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La Bibbia è ispirata: cosa significa?

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La fede cristiana si basa in gran parte sulla Bibbia. Nelle parole dell’uomo c’è Dio.

Ma perché fa riferimento alla Bibbia piuttosto che a un altro libro? La risposta è semplice: perché la Bibbia è ispirata.

Questo è, infatti, ciò che credono i cristiani. La domanda è, piuttosto, che cosa significa, esattamente, “ispirata”.

Che cos’è l’ispirazione della Bibbia?

Dopo aver citato un passo dell’Antico Testamento Gesù non esitava a definirlo come “parola di Dio” (Matteo 15:6). In alcuni versetti il concetto di ispirazione è esplicito.

Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia.
2 Timoteo 3:16

Sappiate prima tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo.
2 Pietro 1:20-21

In questi due versetti si afferma che lo Spirito di Dio ha agito per mezzo degli autori umani della Bibbia.

Ma... attenzione!

Non bisogna fraintendere il termine “ispirazione”.

Non si tratta qui dell’ispirazione del poeta che, di fronte a un magnifico paesaggio, componga un bel sonetto o di un compositore che scriva una bella canzone per la donna amata.

Quando si parla della Bibbia il concetto di ispirazione designa il ruolo dello Spirito Santo, il quale ha comunicato la parola di Dio servendosi di scrittori umani.

Si dovrebbe quindi parlare di “sospiro”, di alito divino, quello che ha incoraggiato l’autore umano con tutte le sue facoltà (intelligenza, memoria, capacità di analisi, la conoscenza geopolitica del suo tempo, le sue emozioni, la sua persona ecc.) esortandolo dolcemente ma fermamente a scrivere per conto di Dio.

Questo è quanto si vuole esprimere nel passo succitato dalla seconda lettera di Pietro: lo Spirito Santo ha agito sugli autori della Bibbia come fa il vento con le vele di una nave: il vento soffia, le vele si gonfiano e l’imbarcazione procede speditamente.

Così lo scrittore umano scrive ciò che il vento dello Spirito gli suggerisce.

Spunto di riflessione

Benché sia composta da diversi libri scritti in epoche diverse e da persone diverse, la Bibbia si presenta come un’indiscussa unità.
Sembra proprio di trovarsi davanti a un unico libro.
È sufficiente leggerla per coglierne la congruenza.
Per i credenti la Bibbia è la Parola di Dio trasmessa all’umanità.
Possiamo dimostrarlo?
Non direttamente e non in modo assoluto, benché sia possibile avanzare parecchie argomentazioni a favore.
Ma si tratta anche di una questione di fede, di convinzione.
MaBible.net, Società Biblica di Ginevra, V25

Fin dove arriva l’ispirazione

Tutti i libri della Bibbia sono ispirati oppure lo sono soltanto alcuni?

L’origine divina della legge è ribadita a più riprese, non soltanto con l’uso ripetuto di affermazioni quali “Dio pronunciò tutte queste parole” (Esodo 20:1 a proposito dei dieci comandamenti) oppure “Il Signore/Dio parlò/disse a Mosè” (ad es. Esodo 12:1; questa locuzione ricorre almeno settanta volte nel Pentateuco).

La grande frequenza (oltre 380 occorrenze) della locuzione: “(Così) dice il Signore”, cui vanno ad aggiungersene altre quali, ad esempio:“La parola del Signore mi fu rivolta in questi termini”, non lascia adito ad alcun dubbio: è Dio a parlare per bocca dei profeti.

Del resto, molti altri passi biblici lo confermano a chiare lettere:

Poi il Signore stese la mano e mi toccò la bocca; e il Signore mi disse: “Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca”.
Geremia 1:9

Oracolo, parola del Signore, rivolta a Israele per mezzo di Malachia...
Malachia 1:1

L’identificazione tra le parole del profeta e quelle del suo Dio è tale che in alcuni passi biblici è difficile discernere quale dei due stia parlando.

Ciò è particolarmente evidente in Abacuc 2:1, dove il pronome sottinteso “io” designa, di volta in volta, il profeta e il Signore.

Io starò al mio posto di guardia, mi metterò sopra una torre e starò attento a quello che il Signore mi dirà, e a quello che dovrò rispondere circa la rimostranza che ho fatta.

Il Nuovo Testamento riconosce l’ispirazione dell’Antico Testamento.

In Matteo 19:4-5 leggiamo come Gesù, citando Genesi 2:24, dichiari: “il Creatore... disse” attribuendo così a Dio le parole dell’autore umano.

Inoltre lo Spirito Santo è presentato come colui che ispira lo scrittore biblico, o come colui che ha parlato per bocca sua:

Fratelli, era necessario che si adempisse la profezia della Scrittura pronunciata dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda.
Atti 1:16 (in cui si fa riferimento ai Salmi; vd. anche Matteo 22:43; Atti 4:25)

È ancora lo Spirito Santo che rende gli apostoli capaci di trasmettere fedelmente le parole di Gesù, secondo quanto Gesù stesso aveva promesso loro:

...il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto.
Giovanni 14:26

Quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità.
Giovanni 16:13

Dalla testimonianza biblica risulta che l’ispirazione (ossia l’influenza divina esercitata sugli autori umani durante la stesura del testo biblico) non si può ritenere limitata ad alcuni singoli testi o singole categorie di testi.

  • Con il termine ispirazione plenaria si indica che la Bibbia è interamente ispirata, nel suo insieme e in ogni sua singola parte.
  • Con il concetto di ispirazione verbale (dal lat. verbum, “la parola”) si intende che l’ispirazione riguarda le parole usate nel testo originario (vd. Galati 3:16, in cui Paolo si sofferma su un termine dell’Antico Testamento).

Spunto di riflessione

“Ci spingiamo oltre affermando che si trattò di una ‘ispirazione verbale’, vale a dire che le parole stesse utilizzate dagli scrittori erano ispirate.
D’altro canto, questo è quanto essi stessi sostenevano.
L’apostolo Paolo, per esempio, poteva affermare di non usare ‘parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito’
(1 Corinzi 2:13)”
John R.W. Stott (1921-2011), “Grace and Truth”,
Understanding the Bible, Scripture Union, 2014

Ciò non significa che le lingue utilizzate nei testi originali siano sacre e che i testi resi dalle traduzioni non siano validi.

Significa, piuttosto, che lo Spirito Santo ha presieduto alla redazione dei testi anche nelle singole parole usate.

Una parola può cambiare radicalmente il significato di un testo o di un concetto.

Sostenere l’ispirazione verbale equivale ad affermare che Dio non si è accontentato di ispirare i concetti o di dare una linea guida agli agiografi (gli scrittori) ma che ha addirittura curato la scelta delle parole.

In sostanza, cosa cambia?

Oltre a quelli dell’ispirazione plenaria e verbale, all’interno del cristianesimo sono stati formulati altri concetti di ispirazione che, però, non trovano riscontro nelle affermazioni dei testi biblici.

  • L’ispirazione naturale: gli autori biblici erano delle grandi menti che non avevano bisogno di aiuto soprannaturale per scrivere.
    Così il testo biblico non sarebbe Parola di Dio, non sarebbe infallibile.
  • L’ispirazione parziale: alcune parti della Bibbia sarebbero ispirate (ad es., quelle in cui si esprimono concetti altrimenti inconoscibili oppure quelle che riguardano la salvezza), a differenza di altre (quali, ad es., i resoconti storici, i quali possono essere supportati da altre fonti).
    Così alcune parti della Bibbia o alcuni insegnamenti sono da ritenersi Parola di Dio (e pertanto attendibili) laddove altri sarebbero erronei.
  • L’ispirazione concettuale: i concetti biblici sarebbero ispirati ma non le parole usate per esprimerli; gli autori avrebbero così scelto liberamente le parole per esprimere i concetti trasmessi loro da Dio.

Chi pensa che la Bibbia non sia interamente Parola di Dio e che l’uomo abbia facoltà di determinare, con l’uso della ragione, ciò che è ispirato e ciò che non lo è, si mette sullo stesso piano di Dio.

Ci troviamo di fronte a un bel problema di metodo!

Per i cristiani la Bibbia è molto più di una semplice attestazione umana della rivelazione divina, molto più di una semplice raccolta di riflessioni umane su Dio o di informazioni sull’esperienza religiosa d’Israele e della Chiesa primitiva.

La Bibbia ha un’origine divina.

Quando si parla di ispirazione della Bibbia si afferma che gli autori biblici sono stati i mezzi usati da Dio per rivelarsi agli uomini.

Rivolgendosi a noi tramite degli autori umani, Dio si è abbassato al nostro livello.

Per parafrasare il riformatore Giovanni Calvino, si può affermare che Dio ha usato il nostro modo di esprimerci per farsi capire, come fa una mamma premurosa adattando le proprie parole al grado di comprensione del bambino.

Spunto di riflessione

“...Dio, per così dire, balbetta con noi come le balie fanno con i piccoli bambini per adeguarsi a loro”.
Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana,
UTET, 2009, vol. 1, 1.13.1, p. 225

Tratto dal libro “Fede Consapevole”

Pubblicato in: La Bibbia

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