale, che sembra venire proprio dalla Chiesa.

In quest’opera di Dostoevskij, Gesù svanisce.

Si vuol forse mettere alla prova la fede?

Il Grande Inquisitore ha ragione?

Ne I fratelli Karamazov Gesù non viene crocifisso di nuovo, ma è lasciato libero, libero di quella libertà che ha tanto difeso.

È dunque più felice?

La Bibbia: Approfondimenti

tratto da La Bibbia per tutti for Dummies

Staff La Casa della Bibbia

Pubblicato in: La Bibbia

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