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La Bibbia: Donne del Nuovo Testamento

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Considereremo qui la figura della donna che, nel Nuovo Testamento, acquista nuova dignità ed è strumento docile e privilegiato non nelle mani bensì nel cuore di Gesù.

Il grande insegnamento delle donne bibliche è che l’accoglienza, l’ascolto e il dono di sé costituiscono la grandezza della persona.

La donna del Nuovo Testamento ha una marcia in più rispetto a quella dell’Antico: accoglie e trasmette la liberazione e la salvezza.

E, non dimentichiamolo, sarà la prima testimone della risurrezione di Gesù, fondamento dell’insegnamento cristiano, la prima vera evangelizzatrice.

Faremo la conoscenza di molte figure femminili.

Alcune di esse sono delle “peccatrici” (come se i maschietti non fossero anch’essi peccatori in ugual misura…), ma disposte alla novità e aperte al cambiamento.

E, soprattutto, riconoscenti nei confronti di colui che le salva e cambia loro la vita.

Quasi tutte, infatti, diventano sue fedelissime discepole e alcune di loro ne sosterranno la missione, anche economicamente.

Gesù loda spesso la loro fede.

Le discepole di Gesù sono state guarite e sono quindi donne libere, perché sono state “liberate” non solo dal male, dal demonio o dalla malattia, ma anche dall’oppressione sociale, una struttura che le metteva in secondo ordine e le relegava a casa in uno stato di sottomissione.

Con tale liberazione è stata data loro la dignità del discepolato.

E non di rado la loro testimonianza supera di gran lunga quella delle “matriarche” che le hanno precedute.

Cristo si presenta quindi come il liberatore dell’umanità, colui che scioglie i legami di Satana, dà dignità, accetta l’amicizia, ascolta la preghiera di chi invoca giustizia.

Maria, la madre di Gesù

Nel Vangelo di Marco, che è il più antico, Maria fa un’unica, breve comparsa.

Si tratta dell’episodio in cui lei e altri parenti vanno a trovare Gesù a Cafarnao per parlargli.

In quell’occasione Gesù, che sta predicando alla folla, domanda: “‘Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?’.

Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: ‘Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre’” (Marco 3:33-35).

Lo stesso episodio, raccontato anche da Matteo e da Luca, ha sempre destato qualche perplessità, sia in chi vi legge uno scarso attaccamento filiale e familiare di Gesù, sia in chi lo considera una diminuzione del ruolo di Maria.

In realtà, Gesù qui afferma semplicemente che la grandezza di sua madre, come quella di qualunque altra persona, sta nel fatto di avere ascoltato la Parola: “Chi ascolta la mia Parola, chi fa la volontà del Padre, questi è per me fratello, sorella e madre”.

E Maria ha certamente ascoltato la Parola, l’ha serbata in cuore e ha fatto la volontà di Dio.

Nei Vangeli di Matteo e Marco troviamo dunque ben poco a proposito di Maria.

Nel Vangelo di Giovanni si accenna alla “madre di Gesù” – neppure dunque con il nome proprio – in due sole occasioni: nell’episodio delle nozze di Cana e ai piedi della croce rispettivamente all’inizio e alla fine del ministero pubblico di Gesù.

In entrambi i casi Gesù la chiama “donna”.

Dobbiamo quindi rivolgerci al Vangelo di Luca, l’unico che si soffermi sulla figura di Maria.

È lecito presumere che l’evangelista l’abbia conosciuta.

Indubbiamente ha conosciuto la tradizione apostolica e sicuramente ha incontrato qualcuno dell’ambiente di Maria, di Nazaret, di Gerusalemme, della famiglia umana di Gesù.

Riepiloghiamo, in breve, gli episodi narrati da Luca dove è protagonista Maria.

  • Dopo l’annunciazione, viene il racconto della visita a Elisabetta, e il cantico del Magnificat: avendo ricevuto l’annuncio della salvezza, Maria si alza e si mette in cammino per verificare che la notizia dell’angelo a proposito di Elisabetta corrisponda alla realtà e appurare se davvero la sua parente (cugina?) sia in dolce attesa, dopo aver perduto la speranza di concepire.
    D’altra parte c’è, naturalmente, il desiderio di aiutarla: la giovane Maria probabilmente immagina che la gravidanza tardiva potrebbe comportare qualche problema per l’anziana gestante.
  • Segue il racconto della Natività (dove, però, Maria compare semplicemente come personaggio evocato, senza essere protagonista della narrazione).
  • Successivamente, nel racconto della presentazione al Tempio, Maria porta il bambino Gesù nel santuario di Gerusalemme, dove ascolta le parole di Simeone e di Anna, e la profezia sconvolgente che la riguarda.
  • E ancora, nell’episodio di Gesù fra i dottori del Tempio, Maria si fa interprete dei sentimenti di angoscia, suoi e di Giuseppe, rimproverando dolcemente il fanciullo per essersi allontanato senza il permesso dei suoi genitori.

Questi sono gli episodi principali, tutte “esclusive” del Vangelo di Luca.

Negli Atti degli Apostoli, ritroviamo Maria a Gerusalemme, nel cenacolo, raccolta con gli apostoli e gli altri discepoli in preghiera.

Se da una parte leggiamo che Giovanni l’ha accolta nella sua casa, non sappiamo né per quanto tempo né cosa sia successo dopo…

In seguito, infatti, Maria non viene più nominata.

Da questo punto in poi abbiamo solo leggende e racconti tradizionali.

Due o tre cose che sappiamo di lei…

Dalla Bibbia ricaviamo le seguenti informazioni su Maria, spesso indicata semplicemente come madre di Gesù:

  • L’angelo Gabriele si reca a Nazaret ad annunciare a Maria che darà alla luce il Figlio di Dio (Luca 1:26-38).
  • Maria era promessa sposa di Giuseppe, ma prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo (Matteo1:18).
  • Maria non è stata ripudiata, perché un angelo del Signore ha annunciato a Giuseppe che la sua gravidanza è opera dello Spirito Santo. Giuseppe non avrà rapporti coniugali con lei fino alla nascita di Gesù (Matteo 1:24).
  • Maria si reca a trovare Elisabetta e intona un magnifico canto di lode al Signore (Luca 1:26-56).
  • Giunta a Betlemme per il censimento, dà alla luce Gesù (Matteo 2:11).
  • Maria e Giuseppe si recano al Tempio per consacrare il loro primogenito. Qui Simeone e Anna profetizzano che Gesù sarà il Salvatore di Israele (Luca 2:32-34).
  • Poiché il re Erode vuole far uccidere Gesù (temendo che gli usurpi il trono), Maria fugge in Egitto con Giuseppe e Gesù (Matteo 2:13-14).
  • La famiglia torna dall’Egitto, perché ormai re Erode è morto e non costituisce più una minaccia. Si trasferiscono a Nazaret (Matteo 2:19-23).
  • La sacra famiglia si è recata a Gerusalemme al Tempio, ma quando giunge il momento di rientrare Giuseppe e Maria scoprono che Gesù non è con loro. Tornano indietro e lo trovano seduto in mezzo ai dottori. Maria lo rimprovera per averli fatti impensierire (Luca 2:41-51).
  • Maria custodisce nel suo cuore tutte le parole e gli avvenimenti che riguardano Gesù e medita profondamente su di essi (Luca 2:19, 51).
  • Maria e Gesù sono invitati a una festa di nozze a Cana, dove Gesù farà il primo miracolo trasformando l’acqua in vino. Terminata la festa si recano a Cafarnao (Giovanni 2:1-12).
  • Un giorno Maria va con gli altri figli a trovare Gesù (che sta predicando, forse in una sinagoga), perché gli vuole parlare. Gesù coglie l’occasione per annunciare che chiunque può essere per lui come una madre o un fratello, a patto che ascolti le sue parole e faccia la volontà di Dio (Matteo 12:46-48; Marco 3:31-35; Luca 8:19-21).
  • Quando Gesù si reca nella sinagoga di Nazaret a predicare, i suoi concittadini gli danno scarso credito, riconoscendo in lui solo il figlio del falegname e di Maria (Matteo 13:55).
  • Maria è ai piedi della croce e Gesù l’affida a Giovanni (Giovanni 19:25-27).
  • Dopo l’ascensione, ritroviamo Maria nel cenacolo insieme agli apostoli, ai fratelli di Gesù e alle donne (Atti 1:14).

Le nozze a Cana

È naturale che la prima a credere in Gesù sia sua madre!

Durante il banchetto, Maria fa presente a Gesù che è finito il vino.

Di certo, avendo custodito nel proprio cuore tutto ciò che è stato detto e predetto di Gesù fin dalla sua nascita, si aspetta da questo suo figlio qualcosa di straordinario.

Lui si nega dicendo che non è ancora giunto il momento di uscire allo scoperto, ma Maria ha fede in Gesù, come figlio e come Figlio di Dio, il Figlio della promessa.

E la sua fede gli “estorcerà” il primo miracolo: Gesù farà dunque riempire delle giare di acqua e tramuterà l’acqua in vino.

Elisabetta, una “primipara attempata”

Elisabetta, moglie del sacerdote Zaccaria (della tribù di Levi) e discendente della stirpe sacerdotale di Aronne, è una parente (zia o cugina) di Maria, la futura madre di Gesù.

Sterile (come molte donne dell’Antico Testamento destinate a generare figure bibliche importanti), diverrà, per grazia divina, madre di un gran personaggio, il precursore di Gesù: Giovanni il Battista.

Il vecchio sacerdote Zaccaria riceve la visita dell’arcangelo Gabriele, che gli annuncia che diventerà ben presto padre!

Per la sua incredulità Zaccaria, però, diventa muto!

La gravidanza di Elisabetta è dunque travagliata: oltre a essere in età avanzata (le forze non sono quelle di una ventenne), deve badare a un marito che è stato privato del dono della parola.

Per fortuna Maria, incinta anche lei, la va a trovare.

Elisabetta profeticamente riconosce di essere alla presenza della madre del Salvatore, poiché il bambino che porta in grembo ha un sussulto.

Contrariamente alle usanze, quando nasce il bimbo, è Elisabetta, e non Zaccaria, a imporgli il nome di Giovanni (“Dio ha esaudito” o “dono di Dio”). Solo a quel punto il vecchio Zaccaria riacquista il dono della parola.

Anna, una habitué del tempio

(Luca 2:36-38)

Giuseppe e Maria si recano al Tempio di Gerusalemme per presentare Gesù, il loro primogenito, e per compiere il sacrificio rituale.

Al Tempio si imbattono dapprima in un uomo di nome Simeone che, animato dallo Spirito Santo, profetizza il futuro di Gesù.

A questi si aggiunge poco dopo una donna, la profetessa Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser.

Sappiamo che questa donna è vedova (è stata sposata per soli sette anni) e adesso ha ottantaquattro anni e non si allontana mai dal Tempio.

È una specie di… barbona, ma è fedele a Dio e lo serve notte e giorno con digiuni e preghiere.

In ogni caso, anche lei si mette a lodare Dio e inizia a parlare del bambino a quanti aspettano la redenzione di Gerusalemme.

Un’altra evangelizzatrice ante-litteram…

Alcune donne al seguito di Gesù

(Luca 8; 24)

Gesù “se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

C’erano con lui i Dodici, e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria,

chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni; Giovanna moglie di Cuza, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni”.

Maria di Magdala, chiamata Maddalena:ex indemoniata o ex “peccatrice”?

Fra le donne che provvedono alle necessità economiche di Gesù e dei Dodici la prima che ci viene presentata è Maria di Magdala (Migdal o Magdala, il “paese della torre”), “dalla quale erano usciti sette demoni”.

Abbiamo visto che il 7 è una cifra simbolica e in questo caso potrebbe indicare che la donna è stata prigioniera del male.

La tradizione, per un millenario equivoco, ha fatto di Maria Maddalena una peccatrice (cioè prostituta) pentita, ma nei Vangeli non è mai dipinta come tale.

Il Vangelo di Luca riporta effettivamente l’episodio in cui una peccatrice entra di soppiatto nella casa di Simone il fariseo, dove era ospite Gesù, e con le lacrime gli lava i piedi e glieli asciuga con i capelli (Luca 7:36-50), ma di quella donna non viene fatto il nome.

Gesù ha compiuto nei confronti della Maddalena un’opera di liberazione.

Questa donna diventa, nel racconto degli evangelisti, una figura estremamente significativa e positiva: la troviamo sia ai piedi della croce (dove nessuno dei pur fedeli apostoli, eccetto Giovanni, si avventurerà) insieme alla madre di Gesù, sia al sepolcro dove sarà la prima a incontrare il Cristo risorto (e la prima persona da cui questi, chiamandola per nome, si farà riconoscere).

Maria di Magdala è “pia” ossia una donna che ha la giusta relazione con Dio, che si apre all’accoglienza e si lascia liberare, che rimarrà accanto al Maestro fino alla fine… e oltre!

Erodiade e Salomè: tale madre tale figlia

(Matteo 14:2-11)

Erodiade è una donne potente ed è un esempio, molto raro nel Nuovo Testamento, di persona irrimediabilmente corrotta.

In genere, nei Vangeli si parla di questo tipo di persone solo per ricordarne il cambiamento, la conversione; ciò non avviene nel caso di Erodiade, che sembra anzi avere partita vinta.

Erodiade era moglie di Erode Filippo, ma ora convive con il cognato, Erode Antìpa.

Giovanni il Battista condanna pubblicamente tale situazione di adulterio e per questo Erodiade lo vuole morto. Erode, invece, ne ha quasi paura (forse perché teme che “porti male” uccidere un profeta) e lo fa semplicemente imprigionare.

Durante un festino a corte, la figlia di Erodiade, Salomè, danza per il re, che probabilmente ubriaco, si lascia andare a un apprezzamento esagerato nei confronti della giovane e della sua danza conturbante:

“Chiedimi quello che vuoi e te lo darò, fosse anche la metà del mio regno”.

La ragazza non sa cosa chiedere e si rivolge alla madre, che la imbecca a dovere.

La ragazza chiede dunque la testa di Giovanni il Battista.

Erode è un burattino nelle mani di queste due donne che lo usano in modo perverso.

Certo, è dispiaciuto, ma, non osando venire meno all’impegno preso di fronte ai commensali, preferisce commettere questo atroce delitto e “salvare la faccia”.

La testa di Giovanni il Battista viene portata alla ragazza, che a sua volta la consegna alla madre, finalmente soddisfatta.

La peccatrice che lava i piedi a Gesù e glieli asciuga coi capelli

(Luca 7:36-50)

Si ignora di quale peccato si sia macchiata questa donna, di cui non si conosce né il nome né la condizione. Consideriamola, perciò, una figura simbolica dell’umanità penitente.

Questa donna è messa in contrasto con la figura di Simone il fariseo, un uomo integro, osservante della legge, che ha invitato a pranzo Gesù e ora si trova seriamente imbarazzato di fronte all’intrusione di quest’ospite sgradita, che rischia di fargli fare brutta figura con un ospite di riguardo.

Inconsapevolmente, questa donna diventa il “metro” con cui il fariseo mette alla prova Gesù.

Come?

Il profeta Gesù non si accorge che quella che ha davanti è una donna di malaffare?

Secondo la legge, Gesù dovrebbe allontanarla!

Gesù, che non è venuto per chi si crede nel giusto, ma per chi “si riconosce sbagliato”, cerca di far capire a Simone che questa donna ha, sì, sbagliato ma ha anche molto amato!

E questo amore merita la grazia.

Per dimostrarsi riconoscente per la salvezza ricevuta, questa donna depone ai piedi di Gesù tutta la propria persona (deve abbassarsi in modo scomposto per prostrarsi letteralmente ai suoi piedi), le proprie lacrime (lacrime di contrizione per i propri peccati ma anche lacrime di felicità per essere stata capita e perdonata) e la propria bellezza (i lunghi capelli sono scarmigliati e trasformati in asciugamano).

C’è da domandarsi che cosa abbia detto Gesù al suo cuore per aver suscitato in lei questa manifestazione di appassionata gratitudine.

È evidente che costei lo ha ascoltato e che qualche sua parola l’ha colpita e fatta piangere, le ha sconvolto il cuore umiliandola e, nello stesso tempo, donandole la speranza del perdono.

Nel suo gesto si nasconde, infatti, un profondo desiderio di perdono.

Che ottiene, insieme alla liberazione e a una nuova dignità.

Senza volerlo, questa donna diventa il “metro” con cui Gesù misura l’amore del fariseo.

È infatti lei a vincere il confronto con Simone: Gesù la elogia, confronta la sua accoglienza con quella del padrone di casa e le fa i complimenti: “Tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.

Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi”.

Chi non ha coscienza dei propri peccati non si rende conto né sa apprezzare il dono della grazia, della liberazione e del perdono.

La risposta all’amore di Dio talvolta è fredda; si ha l’impressione di avere fatto il proprio dovere, di avere dei meriti, di avere dato a Dio ciò che gli spetta.

Anzi, talvolta l’uomo pensa di avere il diritto di ricevere qualcosa da lui!

La dimensione esemplare della donna peccatrice è questa grandiosità dell’amore, che riconosce di non meritare niente, ma si dimostra fiduciosa e grata; è superamento dell’ego attraverso la mortificazione di gettarsi ai piedi del Maestro, bagnarli con le lacrime e asciugarli con i capelli: per questo ottiene il perdono.

A chi chiede perdono, è sicuramente concesso.

L’adultera scampata alla lapidazione

(Giovanni 8:3-11)

Alcuni uomini conducono a Gesù una donna scoperta in flagrante adulterio, per metterlo alla prova.

“Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa.

Tu che ne dici?”

Gesù prima si distrae scrivendo per terra, poi interviene con una battuta sapienziale:

“Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”.

E si rimette a scrivere per terra (qualche commentatore avanza l’ipotesi che così facendo Gesù non intendesse affatto darsi delle arie: Gesù forse scriveva in terra i nomi di tutti coloro che, tra i presenti, avevano peccato).

Di fatto gli accusatori se ne vanno, non resta più nessuno; rimane soltanto Gesù che le dice: “Donna, nessuno ti ha condannata?”.

Il perdono, tuttavia, non è un colpo di spugna, non è tolleranza del male, ma la possibilità di superarlo.

La missione di Gesù consiste nell’offrire la possibilità di percepire l’errore e di vincerlo: salvare la persona significa vincere il peccato, liberarla dal peccato.

L’incontro, infatti, termina con l’imperativo: “Va’ e non peccare più!”.

Cristo ha liberato questa donna dalla condanna a morte, ma le ordina di cambiare vita dandole la grazia per farlo. Non è un semplice comandamento, ma una grazia che trasforma dall’interno, una grazia di guarigione.

Marta e Maria, due sorelle molto diverse

(Luca 10:38-42; Giovanni 11)

Marta e Maria di Betania, sorelle di Lazzaro, sono legate a Gesù da stretta amicizia.

L’evangelista Giovanni ne parla in diverse occasioni, e anche Luca in un episodio diventato famoso.

[Gesù] entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.

Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?

Dille dunque che mi aiuti’.

Ma il Signore le rispose: ‘Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno.

Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”.

“Marta, Marta” è un dolce rimprovero: c’è la voce dell’amicizia in questo chiamare per nome due volte.

Marta non viene rimproverata per il suo servizio, ma per l’agitazione e la preoccupazione, quel “di più” che fa mettere in secondo ordine la persona (in questo caso, l’ospite e la sua Parola).

Marta antepone le cose alle persone: si preoccupa di cucinare e apparecchiare la tavola “per fare bella figura”, ma quasi dimentica che in casa ha un ospite da intrattenere e con cui intrattenersi.

Qual è la “parte buona” (greco agathós, “buona”) che Maria ha scelto e che, in italiano, è stata tradotta con “parte migliore”?

Perché non le sarà tolta?

Perché la parte migliore è la relazione con la persona: la relazione di amicizia è destinata a resistere nel tempo e nell’eternità.

La parte migliore è l’ascolto della Parola del Maestro, che ci permette di entrare in relazione di amicizia con Dio e con il prossimo.

I poveri da sfamare, i malati da curare, gli ignoranti da istruire non ci saranno per sempre, le opere di carità finiranno ma non così la carità.

La carità – cioè la relazione con la persona – c’è per sempre.

Maria di Betania… ancora lei!

(Giovanni 11:2; 12:1-8)

Ritroviamo la figura di Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro, nell’episodio della cena a casa Lazzaro redivivo.

In quest’occasione, la donna unge i piedi di Gesù con un costosissimo unguento profumato.

Questa scena somiglia molto a quella della peccatrice che lava i piedi di Gesù con le lacrime e li asciuga coi capelli, ma la donna dell’olio profumato non è una peccatrice bensì colei che ha scelto “la parte migliore”.

Questa Maria è spesso confusa con Maria Maddalena (a sua volta confusa con la peccatrice che lavò i piedi di Gesù con le lacrime).

Ma Giovanni, in 11:2 e in 12:3, parla chiaro: “Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli”.

Maria: quanti casi di omonimia!

Maria (Myriam) sembra essere un nome assai comune nel Nuovo Testamento.

Inoltre, nei quattro Vangeli e negli Atti degli Apostoli, si fa talvolta riferimento a una stessa Maria con indicazioni diverse: ciò rende difficoltosa e incerta l’identificazione delle singole donne.

  • Maria, figlia di Anna e Gioacchino, moglie di Giuseppe e madre di Gesù.
  • Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses (identificata a volte con Maria di Clèopa).
  • Maria moglie di Clèopa; quest’ultimo potrebbe essere un fratello di Giuseppe oppure uno dei due discepoli di Emmaus. Per alcuni commentatori si tratterebbe anche della madre di Giacomo il minore e Ioses (i cugini di Gesù).
  • Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro.
  • Maria di Magdala, detta la Maddalena.

L’emorroissa, ricordata per la grande fede

(Marco 5:25-34; Luca 8:43-48)

Questo strano appellativo ricorre una sola volta in tutta la Bibbia (nelle edizioni cattoliche fino alla CEI 1974) e, addirittura, nella lingua italiana, è usato esclusivamente per indicare questa donna.

“Emorroissa” è, infatti, un hapax legomenon (dal greco hapax, “una volta sola” e legómenon, “detto”), ossia un termine che in un testo conta un’unica occorrenza.

In breve, costei era soggetta a perdite di sangue.

Nel contesto culturale ebraico le emorragie (anche il normale flusso mensile della donna) sono considerate causa di impurità.

La povera donna, malata da molti anni, si è rivolta a parecchi medici e, aggiungono gli evangelisti, ha speso tutti i suoi averi senza trarne alcun beneficio; ha provato di tutto e adesso vorrebbe che Gesù la guarisse, ma si vergogna.

Così, tenta di toccare il mantello del rabbì.

Secondo la legge ebraica, questa donna non avrebbe dovuto permettersi di toccare il mantello di un maestro: ha commesso un atto criminoso.

Gesù, in mezzo alla folla avverte quel tocco e, racconta Marco, sentendo una forza uscire da sé e domanda: “Chi mi ha toccato?”.

Gli apostoli non capiscono la domanda: in mezzo a tanta gente tutti lo stanno toccando, decine o centinaia di persone si accalcano intorno a lui perché vogliono beneficiare di un miracolo.

È evidente che Gesù ha sentito un tocco diverso, seppure indiretto: c’era della fede in quel tocco, un atto di fede che lo porta a fare il miracolo.

È stato dunque sufficiente toccare il lembo del mantello di Gesù.

La donna capisce immediatamente di essere stata guarita.

A questo punto, rendendosi conto di essere colpevole, si fa avanti e confessa.

Temeva un rimprovero, e invece non solo Gesù non la rimprovera, ma la elogia come persona di fede: la donna

che ha speso tutto il suo denaro per i medici è stata guarita da Gesù per un solo atto di fede!

L’adesione a Cristo, ovvero l’atto di fede in Cristo che può guarire, trasforma la persona, che si rende conto del proprio male e riconosce che Gesù la può guarire, perdonare, dandole la capacità di superare il male e di continuare a vivere.

La cananea, quella dei “cagnolini”

(Matteo 15:21-28)

Gesù si trova a predicare in territorio pagano (nella regione di Tiro e Sidone).

Una mamma disperata vede Gesù e si mette a gridare invocando pietà per la sua figlioletta, che è tormentata da un demonio.

La donna continua a urlare, non vuole andarsene e apparentemente Gesù non se ne cura…

I discepoli sono infastiditi da tutte quelle grida e pregano Gesù di fare qualcosa.

Ma Gesù – che cosa strana! – non sembra interessato a far miracoli per una pagana.

Addirittura ammonisce la donna: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini” (per gli Ebrei, “cani” era l’appellativo per gli infedeli).

Ma… aspetta un attimo?

Gesù sta forse scherzando?

Certo, dev’essere proprio così!

Quel diminutivo “cagnolini” tradisce la vera intenzione di Gesù: quella di mettere alla prova la fede della donna, che ha l’umiltà di riconoscere che “anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli”.

Questa donna non vuole togliere niente a nessuno: riconosce di essere una pagana, di non appartenere al “popolo eletto”, ma ha tanta fede e perseveranza e crede nella possibilità dal miracolo, poiché si fida dell’infinita potenza e nell’incommensurabile misericordia di quel Maestro, di cui ha certamente sentito parlare e che rappresenta la sua unica speranza.

E ha ragione!

La donna dice proprio quello che Gesù voleva sentire: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”.

Lidia, una vera imprenditrice

(Atti 16:14-15, 40)

“Ad ascoltare c’era anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo.” (Atti 16:14)

Si tratta di una signora benestante e intraprendente, che oggi potremmo definire un’imprenditrice.

La porpora era un colore assai ricercato (veniva estratto da un mollusco, il murice) e i tessuti color porpora erano ritenuti pregiati.

Lidia vive a Filippi, città della Tracia, prossima alla Macedonia, ma è originaria di Tiàtira, città all’interno della Turchia nella zona di Efeso (Tiàtira è anche una delle chiese citate nell’Apocalisse).

È ricca e, sicuramente, anche colta, perché gestisce un commercio internazionale, e crede in Dio e grazie agli apostoli, che le annunciano il Vangelo.

“Il Signore le aveva aperto il cuore”, esattamente come si dice dei discepoli di Emmaus o degli apostoli nel Cenacolo: Gesù apre la mente alla comprensione delle Scritture e se non è lui che apre il cuore, non è possibile accogliere veramente questa Parola.

È la prima volta, così come raccontano gli Atti, che la predicazione evangelica arriva in Europa e Lidia è la prima persona di cui si racconti la conversione e il battesimo in questa parte del mondo.

Donne evangelizzatrici nella comunità delle origini

Nel Nuovo Testamento, le figure di donne sono numerose e significative; anche se restano un po’ in penombra e non diventano mai protagoniste, sono presenti e hanno un ruolo importante.

Nella comunità cristiana primitiva, le donne, le prime testimoni della risurrezione di Gesù, ebbero un importantissimo compito di evangelizzazione: in tutti i Vangeli si sottolinea come, all’inizio della predicazione apostolica, ci sia stata la testimonianza di alcune donne, che possiamo dunque considerare evangelizzatrici degli apostoli.

Queste donne sono delle “evangeliste”, non perché hanno scritto dei Vangeli ma per il loro ruolo primario nella diffusione del messaggio di Gesù nella chiesa primitiva.

Qualche maligno insinua che il Signore diede l’annuncio alle donne affinché la notizia si spargesse più in fretta… sicché tutta Gerusalemme, in un solo giorno, venne a conoscenza del fatto.

In realtà, pur sapendo che rischiavano di non essere credute, iniziarono coraggiosamente a testimoniare la buona notizia della risurrezione.

In ogni caso, è impensabile che una notizia così sensazionale non si sia diffusa con una certa velocità!

Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, Lidia si offre di ospitare Luca, Paolo e i loro collaboratori sotto il suo tetto.

Certamente possiede una casa grande, forse addirittura un emporio o una fabbrica di tessuti: c’è spazio sufficiente per accogliere chi le ha annunciato il Vangelo e per creare la prima Chiesa di Filippi.

La casa di Lidia diventerà la sede di una comunità cristiana.

Priscilla, un’italiana a Corinto. Ma anche a Efeso

(Atti 18)

Intorno al 50 d.C., durante un viaggio poco fortunato, Paolo arriva nella città di Corinto e in una sinagoga fa la conoscenza di un Ebreo di nome Aquila, appena arrivato dall’Italia con la moglie Priscilla in seguito all’editto di Claudio, che allontanava da Roma tutti i Giudei.

Priscilla e Aquila sono Ebrei, ma molto bene inseriti nella tradizione greco-romana.

Sono anch’essi benestanti, commercianti, produttori di tende e hanno una fabbrica di tessuti e di stuoie.

Hanno scelto di trasferirsi a Corinto, perché questa è una città portuale e commerciale, e qui vogliono installare la loro nuova fabbrica di tessuti.

Invitano Paolo a casa loro e lo “assumono” come collaboratore.

Diventeranno amici, e, quando Paolo ripartirà un anno e mezzo dopo, anche loro due lo seguiranno e si fermeranno a Efeso, mentre Paolo ripartirà per Gerusalemme.

I due inizieranno una catechesi familiare e si occuperanno della formazione cristiana di un discepolo zelante ma ancora inesperto: Apollo, il futuro vescovo di Corinto.

Il nome di Priscilla precede sempre quello di Aquila: considerati i tempi e la cultura, questo è un indizio che la dice lunga sul ruolo di questa donna, sia in famiglia che nell’opera di evangelizzazione.

La Bibbia: Approfondimenti

Tratto da La Bibbia per tutti for Dummies

Pubblicato in: La Bibbia

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