Animismo e la Bibbia

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DEFINIZIONE DI ANIMISMO

Il termine “animismo” deriva dal latino anĭma (gr. ánemos) che, oltre all’italiano “anima”, significa “spirito, respiro”, indicando come tale ciò che suscita o dona la vita a qualcosa.

Ne consegue, dunque, che l’animismo è una religione in cui si considera il mondo fisico talmente compenetrato da forze spirituali (sia personali che impersonali) da attribuire una valenza spirituale perfino agli oggetti inanimati e una causa spirituale a ogni avvenimento.

Stando così le cose, dietro a un incidente o a una malattia vi sarebbero motivi spirituali da prendere in seria considerazione giacché, in caso contrario, la causa dell’incidente o della malattia rischierebbe di non essere compresa e rimediata.

La forma animistica di una religione è detta “religione popolare” (vd. ad es. l’induismo popolare o l’islam popolare).

L’individuo tende a lasciarsi attirare dalla forma popolare e folclorica della propria religione: con ciò si spiega come, spesso, chi proviene da paesi di retaggio induista o buddhista stenti a riconoscersi nella descrizione che, della sua religione, si ricava dai libri di testo.

PERCHÉ CERCARE DI CAPIRE L’ANIMISMO?

Perché dovremmo cercare di capire le religioni animiste?

Dopo tutto, non si tratta forse di quel tipo di religioni praticate da gruppi tribali primitivi, soliti indossare strane maschere mentre compiono i loro bizzarri rituali danzando intorno al fuoco?

Che cosa c’entra con noi tale sistema religioso primitivo?

Di quale utilità potrebbe essere per persone della nostra colta e informatissima cerchia?

L’importanza di comprendere l’animismo è dettata dal suo carattere pervasivo, nonché dal fascino che esso esercita sulla gente.

CAPACITÀ DI DIFFUSIONE DELL’ANIMISMO

Gran parte delle religioni del mondo hanno un concetto di Dio come di un’entità lontana, astratta e inconoscibile.

Per esempio, gli indù sostengono che il Brahman – il nome attribuito alla Realtà ultima dall’induismo – è nirguna, ossia “privo di caratteristiche o di attributi”.

Un Dio privo di attributi divini è, ovviamente, un’entità del tutto astratta.

Ne consegue che la distanza e l’astrazione del Brahman lasciano l’individuo con un vuoto spirituale che esige di essere colmato.

Gli indù hanno colmato tale vuoto con 330 milioni di divinità intermedie.

Negli Stati Uniti si sta osservando la tendenza all’animismo con il fenomeno del movimento New Age.

Allorché ebbe inizio (tra gli anni ’60 e ’70), tale movimento era incentrato sulla meditazione, mediante la quale l’adepto cercava di sperimentare l’unione con il divino.

Oggi, tuttavia, il channelling (una pratica medianica che consente all’iniziato di contattare il proprio spirito-guida) sta scalzando la meditazione, imponendosi al centro del movimento.

Anche questo è un esempio della tendenza umana a distogliersi dal concetto astratto di Dio – l’unità divina – per colmare il vuoto con esseri spirituali personali.

Tale tendenza spiega altresì il motivo per cui, nella nostra cultura secolarizzata che ha sostituito Dio con la teoria evoluzionistica, sia scoppiata da qualche tempo l’infatuazione per gli angeli e per il “progetto SETI” (acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence, ossia “ricerca di intelligenza extraterrestre”).

L’animismo, dunque, va compreso perché è una forma di religione dalla quale l’uomo si sente molto attratto.

Inoltre, sebbene non sia possibile elaborare una stima esatta, si valuta una percentuale mondiale di animisti oltremodo significativa.

Ad esempio, forte della sua esperienza di religioni animiste, Gailyn Van Rheenen calcola che “è animista almeno il 40% della popolazione mondiale”.

Secondo l’International Bulletin of Missionary Research, le “religioni tribali” conterebbero il 17% di praticanti fra tutta la popolazione mondiale.

Tale percentuale, inferiore a quella suggerita da Van Rheenen, probabilmente fa riferimento ai soli praticanti delle suddette religioni tribali, senza contare quanti si suole definire “buddhisti” ma che aderiscono, in realtà, a qualche forma di buddhismo popolare anziché all’insegnamento originario del Buddha.

L’ATTRAZIONE DELL’ANIMISMO

Un altro motivo per studiare l’animismo è la tremenda attrazione che esso esercita sull’individuo.

In primo luogo, la sua popolarità è dovuta al fatto che esso infonde il senso del sacro in una realtà che la prospettiva scientifica/evoluzionistica ha ormai deprivato di tutta la sua spiritualità. In un mondo secolarizzato e materialistico, l’animismo riporta il senso del mistero.

In secondo luogo, l’animismo affascina perché offre all’uomo un modo di far fronte alle necessità e ai problemi quotidiani quali, ad esempio:

▪ guarire da una malattia;

▪ avere successo negli affari;

▪ trovare un impiego;

▪ eccellere a scuola;

▪ ristabilire un rapporto incrinato;

▪ trovare l’anima gemella;

▪ ottenere consigli e previsioni riguardo al futuro.

Il notiziario periodico Religion Watch riporta, ad es.:

Le nuove religioni che oggi impazzano in Giappone sono quelle in cui si pone enfasi sui poteri e sulle tecniche spirituali. Le nuove leve sono poco interessate alle dottrine religiose: attualmente si tende a dirottare l’attenzione dal credo alle tecniche.

A tutti noi è capitato di sperimentare periodi in cui Dio ci è parso silenzioso e lontano o in cui la sua apparente inazione ci ha procurato una sensazione di impotenza.

La percezione della distanza, o del disinteresse, di Dio, può acuirsi alla notizia di una grave malattia propria, di un amico o di un familiare, dopo la morte di un figlio oppure dopo la perdita del lavoro.

In momenti come questi si è facile preda dalla disperazione e si è tentati di aggrapparsi a qualcosa “che funzioni”, a qualsiasi cosa ci dia l’impressione o la forza di liberarci dalla sofferenza e di poter risolvere i problemi.

L’animismo promette tutto ciò. Philip John Neimark (imprenditore ebreo nato in America e sacerdote della religione animista “Ifa”) sostiene che “la religione è un mercato.

Da’ e ti sarà dato. E l’Ifa funziona”.

Nella misura in cui cerchiamo di manipolare le forze spirituali – compreso Dio – come rimedio, facile ripiego o per nostro tornaconto personale, partiamo da una prospettiva animistica anziché biblica. In tal senso, noi tutti tendiamo all’animismo.

È soltanto servendo e adorando Dio per quello che è – e non per quello che può fare per noi – che il nostro culto si dimostra puro ed esente da inclinazioni animistiche.


CREDENZE E PRATICHE COMUNI NELL’ANIMISMO

1. Un Dio che trascende tutti gli altri spiriti

Nella maggior parte delle religioni animiste si propugna l’esistenza di un Essere supremo trascendente gli spiriti intermedi, gli antenati e le divinità.

Questo Dio, di natura monistica (un’Unità impersonale) o monoteistica (un Essere personale), è troppo distaccato dalla propria creazione o troppo astratto perché sia possibile conoscerlo.

Può accadere che quest’Essere supremo si serva di spiriti come intermediari per compiere la sua volontà oppure che questi ultimi fungano da suoi rappresentanti; nondimeno, non è possibile conoscerlo né avvicinarlo direttamente.

2. La divisione fra trascendenza e immanenza

L’animista riconosce l’attinenza delle visioni religiose “classiche” (quali il cristianesimo, l’islam, l’induismo ecc.) con le questioni trascendenti:

  • chi è Dio?
  • qual è il problema dell’umanità?
  • che cosa succede dopo la morte?

D’altro canto, non riconosce l’attualità di tali visioni riguardo alle questioni immanenti e immediate della vita di tutti i giorni.

Con tale discriminazione tra la dimensione trascendente e quella immanente si spiega come mai un animista possa essere un cattolico praticante e, ciononostante, rivolgersi alle cure di uno sciamano (sacerdote animista che comunica con gli spiriti).

3. Il regno spirituale

Secondo l’animismo, la dimensione spirituale con la quale occorre interagire consiste sia di esseri spirituali personali sia di energia spirituale impersonale.

Gli esseri spirituali personali

Gli animisti credono nell’esistenza di due generi differenti di esseri spirituali: quelli precedentemente incarnati (come gli antenati defunti) e quelli mai incarnati (quali gli spiriti e gli dèi).

Gli spiriti sono spesso visti come mediatori e intercessori tra l’uomo e Dio.

Ma, se vogliamo che essi intercedano per noi, dobbiamo rendere loro omaggio.

Gli esseri spirituali possiedono poteri specifici e sono preposti ad alcune aree specifiche.

Alcuni spiriti esercitano il proprio potere sulle questioni umane (affari, matrimoni, rapporti comunitari, conflitti), laddove altri esercitano i propri poteri sugli aspetti della natura (agenti atmosferici, mari, terre coltivate ecc.).

Una forza spirituale impersonale

Oltre agli esseri spirituali personali, le religioni animiste credono altresì nell’esistenza di un’energia spirituale infusa negli oggetti, nelle parole e nei rituali.

Tale energia conferirebbe a qualsiasi oggetto il potere di cui l’uomo ha bisogno per realizzare i propri desideri.

Gli animisti attribuiscono spesso dei poteri magici agli oggetti.

Quella che segue, per esempio, è la descrizione di una tecnica con cui nell’islam popolare è possibile costruire un amuleto con i versetti del Corano (le sacre scritture dell’islam):

Un metodo per costruire feticci consiste nella trascrizione di un versetto coranico inerente al problema del richiedente su un foglio di carta con una penna intinta in inchiostro idrosolubile. Prima di inserire il foglietto nel feticcio, il marabut [santone musulmano] lo immerge in un bicchiere d’acqua finché l’inchiostro non si sia completamente sciolto. Quindi fa bere tale soluzione di inchiostro a colui che indosserà il talismano. Così facendo, si ritiene che il messaggio sarà interiorizzato e assimilato.

4. Il concetto di peccato

Gli animisti non sembrano porsi il problema di offendere il Dio supremo; la loro preoccupazione è di natura assai più spicciola, giacché essi temono piuttosto di offendere gli spiriti locali.

Essi credono che uno spirito offeso inevitabilmente esigerà un’esatta retribuzione, sotto forma di ferimento, malattia, fallimento o discordie.

Eccone un esempio. Migene Gonzalez-Wippler, seguace di una religione animista detta santeria, sapeva che Elegguà – il suo dio – esigeva dai seguaci un culto ogni lunedì mattina.

Accadde che un lunedì, invece, la Gonzalez-Wippler si dimenticasse dell’offerta rituale.

Essendo appena rientrata da un viaggio estenuante, era impegnata a disfare i bagagli.

Mentre, indaffarata per casa, riponeva gli effetti personali, inciampò di taglio sulla maniglia dell’armadietto dove era riposto l’idolo domestico, ferendosi una gamba.

“Quando ritirai la gamba ferita”, racconta la Gonzalez-Wippler, “lo sportello dell’armadietto si spalancò di scatto ed ecco che, all’interno, incontrai il fiero cipiglio dell’immagine di Elegguà”.

Ella comprese che la ferita alla gamba era il prezzo richiesto dal suo dio per averlo trascurato.

Van Rheenen scrive: “Gli animisti vivono nel terrore costante di queste potenze [spirituali]”.

5. Il contatto con gli spiriti

Con maggior frequenza rispetto agli occidentali, gli animisti tendono sovente ad attribuire una causa spirituale alle loro malattie o alla cattiva sorte.

La divinazione, ossia “la pratica di comunicare informazioni... non ottenibili con mezzi naturali”, è il mezzo con cui l’individuo scopre in quale modo abbia offeso lo spirito o chi gli ha gettato il malocchio o fatto una “fattura”.

La divinazione è altresì il mezzo con cui si scopre come risolvere il problema in questione (la volontà dello spirito o una “controfattura”).

Le tecniche di divinazione sono svariate:

  • lettura dei tarocchi;
  • chiromanzia;
  • oracolo I-Ching;
  • caffeomanzia;
  • lancio delle conchiglie;
  • astrologia;
  • presagi;
  • rabdomanzia;
  • necromanzia (evocazione delle ombre dei morti);
  • interpretazione dei sogni e delle visioni.

La divinazione può essere usata per determinare il periodo più favorevole per firmare un contratto, fare un investimento, decidere un matrimonio, costruire un edificio.


Medaglietta di S. Faustina. Riporre la propria fede in un simile oggetto è una forma di animismo.

6. L’aldilà

Nelle religioni animiste non esiste alcuna dottrina universale e coerente riguardo al destino ultimo dell’individuo dopo la morte.

Molti ritengono che lo spirito dell’individuo continui a esistere reincarnandosi in un’altra vita sulla terra oppure che “progredisca” a un livello spirituale più elevato.

È altresì diffusa la credenza che, dopo la morte, l’individuo diventi uno “spirito antenato”.

I suoi familiari dovranno, allora, continuare a fare offerte allo spirito dell’antenato poiché esso ha il potere di proteggere o di perseguitare la famiglia.

Gli esseri spirituali personali dell’animismo e il Dio della Bibbia

GLI ESSERI SPIRITUALI PERSONALI DELL’ANIMISMO

IL DIO DELLA BIBBIA

Hanno una sfera d’azione limitata.

Il suo potere è illimitato. Egli è il Dio della terra e dell’universo intero (Atti 17:24).

Esercitano il potere su vari aspetti della natura.

Dio è Signore del cielo e della terra (vd. Atti 17:24); egli ha il potere su ogni cosa.

Dipendono dai nostri sacrifici.

Non dipende dai nostri sacrifici, essendo stato lui a creare ogni cosa (vd. Atti 17:25) e avendo egli stesso provveduto al “sacrificio unico” per nostro conto (Ebrei 9:24–10:14).

e anche

La forza spirituale impersonale dell’animismo e il Dio della Bibbia

LA FORZA SPIRITUALE IMPERSONALE DELL’ANIMISMO

IL DIO DELLA BIBBIA

Le forze spirituali si possono manipolare secondo la volontà dell’individuo.

Dio non si lascia smuovere, né manipolare da incantesimi o rituali. Ciò che muove Dio a compassione è un cuore contrito e umile (Salmo 51:16-17; Proverbi 21:3).

Le forze spirituali possono essere usate sia per scopi buoni sia per scopi malvagi.

Dio è santo e odia il male (Salmo 5:4). Inoltre, la Bibbia afferma: “Il sacrificio dell’empio è cosa abominevole; quanto più se lo offre con intento malvagio!” (Proverbi 21:27).

e ancora

Animismo e cristianesimo:

PROSPETTIVE A CONFRONTO

ANIMISMO

CRISTIANESIMO

DIO

Dio esiste, ma conoscerlo o comunicare con lui trascende le nostre capacità.

Dio esiste e, quantunque trascenda la nostra comprensione, è conoscibile, essendosi fatto conoscere per mezzo di Gesù Cristo e mediante la Bibbia (Giovanni 1:18; Ebrei 1:1-2).

QUESTIONI TRASCENDENTI/

IMMANENTI

Le religioni formali si occupano solamente degli aspetti trascendenti della questione del peccato e della salvezza; l’animismo, invece, offre il potere di far fronte ai problemi contingenti.

Il Dio del cristianesimo si interessa sia delle necessità fondamentali, sia dei problemi immediati. Dio desidera sovvenire non soltanto alle nostre necessità fondamentali, ma anche ai nostri bisogni quotidiani (1 Pietro 5:7).

GLI SPIRITI

Gli spiriti sono considerati come intermediari tra l’uomo e Dio oppure come rappresentanti di Dio.

Gli spiriti, o demòni, sono ingannevoli; essi tentano di usurpare il posto di Dio nella nostra vita (vd. Satana in Luca 4:7).

IL POTERE DEGLI SPIRITI

Gli spiriti e gli strumenti magici hanno il potere di recare danno (agli altri) o beneficio (a noi).

Gli spiriti, o demòni, hanno dei poteri; nondimeno, l’uso di tali poteri conduce l’uomo alla schiavitù. Tramite Gesù Cristo, Dio ha dimostrato di essere più grande di tutti gli spiriti, poiché “colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo” (1 Giovanni 4:4; inoltre vd. Esodo 8:18) e ha “spogliato i principati e le potestà” (Colossesi 2:15). La sottomissione a Dio conduce alla libertà (Giovanni 8:32-36), non alla schiavitù.


BIBLIOGRAFIA E RISORSE

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Tratto da Guida Illustrata alle Religioni del Mondo

Staff de La Casa della Bibbia

Pubblicato in: La Bibbia, Le religioni

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