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La Bibbia attraverso la musica e il cinema

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La Bibbia nella musica

La musica può nominare l’innominabile e comunicare l’inconoscibile.

(Leonard Bernstein)

La Bibbia ama la musica (e, come vedremo, si tratta di un amore corrisposto!).

Particolarmente degna di nota è la sua presenza nell’Antico Testamento e, in particolare, nel libro dei Salmi.

Se grazie a questo libro ci sono pervenuti dei testi notevoli, cantati in varie occasioni e, in particolare, durante le cerimonie religiose e rituali, non possediamo tuttavia le partiture musicali.

Sappiamo addirittura quali strumenti si utilizzassero durante le esecuzioni dei vari canti, ma nessuno spartito, nessuna nota ci permetterà di riprodurre quelle antiche melodie.

Il primo musicista della Bibbia

Sant’Agostino sosteneva che il primo uomo, Adamo, avesse la scienza infusa e, dunque, fosse anche un musicista provetto.

Un concetto alquanto discutibile.

In ogni caso, non bisogna attendere molto tempo dalla creazione per trovare le tracce del primo artista, cantore e musico.

Si tratta di un discendente di Caino, citato al capitolo 4 della Genesi:

“Lamec si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Silla.

Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame.

Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.

Silla a sua volta partorì Tubal-Kain, il fabbro, padre di quanti lavorano il bronzo e il ferro”.

Storici e teorici della musica sostengono che Iubal, udendo il suono prodotto dai martelli di Tubal-Kain, scoprì la musica e le proporzioni degli intervalli musicali.

Per dire questo, si basano su una testimonianza di Flavio Giuseppe (storico del I secolo) ed è possibile che quest’ultimo, a sua volta, abbia attinto tali conoscenze proprio dalla Bibbia.

Certo, l’informazione è controversa, poiché i Greci vorrebbero attribuire l’invenzione della musica a Diocle e a Pitagora, ma è possibile conciliare le due tesi attribuendo la divisione dei suoni e, di conseguenza, l’invenzione del canto a Iubal e la teoria delle loro proporzioni a Pitagora.

Oltre a essere fratellastro di Tubal-Kain, Iubal era anche fratello di Iabal, un pastore.

I loro nomi, derivanti dalla stessa radice, potrebbero rimandare al termine yobel che significa “ariete”, “corno di ariete”: il corno fu uno dei primi strumenti musicali.

Il nome di Iubal e del primo strumento musicale potrebbe, inoltre, costituire la radice del sostantivo giubileo.

Il giubileo ebraico era una festa che si celebrava ogni cinquant’anni e il cui inizio era annunciato dal suono dei corni.

Nell’Antico Testamento si fa spesso riferimento a pratiche liturgiche legate alla musica e alla danza rituale.

Se molte informazioni sulla musica ebraica non ci sono pervenute, ne abbiamo però diverse sugli svariati strumenti utilizzati per la musica sacra: cetra, arpa, salterio...

Rileviamo anche l’esistenza di strumenti ad aria ricavati dalle corna di animali, tra cui il noto shofàr, il corno di montagna, che emette tre suoni, ancora in uso nelle sinagoghe.

Naturalmente, non si può parlare di musica biblica senza menzionare Davide e Salomone.

Dal Nuovo Testamento apprendiamo che Gesù cantava.

Perlomeno, cantò gli inni della Pasqua nella notte in cui fu arrestato (Marco 14:26).

I primi cristiani erano invitati all’adorazione mediante salmi, inni e cantici.

È possibile che alcuni versi poetici riportati nell’epistolario che segue i Vangeli siano, in realtà, canti intonati dalle prime assemblee cristiane.

Il Cristianesimo ama il canto e la musica: molte preghiere sono cantate, siano esse riprese dalla Bibbia o composte per accompagnare alcune cerimonie particolari.

L’innologia cristiana (l’insieme delle musiche e dei canti) è composta da innumerevoli corali, cantate, oratori, messe da requiem e opere!

Ispirandosi direttamente alla Bibbia, un numero considerevole di musicisti e compositori hanno scritto pagine straordinarie e indimenticabili:

  • Bach;
  • Beethoven;
  • Berlioz;
  • Brahms;
  • Bruckner;
  • Charpentier;
  • Debussy;
  • Fauré;
  • Händel;
  • Haydn;
  • Honegger;
  • Liszt;
  • Lully;
  • Mahler;
  • Massenet;
  • Meassiaen;
  • Monteverdi;
  • Mozart;
  • Pergolesi;
  • Poulenc;
  • Prokofiev;
  • Puccini;
  • Rimskij-Korsakov;
  • Rossini;
  • Saint-Saëns;
  • Stravinskij;
  • Telemann;
  • Verdi;
  • Vivaldi;
  • Wagner;
  • … e l’elenco è incompleto!

L’arte musicale al servizio della celebrazione di Dio è stata incoraggiata da diversi teologi, a partire da sant’Agostino.

Nell’essenza della musica essi ravvisavano la manifestazione più pura del misticismo cristiano.

Tuttavia, la Chiesa fu più prudente, diffidando di alcune espressioni musicali di origine popolare e profana, considerandole segni di frivolezza e debolezza che avrebbero potuto aprire la porta al diavolo.

Come già avvenuto per il teatro, alcuni concili misero all’indice la musica e i musicisti.

"Poiché a causa di un certo costume ammesso nelle chiese metropolitane, cattedrali e altre della nostra provincia e nelle feste… e in certi giorni… mentre si celebra il culto divino, si offrono nelle chiese giochi scenici, maschere, mostri, spettacoli e altre diverse finzioni, ugualmente disoneste, e vi sono disordini, e si ascoltano canzoni turpi e pratiche burlesche, fino al punto di turbare il culto divino e rendere non devoto il popolo, proibiamo unanimi noi tutti presenti questa corruttela, con approvazione del concilio, che si ripetano tali maschere, giochi, mostri, spettacoli, finzioni e disordini, nonché le canzoni turpi e le pratiche illecite…; ugualmente decretiamo che i chierici che mescoleranno i divertimenti e le finzioni disoneste indicate con gli uffici divini, o che indirettamente li consentiranno… debbono essere castigati.

Non s’intenda con questo che proibiamo anche le rappresentazioni religiose e oneste, che ispirano devozione al popolo."

(Concilio provinciale di Aranda, 1473)

Fondamentale nella liturgia classica è il canto gregoriano.

Monodico e privo di accompagnamento strumentale, nasce in Occidente nell’VIII secolo ed è tuttora impiegato, in latino, in ambito liturgico.

Anzi, secondo la costituzione Sacrosanctum Concilium della Chiesa cattolica sulla liturgia sacra, quello gregoriano è “il canto proprio della liturgia romana”.

Recentemente è stato rispolverato nella musica leggera per creare atmosfere “ambient”, oppure inserito nella colonna sonora di film a sfondo religioso ma, soprattutto, di thriller e film dell’orrore:

evidentemente qualcuno trova i canti gregoriani leggermente inquietanti…

La musica di Bach

Se si vuole parlare di musica religiosa di ispirazione cristiana, diversi sono i nomi che ricorrono alla mente.

Ma dal novero degli artisti emerge una figura che, con il suo genio, si staglia su tutte le altre: Johann Sebastian Bach.

Per parlare di lui e dell’influenza delle Bibbia nelle sue opere occorrerebbe scrivere un libro.

Può essere utile ricordare che Bach, protestante e devoto, nacque in un paese che grazie a Martin Lutero aveva riscoperto, circa centociquant’anni prima, la Bibbia.

Mentre lavora nella chiesa di Mühlhausen, nel 1706, Bach si scontra con due diverse correnti teologiche – il pietismo e l’ortodossia – sostenute da due pastori rivali che cercheranno di averlo dalla propria parte.

Bach potrebbe sentirsi maggiormente attratto dal pietismo – più spirituale, più mistico, più attaccato alla devozione – che dalla grettezza e dal rigore teologico dell’ortodossia.

Stranamente, propende invece per quest’ultima, di cui è fautore il pastore Eilmar, ortodosso e rigido.

D’altra parte, il pietista pastore Fröhne critica la musica, che non gli piace: “Essa turba e indebolisce gli animi, trascinandoli in perniciose fantasticherie”.

Eilmar, più vicino a Lutero, desidera al contrario fare grande uso della musica e ciò potrebbe favorire Bach.

Disdegnando la musica al punto di vietarla durante la liturgia (accampando come pretesto il rischio di rendere la fede qualcosa di “meccanico”), Fröhne spinge Bach all’opposizione, per dimostrargli il contrario!

Per Bach, infatti, la musica religiosa è l’equivalente sonoro dell’equilibrio del mondo qual è stato voluto e creato da Dio: essa è uno strumento di contemplazione che rende più avvertibile la presenza di Dio.

Non è soltanto in funzione della musica che Bach opera la propria scelta, ma anche in funzione dei testi.

Una delle prime preoccupazioni di Bach, rispetto a molti suoi predecessori, è la rilevanza delle parole.

Migliore sarà la capacità di identificare il testo e la musica, maggiore sarà la purezza raggiunta.

Dopo aver penetrato il significato profondo dei corali interpretati dai cantori, Bach vuole conquistare il cuore dei fedeli.

Per Bach la musica non è imitazione bensì equivalenza del testo.

Ogni volta che musica un testo che si presti all’utilizzo del simbolismo, ne scaturisce un movimento commovente o angosciante, toccante o potente.

Nella sua opera diventano sempre più codificati, presenti e riconoscibili il tema degli angeli, del serpente, del dolore e della morte, della risurrezione…

Nella scelta dei simboli, Bach ricerca la coerenza con la natura delle cose e, di conseguenza, la chiarezza nella sua creazione musicale.

Desidera soddisfare contemporaneamente l’istinto, la sensibilità, l’immaginazione e la ragione.

I suoi simboli si impongono per la loro immediatezza: chiunque è in grado di riconoscerli.

Essi sono semplici e perfettamente coerenti con il loro soggetto.

Per esempio, cosa fanno gli angeli a Natale?

Scendono dal cielo e poi risalgono…

Così Bach inserisce delle scale melodiche discendenti e ascendenti.

La musica di Beethoven

Secondo il premio Nobel Romain Rolland, il genio di Beethoven non poteva che comporre una musica visionaria ed esaltante.

Ascoltando la Sonata per pianoforte n. 8 (la Patetica) o una qualsiasi altra sua opera, il critico rileva dei drammi passionali:

“Con ciò non intendo un’azione in cui si affrontano persone diverse ma nell’unità stessa dello spirito beethoveniano, di questo spirito di tempesta, due forme della stessa anima, due anime in una: congiunte e opposte, intrecciate in un combattimento corpo a corpo (non si sa se per la guerra o per un amplesso).

Per Beethoven è una lotta tra l’anima e il destino”.

Romain Roland cita, per esempio, la lotta di Giacobbe con l’angelo riportato nel libro della Genesi, ravvisandovi un’immagine tipica della musica di Beethoven.

Citando il musicista – che affermava:

“Si dice che voce di popolo è voce di Dio… io non ci ho mai creduto!”

Roland soggiunge che non la voce del popolo deve essere la voce di Dio, bensì quella di Dio deve diventare anche la voce del popolo.

Questa è la voce di cui Beethoven si reputa l’interprete, il portavoce presso gli uomini.

E il modo migliore di servirli, l’unico, è far loro ascoltare questa voce in tutta la sua purezza, senza mitigarne il vigore.

E poiché quel Dio che abita in lui costituisce la parte migliore di sé, ecco che il musicista offre al prossimo il sacrificio di sé, con la propria musica.

Influenza della Bibbia sulla musica moderna

Senza raggiungere le vette artistiche e spirituali toccate da alcune composizioni “classiche” del passato, la tensione verso il divino ha spinto molti autori contemporanei (sia di musica sinfonica che leggera), a confrontarsi con i temi biblici.

L’Italia è la patria indiscussa del melodramma e non è caratterizzata dalla vitalità biblica dei paesi nord-europei (quelli della Riforma).

Bibbia e melodramma, tuttavia, si incontrano e trovano espressione nella tradizione dell’oratorio, composizione drammatica che ruota attorno a un soggetto sacro.

L’eredità di figure e temi biblici (l’oppressione di Israele, l’esilio, la terra promessa) si scopre, per esempio, in due opere: il Mosè di Rossini e il Nabucco di Verdi.

Quest’ultimo, in particolare, ha contribuito a mantenere viva la memoria delle vicende del popolo ebraico.

Le tribolazioni vissute dagli Ebrei nel deserto prima di giungere nella terra promessa hanno ispirato, poi, gli schiavi neri degli Stati Uniti d’America, vittime della segregazione, che hanno paragonato a esse la propria condizione e la propria speranza di futuro e di libertà.

Tutta la cultura dello spiritual è incorniciata da due canti iconici:

  • Go down Moses, Let my people go (“Va’, Mosè, lascia andare il mio popolo”), che riassume la richiesta di Mosè al faraone di liberare il suo popolo
  • Joshua fit the battle of Jericho (“Giosuè combatté la battaglia di Gerico”), canto di vittoria con cui si ricorda la caduta di Gerico e l’ingresso a Canaan del popolo di Dio.

Se la musica gospel e la musica cristiana contemporanea celebrano Dio intonando le sue lodi, richiamandosi anche ai Salmi e ad altri testi sacri, la musica “profana” non cessa di subire l’influenza delle tematiche espresse nella Bibbia.

Neppure nei testi delle cosiddette “canzonette”, in cui, indipendentemente dal tema (amore, dolore, tradimento, sofferenza, amicizia, ribellione…) si fa spesso e volentieri riferimento a Dio.

La figura di Gesù non rivive solamente nei canti liturgici o nella musica cosiddetta “classica”, ma grazie alla sua rivoluzionaria modernità ha ispirato la musica rock e pop (dall’opera rock Jesus Christ Superstar di Andrew Lloyd Webber, all’album The Gospels degli Yes), canzoni “impegnate” o disimpegnate (Dio è morto di Francesco Guccini, Il Testamento di Tito di Fabrizio De Andrè, Personal Jesus dei Depeche Mode).

Degno di nota è l’album Passion di Peter Gabriel, colonna sonora del film L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese.

La Bibbia al cinema!

Il cinema è il modo più diretto per entrare in competizione con Dio.

(Federico Fellini)

Dio ci ha dato la possibilità di scoprire i piccoli misteri di tutti i giorni: concentriamoci su quelli.

(Giancarlo Giannini)

La Bibbia, straordinario affresco storico, ben si presta alla “settima arte”.

Con l’invenzione del cinema, i primi film muti hanno cercato di rappresentare gli episodi della Bibbia.

In seguito, i grandi produttori hollywoodiani si sono accaparrati personaggi esemplari la cui vita è stata tutta un’avventura: Mosè (I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille né è una rappresentazione emblematica), Davide e, naturalmente, Gesù sono stati protagonisti del grande schermo.

Il cinema, inoltre, ama le storie d’amore turbolente (e in tal senso la Bibbia contiene senz’altro del materiale appetibile), anche se talvolta gli sceneggiatori calcano un po’ troppo la mano e si prendono qualche libertà (per esigenze di copione, s’intende!).

Anche i temi biblici e i valori spirituali sviluppati dai Vangeli costituiscono inesauribili fonti di ispirazione.

Molti film si prestano a diverse chiavi di lettura quando si trovano i richiami, talvolta nascosti, alla Bibbia.

Dietro all’oscuro film Il nome della rosa del 1986, si distingue perfettamente una certa visione del Cristianesimo e delle contraddizioni talvolta presenti nelle virtù cristiane.

I fili conduttori della Bibbia si ritrovano identici in molti film.

La figura del salvatore del mondo è ricorrente nei film americani, spesso legata al tema dell’Apocalisse.

Nel film Armageddon – Giudizio finale (1998) o in Deep Impact (1997) ricorrono svariate simbologie legate alla fine del mondo, senza dimenticare l’ingrediente del nobile sacrificio.

La morte, il giudizio dopo la morte, il soggiorno dei morti… anche questi sono temi assai rappresentati sul grande schermo.

Su questi misteri si sono dilettati gli sceneggiatori di Il Paradiso può attendere (1978), Ghost (1990), come Linea mortale (1990), Vi presento Joe Black (1998), Al di là dei sogni (1998), o Il sesto senso (1999).

Sfruttano la vena biblica anche altri generi, come la fantascienza e il fantasy.

Nella serie Guerre stellari (dal 1974), George Lucas gioca con il concetto di “eletto”, “salvatore”, “potenza delle tenebre” (il “lato oscuro”) e perfino di potenza dello Spirito (la “Forza” sia con voi!).

Nella trilogia di Matrix ritroviamo l’Eletto, le forze del male, Zion la città rifugio e di nuovo il ritratto del salvatore! Nel primo episodio della saga Le cronache di Narnia, il leone Aslan vince il gelo e la morte che si sono impossessati del mondo offrendo se stesso in sacrificio per la salvezza di uno dei bambini protagonisti della fiaba, colpevole di tradimento, per poi risorgere e guidare i suoi nella battaglia finale contro la Strega Bianca e le forze del male.

L’elenco di film proposto qui di seguito non è completo né potrebbe esserlo, ma permette di notare l’abbondanza di titoli che si richiamano più o meno direttamente alla Bibbia e altri in cui si possono cogliere riferimenti più o meno intenzionali.

Come vedrete, negli anni le produzioni cinematografiche su questi argomenti sono abbastanza costanti.

Film sull’Antico Testamento

  • Verdi pascoli di Marc Connely e William Keighley (USA 1936).
  • Caino e Abele di Lloyd Bacon (USA 1936).
  • Sansone e Dalila di Cecil B. DeMille (USA 1949).
  • Davide e Betsabea di Henry King (USA 1951).
  • I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille (USA 1956).
  • Salomone e la regina di Saba di King Vidor (USA 1959).
  • David e Golia di Ferdinando Baldi (Italia, 1959).
  • La più grande storia mai raccontata di George Stevens (USA 1965).
  • Giuseppe venduto dai fratelli di Irving Rapper (Italia 1960).
  • La storia di Ruth di Henry Koster (USA 1960).
  • Sodoma e Gomorra di Robert Aldrich e Sergio Leone (Italia, USA, Francia 1962).
  • La Bibbia di John Houston (USA 1966).
  • Adamo ed Eva, la prima storia d’amore (Italia 1983).
  • King David di Bruce Beresford (UK, USA 1985).
  • Abramo (film tv USA, Germania, Italia, Francia, Repubblica Ceca 1993).
  • Genesi: la Creazione: il Diluvio di Ermanno Olmi (Italia 1994).
  • Salomone di Roger Young (film tv, Regno Unito, Rep. Ceca, Francia, Italia, USA 1997).
  • Mosè di Roger Young (miniserie televisiva, USA, Regno Unito, Francia, Italia, Germania, Spagna, Repubblica Ceca 1995).
  • Sansone e Dalila (miniserie televisiva, Italia, Germania e USA 1996).
  • Il principe d’Egitto di Brenda Chapman, S. Hickner e Simon Wells (film d’animazione, USA 1998).
  • Giuseppe il re dei sogni (USA 2000).
  • Una notte con il re (USA 2006).
  • La Bibbia, prodotto da Mark Burnett e Roma Downey (miniserie televisiva, USA 2013).
  • Noah di Darren Aronofsky (USA 2014).

Film su Gesù

  • La passione di Cristo di Vittorio Calcina (Italia 1899).
  • La vita e la passione di Gesù Cristo di Ferdinand Zecca (Francia 1902).
  • Christus di Giulio Antamoro (Italia 1916).
  • N.R.I. Ein Film der Menschlichkeit di Robert Wiene (Germania 1923).
  • Il re dei re di Cecil B. DeMille (USA 1927).
  • Golgota di Julien Duvivier (Francia 1935).
  • La vita di Cristo di Marcel Gibaud (Francia 1951).
  • Il re dei re di Nicholas Rey, (USA 1961).
  • Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (Italia, 1964).
  • Jesus Christ Superstar di Norman Jewison (USA 1973).
  • Il Messia di Roberto Rossellini (Italia, Francia 1975).
  • Gesù di Nàzaret di Franco Zeffirelli (sceneggiato televisivo, Italia, UK 1977).
  • L’inchiesta di Damiano Damiani (miniserie televisiva, Italia, Spagna, Tunisia 1986).
  • L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese (USA 1988).
  • I giardini dell’Eden di Alessandro D’Alatri (Italia 1988).
  • Jesus di Roger Young (miniserie televisiva, Italia, Repubblica Ceca, Germania, USA 1998).
  • Jesus (film TV, 1999).
  • La passione di Cristo di Mel Gibson (USA, Italia 2004).
  • L’inchiesta – Anno Domini XXXIII (miniserie televisiva, Italia 2006).
  • Nativity di Catherine Hardwicke (USA 2006).
  • Son of God di Christopher Spencer (USA 2014).
  • Viridiana (1961) e La via lattea (1969), due film di Luis Buñuel, sono della vita di Gesù.

Film sul Cristianesimo nascente

  • Quo vadis? di Mervyn Le Roy (USA 1951).
  • La tunica di Henry Koster (USA 1953).
  • Ben Hur di William Wyler (USA, 1959).
  • Atti degli Apostoli di Roberto Rossellini (Italia 1968).
  • Pietro e Paolo (miniserie televisiva, USA 1980).
  • San Paolo di Roger Young (miniserie televisiva, Italia, Germania, Repubblica Ceca, 2000).
  • San Giovanni, l’Apocalisse di Raffaele Mertes (film TV, Italia 2002).
  • San Pietro (film tv, 2005).

Film con citazioni o richiami biblici

  • Il figliol prodigo di Ferdinand Zecca (1901).
  • Il figliol prodigo di Marcel Carné (Francia 1907).
  • Il bacio di Giuda di Armand Bour (1909).
  • Maria di Magdala di Enrico Guazzoni (1915).
  • Intolerance di David W. Griffith (USA 1916).
  • Furore di John Ford (USA 1940).
  • Maria Magdalena di Miguel Torres (1945).
  • In nome di Dio di John Ford (USA 1948).
  • Francesco giullare di Dio di Roberto Rossellini (Italia 1950).
  • Mezzogiorno di fuoco di Fred Zimmermann (USA 1952).
  • Ordet di Karl Dreyer (Danimarca 1954).
  • La valle dell’Eden di Elia Kazan (USA 1955).
  • Il figliuol prodigo di Richard Thorpe (USA 1955).
  • Marcellino pane e vino di Ladislao Vaida (Spagna 1955).
  • Il settimo sigillo di Ingmar Bergman (Svezia 1956).
  • La spada e la croce di Ludovico Bragaglia (Italia 1958).
  • Nazarín di Luis Buñuel (Messico 1958).
  • Erode il grande di Arnaldo Genoino, Viktor Turžanskij (Italia, Francia 1959).
  • Barabba di Richard Fleisher (Italia 1961).
  • Ponzio Pilato di Irving Rapper (Italia, USA 1961).
  • Pilato e gli altri di Andrzej Wajda (Germania 1972).
  • Godspell di David Greene (USA 1973).
  • Apocalypse Now di Francis-Ford Coppola (USA 1979).
  • I predatori dell’arca perduta di Steven Spielberg (USA 1981).
  • Je vous salue Marie di Jean-Luc Godard (Francia 1986).
  • Il pranzo di Babette di Gabriel Axel (Danimarca 1987).
  • Secondo Ponzio Pilato di Luigi Magni (Italia 1987).
  • Decalogo di Krzysztof Kieslowski (Polonia 1988).
  • La settima profezia di Carl Schulz (USA 1988).
  • In mezzo scorre il fiume di Robert Redford (USA 1992).
  • Il miglio verde di Frank Darabont (USA 1999).
  • Il quarto re di Stefano Reali (Italia 1997).
  • Maria Maddalena di Raffaele Mertes (Italia, 2000).
  • The Body di Jonas McCord (USA, Israele 2001).
  • Il tocco di un angelo (serie televisiva USA 1994-2003).
  • Prima dell’apocalisse (Gli esclusi) di Vic Sarin, Kirk Cameron, Brad Johnson (USA 2000).
  • Segnali dal futuro di Alex Proyas (USA 2009).
  • Legion di Scott Stewart (USA 2010).

Film in cui si ravvisa una simbologia biblica

  • Fantasia di Walt Disney (film d’animazione, episodio “Una notte sul Monte Calvo”, USA 1940).
  • L’amore e il diavolo di Marcel Carné (Francia 1942).
  • La Bellezza del diavolo di René Clair (Francia 1950).
  • Miracolo a Milano di Vittorio De Sica (Italia 1951).
  • Il diario di un curato di campagna di Robert Bresson (Francia 1951).
  • La congiura degli innocenti di Alfred Hitchcock (USA 1957).
  • Teorema di Pier Paolo Pasolini (Italia 1968).
  • I diavoli di Ken Russel (Gran Bretagna, 1971).
  • Cammina cammina di Ermanno Olmi (Italia 1983).
  • Sacrificio di Andrej Tarkovskij (Svezia, Regno Unito, Francia 1986).
  • Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders (Germania Ovest, Francia 1987).
  • Angel Heart – Ascensore per l’inferno di Alan Parker (USA 1987).
  • Così lontano così vicino di Wim Wenders (Germania 1993).
  • L’emigrante di Yusuf Shahin (Egitto, Francia 1994).
  • Sia la luce di Arthur Joffé (Francia 1997).
  • Al di là della vita di Martin Scorsese (USA 1999).
  • Una storia vera di David Lynch (USA, Canada 1999).
  • Matrix di Lana e Andy Wachowski (trilogia, USA, Australia 1999-2003).
  • Il Signore degli Anelli di Peter Jackson (trilogia, Nuova Zelanda, USA 2001-2003).
  • Il figlio di Luc e Jean-Pierre Dardenne (Belgio 2002).
  • Le cronache di Narnia di Andrew Adamson (trilogia, USA 2005-2010).

Parlando dell’uomo (e all’uomo) nella sua interezza, la Bibbia rivela dunque pulsioni e capacità, miserie e virtù.

Nulla le è estraneo dell’uomo e della sua natura: il messaggio che essa trasmette è intrinsecamente presente nel più profondo dell’essere.

La Bibbia non parla solamente dell’uomo ma anche, e soprattutto, di colui che l’ha creato.

Pur rivelando l’esistenza, la presenza, l’azione e il piano di Dio, le pagine del sacro testo non possono rispondere a tutti gli interrogativi che l’umanità da sempre si pone e continuerà a porsi fino alla fine.

L’uomo resta sempre e comunque un uomo: non dimentichiamoci che la prima e l’ultima parola della Bibbia è Dio.

La Bibbia: Approfondimenti

Tratto da La Bibbia per tutti for Dummies

Staff La Casa della Bibbia

 

Pubblicato in: La Bibbia

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