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La Bibbia e l'uomo

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Secondo la Bibbia l’uomo è un essere creato a immagine di Dio

Poi Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti rettili che strisciano sulla terra”.

Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.

Genesi 1:26-27

Un riferimento divino

Nel crearlo a propria immagine, Dio offre all’essere umano le migliori referenze possibili – una divina “lettera di raccomandazione” – poiché l’essere umano è la sua effigie (trad. lett. di “immagine”).

Dio fa di ciascuno di noi il proprio rappresentante, il proprio ambasciatore sulla terra.

Che privilegio!

La nostra identità e il nostro valore risiedono in Dio!

Non abbiamo bisogno di confrontarci con gli altri: il nostro primo interlocutore è Dio! Dio non ci offre solamente una posizione privilegiata rispetto a tutte le altre creature ma anche un rapporto privilegiato con lui.

Con tale collegamento diretto al “server centrale”, l’essere umano può mettere in campo tutte le proprie facoltà poiché riceve direttamente dalla “fonte” la capacità di pensare, di esprimersi e di agire.

Spunto di riflessione

“Riconosciamo che questa immagine si trova piuttosto in quelle tre facoltà: la memoria, l’intelligenza, la volontà.

Quella che ora chiamo intelligenza, è quella con cui comprendiamo quando pensiamo, cioè quando il nostro pensiero è informato da ciò che scopriamo presente nella memoria, ma non era pensato; e quella che chiamo volontà, amore o dilezione, è il principio che unisce il termine generato a quello che genera, ed è in qualche modo comune all’uno e all’altro”.

Sant’Agostino+, La Trinità 14.7.10

L’impronta dell’artefice

Grazie alla sua condizione di “creatura originale”, l’essere umano è il capolavoro recante la firma personale di Dio, del cui carattere e dei cui attributidiviene l’espressione visibile.


dubbio creazione uomo

  • Poiché Dio è buono, l’essere umano è altresì dichiarato “buono (vd. Genesi 1:31) in sede di creazione.
    Anche dopo la disubbidienza dell’uomo e della donna, e perfino dopo la separazione con il suo Creatore,l’essere umano rimane la controparte di Dio, benché ne presenti un’immagine sbiadita e meno evidente.
    Immagine che diviene una caricatura quando l’uomo diventa “disumano”. Ecco che l’umanità ha bisogno di essere rigenerata, rinnovata, trasformata (vd. 2 Corinzi 3:18; Colossesi 3:10; Efesini 4:23-24).
  • Poiché Dio è spirito, anche l’essere umano è in grado di pensare, di fare uso di concetti complicati.
  • Poiché Dio regge la creazione mediante la propria Parola, anche l’essere umano ha avuto in dono la capacità di esprimersi con un linguaggio articolato (Genesi 2).
  • Essendo un essere relazionale, Dio ha creato nell’uomo il bisogno di relazionarsi e socializzare.

Una specificità umana

Il concetto di creazione a immagine di Dio si applica soltanto all’essere umano: non è mai associato né agli angeli né agli animali.

Contrariamente a quanto si pensava nell’antichità, quando soltanto al re o al faraone era concesso di rappresentare la divinità sulla terra, questo privilegio è concesso all’umanità intera, senza distinzione di classe, razza o sesso.

Se è vero che l’uomo, al pari degli animali, riceve da Dio la vita e, con essa, l’ordine di crescere e moltiplicarsi (vd. Genesi 1:22, 28), è altresì vero che, a differenza degli animali, si distingue per la sua capacità di pensare, di parlare, di “creare”, di governare la terra e per il suo senso religioso.

Inoltre, a differenza degli animali, l’essere umano non deve necessariamente lasciarsi guidare dai propri istinti, essendo stato creato con la facoltà di scegliere.

Spunto di riflessione

“L’uomo non è né angelo né bestia, e disgrazia vuole che chi vuol fare l’angelo fa la bestia”.

Blaise Pascal, Pensieri, Pensiero n. 359

Corpo, anima e spirito

Nella Bibbia si contano svariate definizioni per indicare l’essere interiore dell’uomo. Ciò premesso, alcuni cristiani propendono per la tripartizione dell’essere umano, operando in tal senso una chiara distinzione tra “anima” e “spirito”.

Lo spirito, vale a dire la parte trascendente dell’uomo, è quello che permette di ricevere lo Spirito Santo laddove l’anima sarebbe una componente carnale, quella orientata verso il mondo.

Tale suddivisione tripartita dell’essere umano è detta “tricotomica” (dal gr. trícha, “in tre parti”).

“Dicotomica” è, invece, la visione di coloro che si attengono al dualismo “uomo esteriore-uomo interiore”.

Alcuni cristiani d’Oriente appartenevano alla corrente “tricotomista”.

Nel 2° secolo Giustino+ Martire affermava: “Il corpo è la dimora dell’anima, e l’anima la dimora dello spirito” (Dialogo con Trifone, § 4).

Dal canto suo Origene+ (ca 185-250 d.C.) descriveva l’anima come un tramite tra corpo e spirito.

Per i cristiani influenzati dalla filosofia greca, lo spirito rappresentava la sede della ragione e del pensiero.

In tempi più recenti un’ulteriore schematizzazione tripartita “corpo-anima-spirito” è stata sostenuta dal noto scrittore e predicatore cinese Watchman Nee+: lo spirito è la parte “spirituale” dell’essere umano, quella che si relaziona esclusivamente con Dio.

A questo punto, Cosa pensare della clonazione?

La clonazione è un metodo di riproduzione asessuata: in questo caso non vi è nessun incontro di due cellule sessuali bensì un’unica cellula che fa tutto da sé.

Esperimenti condotti su animali hanno dimostrato che il clone così ottenuto non è, tuttavia, una copia identica dell’“originale”.

Infatti, l’utero in cui l’embrione si sviluppa interferisce con l’espressione dei suoi geni.

Per esempio, il nucleo della cellula di un donatore dal manto maculato può dare origine a un esemplare dal manto striato.

La clonazione umana pone un problema per due motivi, sia in relazione alla fede nel Dio Creatore che in relazione alla vocazione dell’uomo, chiamato a essere immagine di Dio.

Quando genera, l’essere umano non crea ma procrea.

Alla nascita di Caino (il cui nome può significare sia “artefice” sia “acquistato”) Eva dichiara: “Ho acquistato un uomo con l’aiuto del Signore” (Genesi 4:1).

Ciò significa che la collaborazione umana deve rimanere nei limiti dei poteri conferiti all’essere umano: “L’uomo non può e non deve formare l’uomo a propria immagine”1.

Quale immagine di Dio, l’uomo è un riflesso del suo Creatore.

Un’immagine non può essere indipendente da ciò che essa rappresenta.

Il desiderio di creare un nuovo tipo di uomo esprime un desiderio di indipendenza da Dio.

Sebbene il clone rimanga una persona (l’identità di una persona non dipende dal solo DNA!), a livello psicologico la confusione genetica rischia di sconvolgerne l’identità.

Di chi sarà il figlio? Della madre che l’ha desiderato? Della madre naturale che gli ha fornito il corredo genetico? Della madre surrogata che l’ha portato in grembo? Di colei che lo ha allattato? E chi sarà suo padre?

Inoltre, l’embrione non clonato è il frutto di un rapporto sessuale (in senso lato, nel caso di fecondazione in vitro).

Questo incontro riflette l’interdipendenza esistente in Dio stesso: l’unione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (cfr. p. 73).

Sganciata dalla sessualità, la clonazione riflette, al contrario, una volontà di autonomia, di autosufficienza.

L’affermazione di François Rabelais nel suo Pantagruel (1532) è di una sconcertante attualità: “Scienza senza coscienza non è che rovina dell’anima” (libro 2°, cap. 8).

Nella Bibbia si contano svariate definizioni per indicare l’essere interiore dell’uomo.

Ciò premesso, alcuni cristiani propendono per la tripartizione dell’essere umano, operando in tal senso una chiara distinzione tra “anima” e “spirito”.

Lo spirito, vale a dire la parte trascendente dell’uomo, è quello che permette di ricevere lo Spirito Santo laddove l’anima sarebbe una componente carnale, quella orientata verso il mondo.

Abbastanza comune negli ambienti evangelici, tale posizione presenta tuttavia gravi lacune bibliche.

Gli unici due versetti della Bibbia in cui si opera un’apparente distinzione tra anima e spirito sono, rispettivamente, 1 Tessalonicesi 5:23 ed Ebrei 4:12. Tuttavia, nel primo passo in questione l’apostolo Paolo (richiamandosi al comandamento “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua” cui si richiama il passo riportato in Luca 10:27) evoca piuttosto l’unità, la totalità dell’essere umano, e non la sua divisione.

Nel secondo passo l’autore cerca di mettere in evidenza la difficoltà di separare l’anima dallo spirito, così come le altre coppie di sinonimi riportate nel versetto. Contrariamente a tale schematizzazione, si noterà come nei Salmi anima e cuore siano rivolti allo stesso modo al Signore (vd. Salmo 84:2). Inoltre, secondo l’apostolo Paolo, è possibile pregare anche con l’intelligenza e non soltanto con lo spirito (vd. 1 Corinzi 14:14-15).

Perciò si preferisce parlare di dualità tra l’uomo interiore e quello esteriore.

Tratto da Fede consapevole

Pubblicato in: La Bibbia, L'essere umano

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