Che cos’è la Bibbia?

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Una rivelazione di Dio

“Hai un nuovo messaggio”.

Quando vediamo queste parole comparire sullo schermo del computer o del nostro smartphone sappiamo che qualcuno desidera comunicare con noi, per posta elettronica o con un sms, perché ci deve dire qualcosa.

Questo è esattamente ciò che accade con la Bibbia: Dio vuole comunicare con noi perché ha qualcosa da dirci. Il Dio onnipotente, il Creatore, il Re dei re... si rivolge a noi uomini e, dunque, anche a me: è incredibile!

Il Signore non si limita a rivelarsi nel suo libro aperto, che è il creato: egli si rivolge personalmente agli esseri umani per mezzo della Bibbia e, soprattutto, del vangelo, tramite Gesù Cristo.

Ripensare alla Bibbia significa chiedersi perché Dio abbia voluto contattarci e rivelarci il suo progetto per l’umanità.

In effetti, per i cristiani la Bibbia non è un semplice libro ma è la Parola vivente rivolta all’uomo da un Dio amorevole.

SPUNTO DI RIFLESSIONE

“Ci basta guardare la natura per comprendere che esiste Dio. Possiamo vedere che Dio ama i fiori e gli animali, altrimenti non li avrebbe creati. Ma le informazioni sulla persona di Dio le incontriamo soltanto nella Bibbia, cioè nell’autobiografia di Dio”.

Jostein Gaarder, Il mondo di Sofia, Longanesi & C., 1994, p. 200

Una biblioteca con il vangelo al centro

La parola “Bibbia” deriva dal gr. ta biblia (“i libri”, plurale di to biblion, “il libro”). Ecco cos’è la Bibbia: una biblioteca divisa in due parti:

  • l’Antico Testamento, che Ebrei e cristiani riconoscono come testo sacro, il quale si compone di 39 libri (beh, non per tutti, come vedremo in un altro articolo); redatti principalmente in ebraico (qualcuno scritto in aramaico) all’incirca tra il 15° e il 5° sec. a.C.;
  • il Nuovo Testamento, che i cristiani ritengono ispirato, consta di 27 libri, scritti in greco nel 1° sec. d.C.

In totale 66 libri.

La Bibbia ha molti nomi ma le nostre versioni hanno mantenuto l’appellativo “testamento” (Antico e Nuovo) per designarne le parti principali.

Il corrispondente sostantivo greco “diathêkê” ha un significato più ampio rispetto all’italiano, tra cui quello di “patto”, “alleanza”, “contratto”.

Perché questo termine? Per esprimere il fulcro del messaggio biblico: il rapporto tra Dio e gli uomini.

Dio rivela il suo piano di salvezza

L’Antico Testamento

L’Antico Testamento inizia dal libro della Genesi, in cui si descrive come Dio abbia posto l’uomo al centro del creato per stringere alleanza con lui.

Infatti, quando Dio entra in relazione con l’uomo lo fa nel contesto di un patto.

L’iniziativa parte da Dio che, entrato in relazione con l’uomo, fissa i termini del patto.
Ciò avviene nell’Eden, dove Dio concede all’uomo l’usufrutto dell’intero creato.

Nondimeno, affinché l’umanità non s’insuperbisca e non pretenda di essere come Dio, il Creatore gli impone un divieto: quello di mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male (vd. Genesi 2:17).

Ma Adamo ed Eva, i primi esseri umani, rifiutano il loro Creatore ed egli li allontana dalla sua presenza.

Tutto l’Antico Testamento narra quindi di un Dio che si impegna a riannodare il rapporto spezzato dal peccato e a riaprire all’uomo le porte del regno.

Stabilisce un primo patto con Noè (vd. Genesi 9:9-17), poi con Abraamo (vd. Genesi 12:1-3; 17:1-21) e i suoi discendenti, che andranno a formare il popolo d’Israele.

Dio non smette di rinnovare le sue promesse.

Il Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia), i 12 libri storici, i 5 libri poetici e i 17 libri profetici raccontano, ciascuno secondo il proprio genere, la tumultuosa storia del rapporto tra Dio e il suo popolo.

Questi libri annunciano inoltre la buona notizia del prossimo avvento del Messia, il quale ripristinerà definitivamente il rapporto tra Dio e gli uomini, e la conclusione di un nuovo patto (vd. Geremia 31:31-34).

 

Il Nuovo Testamento

Il Nuovo Testamento ci mostra che le promesse di Dio trovano pieno compimento in Gesù Cristo.

In lui e per mezzo di lui Dio stabilisce un nuovo patto (già annunciato nell’Antico Testamento) che adempie e sopravanza il precedente (vd. Ebrei 7–10).

I Vangeli (4 libri) raccontano il vangelo, la “buona notizia”, vale a dire l’opera compiuta da Gesù Cristo per rendere possibile una nuova alleanza.

Il libro degli Atti degli Apostoli descrive gli albori della Chiesa; le lettere degli apostoli Paolo, Giacomo, Pietro, Giovanni e Giuda (21 libri) spiegano l’opera unica di Gesù e le sue conseguenze pratiche per i cristiani.

La Bibbia termina con il libro dell’Apocalisse, il quale annuncia gli eventi degli ultimi tempi a partire dalla morte di Gesù fino alla sua manifestazione e alla sua vittoria finale.

Da questa rapida carrellata si capisce che fin dalla creazione Dio non ha mai smesso di parlare agli uomini, di usare loro la sua grazia, di cercare di ricondurli a sé.

E soprattutto ci permette di vedere che il vangelo è il fine e il cuore della rivelazione di Dio agli uomini.

È in Gesù Cristo che si realizzano tutte le promesse fatte da Dio agli uomini (vd. 2 Corinzi 1:20).

 

Un testo variegato

I vari libri di cui si compone la Bibbia appartengono a diversi generi letterari: storia, poesie, canzoni, letteratura sapienziale, codici, registri, profezie, epistolari, parabole ecc.

Diversi sono gli appellativi con cui si indica il testo biblico: l’elenco qui di seguito non ha alcuna pretesa di completezza.

– Con l’appellativo “la Scrittura” nel Nuovo Testamento si suole definire un passo dell’Antico Testamento (cfr. Marco 12:10; Luca 4:21; Romani 9:17; Galati 3:8); le parole di Gesù (Giovanni 2:22); un passo dello stesso Nuovo Testamento (vd., ad es., 1 Timoteo 5:18 in cui si cita Luca 10:7); la Bibbia nel suo insieme (vd. 2 Timoteo 3:16).

– Si indicano come “le Scritture” i passi veterotestamentarii citati nel Nuovo Testamento (cfr. Matteo 25:54, 56); l’Antico Testamento nel suo insieme (vd. Matteo 22:29; Luca 24:27, 45); altri testi del Nuovo Testamento citati nel medesimo (in 2 Pietro 3:16 si parla degli scritti dell’apostolo Paolo).

– “Le sante Scritture” (Romani 1:2).

– “Insegnamenti, precetti, statuti, comandamenti, decreti, parola...”. Il Salmo 119 evoca la Parola di Dio quasi in ogni versetto, ogni volta designando la legge di Mosè (e, in senso esteso, tutte le Scritture; vd. anche Salmo 19:8-10) con un appellativo differente.

– “L’antico patto” (2 Corinzi 3:14).

– “Testamento” (Galati 3:17).

– L’apposizione “il libro (di)...” si usa per indicare un libro biblico in particolare: “il libro dei Salmi” (Luca 20:42), “il libro del profeta Isaia” (Luca 4:17), “il libro di Mosè” (Marco 12:26, con riferimento al libro dell’Esodo), “il libro” del Vangelo di Giovanni (Giovanni 20:30) o “il libro” dell’Apocalisse (Apocalisse 22:7-19).

– “La parola di Dio” (Matteo 15:6).

Nel Nuovo Testamento le citazioni della Bibbia (che all’epoca comprendeva solo l’Antico Testamento) erano frequentemente introdotte dalla locuzione “è/sta scritto”.

Questa era la formula che usavano, ad esempio, lo stesso Gesù (vd. Matteo 4:4, 6, 7, 10 ecc.), gli apostoli (vd. Atti 15:15) e l’apostolo Paolo (vd. Romani 1:17; 2:24; 3:4, 10 ecc.).

 

[ FAQ ]

Perché dovrebbe interessarmi un libro di duemila anni fa?

La Bibbia è stata scritta molto tempo fa, questo è vero, ma è stata ispirata da un Dio che è ancora vivo, che non è cambiato né mai cambierà: ciò che Dio mi dice di sé e del suo desiderio di instaurare una relazione con me non ha età.

Non è invecchiato nemmeno di un giorno.

Inoltre, nonostante gli impressionanti progressi della scienza e della tecnica, neppure l’uomo è sostanzialmente cambiato.

È sempre, come Adamo, creato a immagine di Dio ma ribelle nei confronti del suo Creatore; è sempre schiavo del peccato e sotto il peso di una condanna a morte; ha tuttora un bisogno disperato che Dio venga a salvarlo mediante la grazia.

Oggi più che mai il messaggio della Bibbia è diretto a lui.

A ciascuno di noi.

Tratto da Fede Consapevole pag. 113-117

Pubblicato in: La Bibbia

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