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Un canone diverso dagli altri

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False polemiche per un falso problema

Perché limitare la rivelazione di Dio ai libri biblici raccolti nel canone at­tuale?
Perché la Chiesa ha censurato alcuni scritti compromettenti?
Quali criteri si sono adottati per giungere ad affermare che un certo libro è ispirato da Dio e un altro, invece, no?

Sul problema della selezione dei libri di cui consta la Bibbia attuale sono stati versati fiumi di inchiostro.

Un problema che può mettere a disagio un credente impreparato a rispondere a eventuali obiezioni in merito o, addirittura, destabilizzare chi è alla ricerca di Dio ma ha qualche difficoltà a fidarsi di una Bibbia dai trascorsi tanto sfocati.

Proprio su que­sto terreno sono cresciute le critiche più virulente sulla presunta censura operata dalla Chiesa sui vari testi contrari alla sua linea “ufficiale” o addi­rittura opposti a quest’ultima.

Molti libri, articoli e pellicole cinematogra­fiche fanno a gara per ricamare sulla “teoria del complotto” che farebbe da sfondo alla composizione del canone biblico.

Tra gli esempi di questa deriva spicca un noto romanzo di cassetta dello scrittore Dan Brown.

La ricetta di tanto successo? Giocare sulla confusione tra finzione e storia e imbastire una trama su presunte rivelazioni a proposito di Vangeli proibiti sopravvissuti alla censura delle autorità religiose.

Rivelazioni compromettenti? Scoop devastanti? Non proprio...

Possiamo invece osservare che “non c’è nulla di nuovo sotto il sole” (Ecclesiaste 1:9).

In realtà, questi “Vangeli proibiti” sono dei testi gno­stici pseudoepigrafi ben noti che risalgono al 2°-3° secolo: si tratta dei Vangeli di Giuda, di Filippo e di Maria, i quali fanno parte di una nutrita serie di scritti che, a partire dal 2° secolo, furono redatti nell’ambito dei vari movimenti religiosi che pullulavano, all’epoca, nel Mediterraneo.

Terminologia: Lo gnosticismo

Sorto nel 2° secolo d.C., lo gnosticismo è un movimento religioso la cui dottrina insegna che l’uomo è un’anima divina intrappolata nella materia malvagia.

La gnosi (“conoscenza”, dal gr. gnôsis) è il percorso intellettuale e spirituale che permetterebbe all’uomo di liberarsi dalla materia mediante un’iniziazione graduale e complessa ai vari “misteri”.

Agli inizi del 4° secolo Eusebio di Cesarea operava già una distinzione tra i testi biblici unanimemente accettati nelle chiese, i testi controversi, gli scritti apocrifi (lett. “bastardi”, “spuri”) e quelli che erano chiaramente da respingere:

Tutti questi sarebbero fra i testi controversi, che è stato necessa­rio elencare per distinguere le opere autentiche, vere e accettate da tutti in base alla tradizione ecclesiastica da quelle che non sol­ntanto non sono testamentarie, ma anche di discussa autenticità, e tuttavia note a gran parte degli scrittori ecclesiastici [ortodos­si+], per potere distinguere le autentiche da quelle redatte dagli eretici sotto il nome degli apostoli: i Vangeli di Pietro, di Tom­maso, di Mattia e di alcuni altri oltre questi, gli Atti di Andrea, di Giovanni e degli apostoli.
Nessuno degli autori ecclesiastici che si succedettero nei tempi li ha ritenuti degni di menzione nelle proprie opere: non solo il carattere in cui sono composti questiscritti, di gran lunga differente da quello apostolico, ma anche il pensiero e la dottrina in essi esposti, lontanissimi dalla vera ortodossia, rendono manifesto infatti che sono stati composti da eretici.
Pertanto non devono essere annoverati neppure tra le opere non testamentarie, ma rigettati come completamente insensati ed empi.
Storia Ecclesiastica III 25, 6-7

S’impongono dei limiti!

Il sostantivo “canone” deriva dal gr. kanónos (“regolo, canna”, per traslato “norma, regola”).

Nel 1° sec. d.C. designava probabilmente una piccola canna (giunco) usata per misurare le lunghezze (come il righello o il metro che usiamo oggi).

Nella Bibbia questo termine compare un paio di volte.

“Su quanti cammineranno secondo questa regola [ossia secondo questo canone/questa dottrina, gr. hosoi tôi kanoni] siano pace e misericordia”, scrive Paolo in calce alla sua lettera ai Galati (6:16).

Per estensione, la Chiesa ha effettivamente ripreso questo termine per indicare i libri che compongono la Scrittura, vale a dire gli scritti normativi in materia di vita e di fede.

La Bibbia è come una grande biblioteca formata da libri di vari generi scritti da diversi autori nell’arco di secoli.

Ma, lungi dall’essere un insieme eterogeneo e casuale, si tratta di un mosaico mirabile e coerente e chiaramente definito: un “canone”.

Spunto di riflessione
Egli dapprima ha parlato, nella misura che ha giudicato sufficiente, mediante i Profeti, poi personalmente, infine mediante gli Apostoli.
Avendo insegnato ha istituito anche la Scrittura che si dice canonica, di altissima autorità.
Ad essa noi prestiamo fede sulle verità che non si devono ignorare e che non siamo in grado di raggiungere da noi stessi.
Sant’Agostino+, La città di Dio 11.3

L’esistenza di un canone è coerente con quanto abbiamo letto a proposito della Scrittura nei testi precedenti.

È logico che quanto disciplina il rapporto o l’alleanza tra Dio e il suo popolo venga trasmesso con parole precise e definite; la Parola che Dio ci rivolge è unica e molto preziosa: occorre preservarla con cura.

Il cap. 24 del libro dell’Esodo ne è un bell’esempio.

In occasione del patto tra Dio e Israele, sul monte Sinai Mosè funge da mediatore: riceve le parole del patto e, secondo l’ordine ricevuto da Dio, le consegna per iscritto affinché si possano leggere e insegnare al popolo d’Israele (vd. Esodo 24:4-7).

I libri riconosciuti come canonici+ non sono stati scelti per caso, né in modo arbitrario... tutt’altro!

La selezione è stata operata secondo criteri stabili e semplici.

Il canone dell’Antico Testamento

Parametri discussi

L’Antico Testamento consta di 39 libri riconosciuti dagli Ebrei, dai catto­lici e dai protestanti.

Tuttavia, i cattolici accolgono nel canone anche al­tri libri (detti deuterocanonici, ossia appartenenti a un secondo canone).

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (parte 1, sezione 1, cap. 2, art. 3.4.120) si afferma che “questo elenco completo [dei Libri Sacri]... com­prende per l’Antico Testamento 46 libri (45 se si considerano Geremia e le Lamentazioni come un unico testo)”.

A cosa si deve tale differenza?

Dai testi che compaiono nella tradu­zione greca dell’Antico Testamento (la Septuaginta ossia la “Versione dei Settanta”), in numero variabile secondo i codici (gli antichi manoscritti).

Successivi al 5° sec. d.C. e assenti nel testo ebraico, questi scritti possono essere di una certa utilità storica, nondimeno gli Ebrei non vi ravvisano l’opera di un profeta o di uno scrittore autorevole.

La Chiesa cattolica ne riconosce la canonicità a partire dal Concilio di Trento (1546) in poi, successivamente a un primo riconoscimento in occasione del Concilio di Firenze (1441):

Se qualcuno poi non accetta come sacri e canonici questi libri integri in ogni loro parte, come fu consuetudine leggerli nella Chiesa cattolica e come si trovano nella vecchia edizione tradot­ta in latino [la Vulgata, tradotta in latino da San Girolamo] e/o disprezza lucidamente le predette tradizioni, sia scomunicato [lat. anathema+ sit].
Conc. di Trento, sess. IV, 8 aprile, Dz 1501-1504

Ciò che il testo conciliare non specifica è che lo stesso Girolamo, il quale aveva integrato questi testi nella Vulgata (la sua traduzione, in latino, della Bibbia), ne aveva altresì negato il carattere normativo nel suo Prologus galeatus:

Questo prologo [...] può convenire a tutti i libri che abbiamo tra­ dotto in latino, affinché possiamo sapere che i libri che stanno al di fuori [dalla citazione precedentemente presentata], devono essere ritenuti apocrifi.

Perciò la Sapienza che volgarmente si dice di Salomone, il libro di Gesù figlio di Sirac, Tobia e il Pastore non sono nel canone. [...]

E così è vero che la Chiesa legge Giu­ditta, Tobia e i Maccabei (nel culto pubblico), ma non li riceve come libri canonici delle Scritture; perciò leggiamo pure questi due scritti per edificazione ma non usiamone per stabilire auto­ritativamente le dottrine della chiesa.

Terminologia: Apocrifi, deuterocanonici ecc.

Si rischia di fare un po’ di confusione tra i libri biblici non canonici, soprattutto perché ebrei, cattolici, ortodossi e protestanti li indicano con nomi diversi e attribuiscono loro un’importanza differente!

  • Deuterocanonici: (dal gr. deuteros “secondo, successivo”) per i cattolici si tratta di scritti che sono stati riconosciuti come canonici in un secondo tempo: Tobia, Giuditta, Sapienza, Ecclesiastico (Siracide), 1 e 2 Maccabei, Daniele greco e Ester greco (frammenti).
    Questi libri non sono riconosciuti come canonici né dagli ebrei né dai protestanti, i quali li chiamano “apocrifi”.
  • Apocrifi (dal gr. apókryphos, “segreto, nascosto”): scritti non riconosciuti come divinamente ispirati e, di conseguenza, non canonici.
    Ricordiamo che i libri deuterocanonici cattolici sono definiti “apocrifi” dai protestanti”, sicché il corpus dei libri definiti “apocrifi” dai protestanti è più consistente di quello dei cattolici.
  • Pseudoepigrafi (dal gr. pseudes, “falso” e epigraphé “iscrizione”): scritti falsamente attribuiti a un autore illustre (e autorevole) oppure di autore ignoto che si fa passare per un autore noto al fine di donare al proprio testo un’attendibilità che non avrebbe altrimenti (ad es. il Vangelo di Tommaso oppure il Vangelo di Giuda).

I cristiani di tradizione ortodossa riconoscono come autorevoli anche altri libri, oltre ai deuterocanonici cattolici.

Questi sono considerati apocrifi sia dai cattolici che dai protestanti.

Sebbene non riconosciuti come canonici, questi libri possono essere utili per comprendere il contesto storico in cui si muovevano Gesù e i primi cristiani, nonché l’evoluzione delle idee che circolavano all’epoca.

Nel 170 d.C. il vescovo Melitone di Sardi stilava un elenco corrispon­dente al canone veterotestamentario degli Ebrei e dei protestanti, pur non menzionando le Lamentazioni di Geremia (forse incluse nel libro di Geremia), Neemia (forse correlato a Esdra) ed Ester.

La tabella qui di se­guito riassume i vari canoni dell’Antico Testamento e due antichi elenchi (proposti, rispettivamente, da san Girolamo e da Melitone di Sardi).

Con il simbolo X sono contrassegnati i libri considerati canonici; il simbolo X2 contraddistingue i libri accolti come canonici in epoche successive.

Libro Canone giudeo ebraico Prologo Galeato di Girolamo Canone di Melitone di Sardi Canone protestante Canone cattolico Canone ortodosso
Genesi X Legge X X di Mosè X Pentateuco X Pentateuco X Pentateuco
Esodo X Legge X X di Mosè X Pentateuco X Pentateuco X Pentateuco
Levitico X Legge X X di Mosè X Pentateuco X Pentateuco X Pentateuco
Numeri X Legge X X di Mosè X Pentateuco X Pentateuco X Pentateuco
Deuteronomio X Legge X X di Mosè X Pentateuco X Pentateuco X Pentateuco
Giosuè X Profeti X X X Storici X Storici X Storici
Giudici X Profeti X X X Storici X Storici X Storici
1 Samuele (1 Re) X Profeti X X X Storici X Storici X Storici
2 Samuele (2 Re) X Profeti X X X Storici X Storici X Storici
1 Re (3 Re) X Profeti X X X Storici X Storici X Storici
2 Re (4 Re) X Profeti X X X Storici X Storici X Storici
Isaia X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Geremia X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Ezechiele X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Osea X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Gioele X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Amos X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Abdia X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Giona X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Michea X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Naum X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Abacuc X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Sofonia X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Aggeo X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Zaccaria X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Malachia X Profeti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Salmi X Scritti X X (Salmi di Davide) X Poetici X Sapienziali X Poetici
Salmo 151 (apocrifo) (apocrifo) X 2 Poetici
Giobbe X Scritti X X X Poetici X Sapienziali X Poetici
Proverbi X Scritti X X X Poetici X Sapienziali X Poetici
Rut X Scritti (meghillot) X X X Storici X Storici X Storici
Cantico X Scritti X X X Poetici X Sapienziali X Poetici
Ecclesiaste (Qoèlet) X Scritti (meghillot) X X X Poetici X Poetici X Poetici
Lamentazioni X Scritti (meghillot) X X Profetici X Profetici X Profetici
Ester X Scritti (meghillot) X X Storici X Storici X Storici
Ester greco (apocrifo) X2 Storici X2 Storici
Daniele X Scritti X X X Profetici X Profetici X Profetici
Supplementi a Daniele (apocrifo) X2 Profetici X2 Profetici
Esdra X Scritti X X X Storici X Storici X Storici
Neemia X Scritti X X Storici X Storici X Storici
3 Esdra (apocrifo) (apocrifo) X2 Storici
4 Esdra (apocrifo) (apocrifo) X2 Profetici
1 Cronache (1 Paralipomeni) X Scritti X X X Storici X Storici X Storici
2 Cronache (2 Paralipomeni) X Scritti X X X Storici X Storici X Storici
Tobia (non canonico) (apocrifo) X2 Storici X2 Storici
Giuditta (non canonico) (apocrifo) X2 Storici X2 Storici
1 Maccabei (non canonico) (apocrifo) X2 Storici X2 Storici
2 Maccabei (non canonico) (apocrifo) X 2 Storici X2 Storici
3 Maccabei (apocrifo) (apocrifo) X2 Storici
4 Maccabei (apocrifo) (apocrifo) X2 Storici
Sapienza (di Salomone) (non canonico) X (apocrifo) X2 Sapienziali X2 Sapienziali
Siracide (Ecclesiastico) (non canonico) (apocrifo) X2 Sapienziali X2 Sapienziali
Baruc (apocrifo) X2 Profetici X2 Profetici
Lettera di Geremia (apocrifo) X2 Profetici X2 Poetici
Preghiera di Manasse (apocrifo) (apocrifo) X2 Poetici


Le testimonianze ebraiche

Per gli Ebrei i vari libri dell’Antico Testamento sono stati normativi fin dalla loro redazione.

Infatti, gli scritti di un profeta (o di un autore cui si riconosceva l’ispirazione divina) si imponevano da sé.

Inoltre, il fatto che il Nuovo Testamento indichi l’Antico Testamento con il termine tecnico di “Scrittura” (il sostantivo gr. graphê vanta 30 ricorrenze al singolare e 20 al plurale) suggerisce l’esistenza di una raccolta ben definita di scritti riconosciuti come ispirati.

Diverse prove estrinseche quali, ad esempio, le testimonianze di Giuseppe Flavio confermano come la raccolta di 39 libri oggi ritenuti canonici fosse chiaramente riconosciuta fin dal primo secolo.

Da Artaserse in poi fino ai nostri tempi attuali, benché si sia registrato ogni cosa, pure questi libri non sono reputati degni di quella fede che si ha per i precedenti, dal momento che la successione dei Profeti non è stata [da allora] sufficientemente chiara.
Ora i fatti mostrano con evidenza quale fede noi abbia­mo nelle nostre Scritture dal momento che durante tutti i secoli che sono trascorsi non c’è stato nessuno che abbia osato ag­giungervi, o togliervi, o cambiarvi alcunché.
Anzi, tutti i Giudei, fin dal loro nascere, portano innestata la credenza che siano dei comandamenti di Dio e la volontà di metterli in pratica e, se occorra, di morire per essi.
Giuseppe Flavio, Contro Apione 1.8

Giuseppe Flavio cita 22 libri (lo stesso numero delle lettere dell’alfabeto ebraico) e non 39 perché molti testi sono stati raggruppati (1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re, 1 e 2 Cronache; i dodici profeti minori...).

La Versione dei Settanta, la traduzione greca dell’Antico Testamento iniziata nel 3 sec. a.C. e utilizzata dagli Ebrei della diaspora e dai cri­stiani, testimonia a favore di una certa stabilità del canone dell’Antico Testamento: tutti i manoscritti completi comprendono i 39 libri ricono­sciuti da Ebrei e protestanti laddove la definizione dei libri suppletivi varia secondo i manoscritti.

L’assemblea rabbinica della scuola di Jamnia (80-100 d.C.) – talvolta, a torto, definita come “concilio ufficiale dell’ebraismo”, in occasione della quale si sarebbe definito il canone veterotestamentario – ha finalmente chiarito quanto già evidente fin da allora.

Gli scritti rabbinici di quel tempo rivelano che cinque libri erano stati oggetto di discussione:

  • Ezechiele (a causa delle discordanze tra gli elementi del tempio cui si fa riferimento e quelli del tabernacolo);
  • i Proverbi (a causa di apparenti contraddizioni);
  • l’Ecclesiaste (i cui detti sapienziali davano adito a una saggezza troppo “umana”);
  • il Cantico dei cantici (dal contenuto giudicato erotico);
  • Ester (in quanto privo di riferimenti a Dio).

Questi libri erano definiti antilegomena (part. gr. che significa: “[libri] di­scussi, controversi”).

Per decisione unanime tali contestazioni furono la­sciate cadere già nel 2° secolo dell’era corrente.

Il prologo del Siracide (testo deuterocanonico risalente al 2° sec. a.C.) accenna già alla tripartizione dell’Antico Testamento: Legge, Profeti, Scritti.

Questo stesso libro è esplicitamente indicato come non canonico dal Talmud+, in cui si opera una distinzione fra i libri autorevoli (gli ultimi dei quali risalgono al 5° sec. a.C.) e gli scritti successivi:

Alla morte di Aggeo, Zaccaria e Malachia, gli ultimi profeti, lo Spirito Santo ha cessato [la sua attività] in Israele.
Tosafot, Sota 13.2
I libri di Ben-Sira [Siracide] e tutti i libri che sono stati scritti in seguito non rendono le mani impure (= non sono canonici).
Tosafot, Yadayim 2.13

Dal canto suo, anche il Nuovo Testamento accenna sovente alla tripar­tizione dell’Antico Testamento propria del testo ebraico (vd. ad es. Luca 24:44) e cita spesso alcuni passi dei vari libri, riconoscendone l’autorevo­lezza.

Ed Ezechiele e Proverbi rientrano nel novero!

Un ordine variabile

Chiunque utilizzi diverse traduzioni della Bibbia si sarà domandato al­meno una volta: “Perché l’ordine dei libri dell’Antico Testamento varia da una Bibbia all’altra?”

Il fatto è che alcune edizioni seguono l’ordine della Bibbia ebraica mentre altre prediligono quello della versione greca, la Septuaginta.

  • La Bibbia ebraica (Tanàkh) è composta da tre parti: la Legge (la Torah, ossia il Pentateuco), i Profeti (Nĕbi’īm) e gli altri Scritti, o Agiografi (Kĕtūvīm).
  • Nella Versione dei Settanta (Septuaginta) l’Antico Testamento è di­viso in quattro parti: il Pentateuco, i libri storici, i libri poetici e i libri profetici.

Una curiosità: gran parte delle edizioni della Bibbia che comprendono i libri apocrifi deuterocanonici seguono il canone greco ma, di fatto, adot­tano sovente l’ordine del canone ebraico, mentre quelle che non inclu­dono gli apocrifi seguono l’ordine del canone greco.

Va’ a sapere perché...

Il canone del Nuovo Testamento

Riconoscimento di un canone

Alcuni passi del Nuovo Testamento presentano già come canonici altri scritti neotestamentari.

  • 1 Timoteo 5:18 cita un passo tratto da Luca 10:7 introducendolo con l’espressione già usata per i testi dell’Antico Testamento: “La Scrit­tura dice...”.
  • Con riferimento alle lettere di Paolo, Pietro parla di “altre Scritture”: ciò significa che l’apostolo riconosceva le lettere paoline come “Scrittura+” (vd. 2 Pietro 3:15-16).

Successivamente al ministero di Gesù iniziarono ben presto a circolare le prime lettere di Paolo (“l’apostolo delle genti” iniziò a scrivere intorno al 50 d.C.) e, in seguito, i Vangeli (quelli di Matteo, Marco e Luca a partire dal 60-70 d.C.)

Nella storia della Chiesa questi primi libri hanno iniziato a diffondersi rapidamente quale “deposito” prezioso da conservarsi fe­delmente (vd. 1 Timoteo 6:20; 2 Timoteo 1:13-14).

Antichi scrittori cristiani citano i passi del Nuovo Testamento come insegnamenti autorevoli:

E neppure pregate come gli ipocriti, ma come comandò il Signo­re nel suo vangelo, così pregate:
“Padre nostro che sei nel cielo, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi il nostro debito, come anche noi lo rimettiamo ai nostri debitori, e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal male; perché tua è la potenza e la gloria nei secoli”.
Didachè+ 8.2 (in cui si cita Matteo 6:5, 9-13)
Credo che voi siate molto versati nelle sacre lettere; esse non hanno più per voi alcun segreto, cosa che a me non è concessa. Questo solo vi ricordo, come è detto nella Scrittura: sdegnatevi pure, ma non vogliate peccare e il sole non tramonti sopra l’ira vostra. Beato chi se ne ricorderà, come io credo che facciate voi.
Policarpo+ di Smirne, Lettera ai Filippesi 12:1 (citando Efesini 4:26, tra il 110 e il 120)

Diversi passi biblici indicano che gli autori ispirati consideravano i pro­pri scritti come parte di un insieme coeso e ben definito (Matteo 5:18; Apocalisse 22:7, 18-19).

Successivamente la canonicità di alcune lettere quali Ebrei, Giacomo o 2 Pietro è stata messa in discussione.

Ma, anche in questo caso, entra in ballo la coscienziosità dei cristiani, i quali si interrogavano sull’origine apostolica diretta e indiretta di tali scritti: quando la tracciabilità fu evi­dente non vi furono più discussioni.

È altresì importante notare che tali dispute avevano lo scopo di fissare i limiti del canone, e non il suo centro, il quale non è mai stato messo in discussione.

I criteri e le ragioni della scelta

Dove i sostenitori della “teoria del complotto” (con riferimento alla for­mazione del canone biblico) sbagliano è sulla presunta assenza di traspa­renza con cui sarebbero stati selezionati i libri del Nuovo Testamento.

I criteri di selezione dei libri neotestamentari canonici sono stati, al con­trario, adottati alla luce del sole e sono di dominio pubblico.

Nell’operare tale selezione si è cercato di capire se i vari scritti provenissero, diretta­mente o indirettamente, da un apostolo di Cristo, vale a dire da un testi­mone oculare.

In caso positivo, il testo in questione veniva accolto, in caso contrario veniva respinto.

La pseudoepigrafia (falsa attribuzione di un’opera di autore ignoto a un autore illustre) è sempre stata un elemento discriminante.

I testi risul­tati pseudoepigrafi venivano scartati.

In sintesi, si può dire che i criteri di selezione dei libri canonici del Nuovo Testamento sono stati i seguenti:

  • l’autorità apostolica;
  • l’ortodossia;
  • l’antichità;
  • l’universale riconoscimento da parte delle comunità cristiane.

Cosa implica il fatto che nella Lettera di Giuda si citi un testo non biblico?

Nella Bibbia si trovano alcune citazioni di testi extrabiblici.

Come nel caso dell’apostolo Paolo, il quale ad Atene cita un verso del poeta greco Arato (vd. Atti 17:28), o come nel caso di Giuda, che cita il Primo libro di Enoc (vd. Giuda 14-15).

Tali fonti esterne al Nuovo Testamento possono servire all’autore come esempio oppure a sostegno dei suoi argomenti.

Il testo citato non è necessariamente un testo ispirato, nondimeno può servire a spiegare come ovunque sia possibile trovare un’affer­mazione veritiera laddove la si sappia discernere alla luce della Bibbia.

Per esempio, l’islam insegna che ci sarà un giudizio finale.

E in questo ha ragione, poiché la Bibbia stessa lo afferma a chiare lettere.

Ciò non vieta, tuttavia, di ritenere che molte dottrine dell’islam siano, invece, erronee.

Nel caso di Giuda è possibile intuire che l’autore si rivolga a sedicenti profeti attratti dalle teorie gnostiche formulate principalmente nel Libro di Enoc e ritorca contro di loro i loro stessi insegnamenti.

La proliferazione di varie eresie fu uno dei motivi che spinsero la Chiesa a ratificare l’elenco ufficiale dei libri canonici.

I movimenti ere­ticali, infatti, traevano spunto da testi pseudoepigrafi e/o rifiutavano arbitrariamente alcuni libri del Nuovo Testamento a favore di altri.

L’eresia marcionita ne è un classico esempio.

Il vescovo Marcione di Sinope giunse a Roma intorno al 130 d.C. e vi introdusse la propria dot­trina.

Marcione redasse un suo personale elenco di libri canonici com­prendente il solo Vangelo di Luca e le lettere di Paolo (da tale elenco erano esclusi l’Antico Testamento, gli altri Vangeli e le restanti lettere).

Immediata giunse la replica con cui la Chiesa ribadì i libri ritenuti ispirati fin dal primo secolo.

Da allora furono stilate diverse liste di libri canonici quali, ad esempio, la lista di Ireneo o il canone muratoriano (intorno al 170 d.C.).

Col tempo il dibattito sui libri controversi finì gradualmente coll’esaurirsi.

Verso la fine del 4° secolo, nella sua trentanovesima Lettera pasquale, il vescovo Atanasio riconosce che il Nuovo Testamento è for­mato dai 27 libri che oggi conosciamo.

Le antiche testimonianze pervenuteci ci permettono di ricavare diversi elenchi di libri considerati come parte del canone neotestamentario nelle varie epoche (il simbolo X nella tabella che segue indica i testi effettiva­mente riconosciuti come canonici):


Libro Ireneo (ca 130-200) Canone Muratoriano (ca 170-210) Eusebio di Cesarea (ca 260-340)(cfr. Storia Ecclesiastica 3.25) Atanasio (ca 367, secondola 39° lettera pasquale)
Matteo X X X X
Marco X X X X
Luca X X X X
Giovanni X X X X
Atti degli apostoli X X X X
Romani X X X X
1 Corinzi X X X X
2 Corinzi X X X X
Galati X X X X
Efesini X X X X
Filippesi X X X X
Colossesi X X X X
1 Tessalonicesi X X X X
2 Tessalonicesi X X X X
1 Timoteo X X X X
2 Timoteo X X X X
Tito X X X X
Filemone X X X X
Ebrei Non citato Non citato X X
Giacomo X Non citato Discusso X
1 Pietro X Non citato X X
2 Pietro Non citato Non citato Discusso X
1 Giovanni X X X X
2 Giovanni X X Discusso X
3 Giovanni Non citato Non citato Discusso X
Giuda X X Discusso X
Apocalisse diGiovanni X X X se ritenuto idoneo X
Altri libri        
Sapienza Non citato X Non citato
Apocalisse diPietro Non citato X Non autentico Non citato
Pastore di Erma Non citato Per lettura privata Non autentico Lettura permessa
Atti di Paolo Non citato Non citato Non autentico Non citato
Lettera di Barnaba Non citato Non citato Non autentico Non citato
Didachè Non citato Non citato Non autentico Lettura permessa
Vangelo degliEbrei Non citato Non citato Non autentico Non citato

Tabella ispirata all’articolo “Canon (NT)” tratto da The Illustrated Bible Dictionary, Leicester, InterVarsity Press, 1980, vol. 1, p. 241

Decisione umana o divina?

Quanto sopra esposto ci porta a concludere che non fu né la Chiesa né alcun’altra istituzione umana a stabilire d’autorità quali libri dovessero o non dovessero far parte della Bibbia.

Al contrario, sembra del tutto lo­gico riconoscere con certezza che le Scritture si sono autenticate da sole, come ebbe a commentare Giovanni Calvino:

Se la Chiesa cristiana in ogni tempo è stata fondata sulla predi­cazione degli Apostoli e sui libri dei Profeti ciò significa che la validità di questa dottrina ha preceduto la Chiesa, la quale su diessa è edificata; così come le fondamenta precedono l’edificio.
È dunque vana fantasticheria attribuire alla Chiesa il diritto di giu­dizio sulla Scrittura, come se ci si dovesse tenere a quello che gli uomini hanno stabilito per sapere se è parola di Dio oppure no. [...]
Infatti la Scrittura è in grado di farsi riconoscere per virtù po­tente e infallibile, così come le cose bianche o colorate mostrano il loro colore e le cose dolci o amare il loro sapore.

Istituzione della religione cristiana, UTET, 2009, vol. 1, 1.7.2, pp. 175-176

Per alcuni libri biblici il riconoscimento da parte della Chiesa avvenne gra­dualmente (non perché il testo biblico fosse messo in discussione ma a causa della limitatezza e della fallibilità del giudizio umano).

Degno di nota è il fatto che, pur non avendo mai indetto un concilio ecumenico al riguardo, tutte le chiese cristiane del mondo riconoscono grossomodo gli stessi libri della Bibbia.

Come non ravvisare in tutto ciò l’intervento di Dio?

Prospettiva storica: Lutero e il canone

L’atteggiamento del noto riformatore Martin Lutero rispetto ad alcuni libri canonici potrebbe sorprendervi.

Lutero espresse delle riserve sulla canonicità di diversi libri del Nuovo Testamento (Ebrei, Giuda e Apocalisse) ritenendoli non equiparabili agli altri libri biblici.

Arrivò a definire la Lettera di Giacomo una “lettera di paglia, priva di costrutto evangelico.

Occorre fare due brevi premesse:

  1. Lutero era soltanto un uomo e la sua parola non era ispirata come lo era stata quella degli scrittori biblici; potrebbe dunque essersi sbagliato, come sbagliano molti teologi ancora oggi... e come è avvenuto in questo caso!
  2. Lutero aveva le sue personali ragioni per mantenere tale posizione: la scon­volgente (ri)scoperta della salvezza per grazia mediante la fede.
    Questa era, infatti, il fondamento e il fulcro della Riforma.
    È comprensibile che Lutero avesse qualche difficoltà ad accettare una lettera – quella di Giacomo – in cui si rileva il valore delle opere quale segno visibile dell’autenticità della fede.

Tale atteggiamento non è poi molto diverso da quello che adottiamo anche noi scegliendo i testi biblici che vogliamo leggere e meditare e disinteressan­doci degli altri.

A modo nostro, anche noi ci costruiamo un canone nel canone!

Tratto da Fede Consapevole

Pubblicato in: La Bibbia

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