La Bambina della Fotografia racconta: Kim Phuc Phan Thi

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Kim Phúc aveva soltanto nove anni quando l’8 giugno 1972 fu fotografata mentre scappava nuda e in lacrime dopo un bombardamento al napalm che aveva colpito il suo villaggio, Trang Bang, nel Sud del Vietnam. Lo scatto fu opera di Nick Út, fotografo dell’agenzia di stampa americana Associated Press. Un’immagine che fece il giro del mondo e che ben presto sarebbe diventata un’icona della guerra in Vietnam.

È una fotografa incorporata nella memoria e nella storia. Dal momento della sua pubblicazione nel 1972, l’immagine della “Napalm Girl”, originariamente intitolata “Il terrore della guerra”, ha sconvolto il mondo. L’anno successivo, per quello scatto l’autore vinse il premio Pulitzer.

Kim Phúc scriverà nelle sue memorie: “Di tutti i punti in cui mi sarei potuta trovare lungo quella strada, dovevo essere proprio là, a Trang Bang, dove la Route 1 e tutti coloro che abitavano nei suoi pressi si dissolvevano nelle esplosioni, sotto la furia delle famme. "Sto per morire su questa strada. Queste famme mi uccideranno"

Kim Phúc è sopravvissuta a quel tragico evento e ora vive in Canada assieme al marito. Dal 1997 è ambasciatrice di buona volontà dell’Unesco e promuove un’opera a sostegno delle piccole vittime della guerra tramite l’associazione non lucrativa KIM Foundation International.


elicotteri guerra

8 Giugno 1972 il bombardamento al napalm

Il 6 giugno del 1972 la casa della famiglia di Kim Phúc viene sequestrata dai Viet-cong, il gruppo armato di resistenza contro il governo floamericano del Vietnam del Sud. L’evento costringe la bambina a rifugiarsi nel tempio Cao Ðai (una religione monoteista diffusa nel Paese e fondata negli anni Venti del Novecento) insieme alla mamma e ai fratelli. Lì per tre giorni vive una sorta di normalità, fino al tragico bombardamento dell’8 giugno. Circa un’ora dopo pranzo un aereo militare scende in picchiata in direzione del tempio e lancia una granata fumogena, colorando l’area di viola e d’oro. È il segnale per il pilota sudvietnamita che lo segue di colpire quell’obiettivo.
Tutti  coloro  che  si  trovano  nel  tempio  escono immediatamente in strada e cominciano a correre, nel tentativo di raggiungere la strada più vicina, la Route 1. In quel momento un aereo scende in picchiata e sgancia quattro bombe nere come la pece. Una densa nube di fumo avvolge tutta l’area, causando esplosioni e incenerendo tutto ciò che trova. L’attacco, coordinato con il comando statunitense, aveva l’obiettivo di controllare i rifornimenti sulla strada tra Cambogia e il Vietnam.
La principale causa del dramma vissuto in quel giorno d’estate è una terribile arma tattica, una sostanza incendiaria conosciuta con il nome di “napalm”. Il napalm è doppiamente pericoloso: la sua consistenza vischiosa lo fa aderire tenacemente a tutto ciò che tocca e, una volta attaccatosi all’obiettivo, ne provoca la combustione fno al totale incenerimento.
Fuggendo, la piccola Kim Phúc viene presa alle spalle: i vestiti si inceneriscono all’istante, mentre vanno a fuoco la nuca, la schiena e il braccio sinistro. Quando, correndo, riesce a raggiungere una zona con meno fumo, si accorge che accanto a lei ci sono due suoi fratelli, due lontani cugini, un gruppo di soldati sudvietnamiti sconvolti e numerosi reporter, giornalisti e fotograf in tuta mimetica accorsi sul posto.
Un reporter della BBC le versa sul capo l’acqua di una borraccia, alimentando però le famme: il napalm, infatti, incendia ogni particella di ossigeno che incontra. In quel momento Kim Phúc crolla a terra priva di sensi. Sul posto c’è il fotografo dell’Associated Press Huynh Cong Út, detto “Nick”, che riprende con la sua macchina fotografca i momenti della fuga. Al centro di una delle foto poi sviluppate per l’agenzia di stam-
pa c’è Kim Phúc. Poco dopo quegli scatti, il 21enne Út soccorre la bambina, caricandola su un furgoncino dell’Associated Press, e la porta al First Children’s Hospital, a oltre 50 km dal teatro di guerra.

Nei giorni successivi la foto della piccola Kim Phúc viene pubblicata sui principali quotidiani statunitensi, finendo in prima pagina sul New York Times e riportando l’attenzione dell’opinione pubblica sul drammatico confitto che si sta consumando nel Sud-Est asiatico.

Ma il dramma della bambina non è ancora fnito: data per morta in ospedale, viene trasferita nella camera mortuaria. Lì la trovano i genitori, che si rendono subito conto che in lei è ancora presente un alito di vita, nonostante le condizioni drammatiche in cui versa. Kim Phúc viene trasportata alla clinica di chirurgia plastica e ricostruttiva Cho Ray di Saigon, conosciuta come “Unità Barsky”, specializzata nella
cura dei bambini feriti in guerra.
Lì riescono a salvarla, ma la strada per un ritorno alla normalità è ancora lunga. Negli anni successivi viene sottoposta a diciassette interventi chirurgici per alleviare il dolore e migliorare la mobilità degli arti, visto che il napalm ha lesionato anche muscoli, tendini e terminazioni nervose. Kim Phúc è sopravvissuta per miracolo: ai tempi, le persone con ustioni così gravi morivano anche se colpite “solo” nel 10% del loro corpo.

Icona della guerra del vietnam, suo malgrado

Quando con la fne delle ostilità cessa il rumore delle armi, Kim Phúc cerca di riprendere un’esistenza normale e inizia a studiare Medicina all’Università. Dopo poco tempo, però, dirigenti del governo di Ho Chi Minh la “eleggono” a mezzo di propaganda del regime e la costringono a partecipare a numerose interviste di giornalisti provenienti da tutto il mondo.
Le sue parole spesso venivano travisate e manipolate dal governo vietnamita, che comunicava ai reporter stranieri versioni diverse da quelle fornite da Kim Phúc. Siamo in “guerra fredda” e ogni avvenimento viene strumentalizzato per avvalorare i propri ideali.
La sua partecipazione, non sempre convinta, a tutta questa attività di propaganda non le permette di continuare gli studi universitari.
Insicura, infelice e impossibilitata a determinare il proprio destino, la 19enne medita il suicidio. Kim Phúc scrive nelle sue memorie: “Su una scala da 1 a 10, la mia disperazione era al 9,5. Ero pronta a lasciare  questa  vita.  Avevo deciso di uscire dal cancello sul retro e di immergermi nella strada più trafcata...
Avrei aspettato che al semaforo scattasse il verde per gli automobilisti e mi sarei  lanciata  in  mezzo alla corsia centrale e non mi sarei più mossa... Avevo immaginato che il dolore provocato dall’urto del mio corpo sbalzato in aria come un missile e spezzato in due dalle auto non sarebbe stato peggiore delle atroci sofferenze che avevo già provato. Come il fuoco che mi aveva divorato la carne; quei bagni medicati che mi avevano mangiato la pelle; la cute secca e dura ed eternamente irritata; l’impossibilità di traspirare che, nel calore soffocante del Vietnam,
trasformava il mio corpo in un forno. Come la mancanza di antidolorifci che lenissero almeno in parte il dolore; la mancanza di ghiaccio per tenere a bada la temperatura interna. La mancanza di accettazione e d’amore. E infne, come la morte del mio ultimo sogno e la fne di ogni speranza... Cos’altro avrebbe potuto ferirmi di più?”     Ma proprio in quel periodo, nascostasi in una biblioteca per sfuggire ai funzionari governativi, si imbatte nella lettura del Nuovo Testamento e lì trova una nuova speranza, soprattutto nella fgura di Gesù e nelle sofferenze fsiche ed emotive  che  sperimentò  nella  sua vita terrena. Kim Phúc si identifca nel suo vissuto, si sente fnalmente capita e si riaccende in lei la speranza.
Nel 1984 Kim Phúc incontra il primo ministro vietnamita Pham Van Dong, che rimane particolarmente scosso dalla sua storia e da tutto ciò che è stata costretta a subire da bambina e poi in età adulta. Decide così di aiutarla, ottenendo che Kim Phúc sia trasferita a Cuba, dove potrà riprendere gli studi universitari senza più subire le continue interferenze dei funzionari governativi.

Kim con il marito Toan

Nell’isola del Mar dei Caraibi, Kim Phúc conosce un giovane ragazzo nord vietnamita, Toan, che si prende cura di lei. I due si innamorano e la loro storia culmina con le nozze nel 1992. Dopo la luna di miele a Mosca,  decidono  coraggiosamente  di  non  tornare a Cuba e si rifugiano in Canada. Oggi vivono ancora lì, nella periferia di Toronto, e hanno due fgli ormai adulti, Thomas e Stephen.

Thomas piccolo con Kim

Ambasciatrice di pace

Kim Phúc ha perdonato chi sganciò le bombe, trasformando quel dramma in un’opportunità per fare del bene al prossimo. Così, dal novembre del 1997 è ambasciatrice di buona volontà dell’Unesco per la cultura della pace. Il riconoscimento le è stato assegnato per il suo coraggio e la sua generosità nella promozione di una cultura per la riconciliazione e la tolleranza. Nel 2007 con la sua Fondazione (la Kim Foundation International, creata nel 1997 a Chicago dopo un viaggio in Vietnam) ha sostenuto il progetto “Nakyessa Day and Boarding School”, che fornisce un’educazione di base ai bambini svantaggiati della città di Nakyessa, in Uganda.

Ambasciatrice ritorna a Trang bang


Sempre attraverso la sua Fondazione, sostiene i bimbi vittime delle guerre attraverso un aiuto medico e psicologico. È stata insignita di un dottorato ad honorem in legge all’Università di York, a Toronto (nel 2004), per il suo impegno a sostegno delle piccole vittime delle guerre in tutto il mondo, che lei porta avanti attraverso la sua Fondazione. Ha all’attivo altre cinque lauree honoris causa per la sua attività. Come riconoscimento per una vita dedicata alla promozione della pace, l’11 febbraio del 2019 Kim Phúc ha ricevuto il prestigioso “Premio di Dresda” che viene assegnato a chi si adopera per favorire la pace nel mondo.
In qualità di ambasciatrice di buona volontà dell’Unesco  ha  partecipato  a  diverse  manifestazioni  nel mondo.  Ad  esempio,  nel  2012  ha  preso  parte  a  un evento sulla valorizzazione del potenziale femminile in tempo di crisi, organizzato dall’Alto Commissariato per i diritti umani a Ginevra, e a una tavola rotonda dal titolo “Tratta di donne e di ragazze”, programmata dalla Giornata internazionale della donna.
Kim Phúc tiene annualmente centinaia di conferenze in tutto il mondo e ha contribuito fattivamente alla nascita della Restoring Heroes Foundation, un’associazione che offre cure mediche all’avanguardia ai militari e agli operatori di primo soccorso che abbiano riportato traumi, lesioni, ustioni o mutilazioni durante il servizio.
Kim Phúc è anche membro onorario della Commissione canadese per l’Unesco, oltre ad essere parte del comitato consultivo della Fondazione per bambini liberi in Canada e del World Children’s Center di Atlanta.

La Kim Foundation Internation

Dak 1997 la Fondazione ha sostenuto undici progetti nel mondo, dal Tagikistan all'Uganda, Dall'India al Vietnam, passando per il Ghana, la Republica democratica di Timor Est, il Kenya, la Romania e l'Olanda.

La Kim Foundation International è un’organizzazione benefca che si dedica a reperire fondi per sostenere il lavoro di organizzazioni internazionali che forniscono assistenza medica gratuita ai bambini vittime della guerra e del terrorismo. Queste organizzazioni producono dispositivi protesici e ortopedici per bambini; li monitorano; forniscono terapie, cure mediche, sedie a rotelle e servizi riabilitativi; aiutano le famiglie, le scuole e altre istituzioni al fanco di bimbi disabili che cercano di diventare a pieno titolo dei membri delle loro comunità.
Dal 1997 la Fondazione ha sostenuto undici progetti nel mondo, dal Tagikistan all’Uganda, dall’India al Vietnam, passando per il Ghana, la Repubblica democratica di Timor Est, il Kenya, la Romania e l’Olanda.
In Vietnam ha permesso la costruzione di una biblioteca, che ora rappresenta un centro di apprendimento per i bambini di Trang Bang, il paesino nel Sud del Paese da cui proviene Kim Phúc.
In India sostiene con raccolte fondi il lavoro dell’orfanotrofo “Emmanuel” nel Sud del Paese.
In Uganda lavora per portare avanti cliniche dedicate al pre e al post parto, per creare strutture pediatriche di prevenzione della mortalità infantile e per offrire alloggi e servizi adeguati agli operatori sanitari. Nello stesso Paese africano aiuta gli adolescenti di certi villaggi a completare gli studi alle scuole superiori e fnanzia la costruzione di nuove aule e dormitori.
In Ghana la Fondazione contribuisce al miglioramento delle infrastrutture scolastiche nella comunità di Lasivenu, nella Regione del Volta. In Kenya si occupa di fornire servizi di chirurgia, visite mediche e momenti di formazione e insegnamento. In Romania  lavora  per  garantire  assistenza  medica, psicologica e sociale ai bambini e per aumentare la consapevolezza delle responsabilità verso i piccoli all’interno della società.
Infine, in Tagikistan presta soccorso ai rifugiati in fuga dall’Afghanistan e favorisce l’accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione, mentre a Timor Est
sviluppa programmi di protezione dell’infanzia e di integrazione sociale.

Tour Europeo 2019

A oltre 40 anni di distanza dalla tragedia che ha sconvolto la sua vita, Kim Phúc ritiene che non tutto sia stato ormai scritto su di lei. Per questo, nel 2017, Kim Phúc ha raccontato lei stessa la propria storia nel libro Fire Road, pubblicato in Italia dell’editrice Scripsi
con il titolo Il fuoco addosso. La bambina della fotografia racconta.
Nella sua autobiografa l’autrice rivela come dietro al racconto dell’orrore implacabile della guerra, si celi un’altra storia, la storia di una speranza inaspettata, che si fa spazio tra le macerie del dramma della guerra, la storia di un riscatto che arriva attraverso la scoperta del perdono.
La pubblicazione del libro in italiano (Scripsi) e in francese (ed. Ourania) precede la visita di Kim Phúc in Europa. Incontrare Kim Phúc vuol dire incontrare il dramma della guerra, incontrare la follia che spinge gli uomini a costruire armi che, oltre a provocare la morte, causano dolore, un dolore non misurabile, che lascia traccia su chi sopravvive, che firma sul corpo la parola “orrore”. Tutto racchiuso in una fotografa, una fotografa che, però, è stata in grado di porre fine alla guerra del Vietnam molto più velocemente di qualsiasi negoziato. “La bambina della fotografa”, dopo atroci sofferenze e innumerevoli interventi chirurgici, oggi porta pace, perdono, riconciliazione ma anche denuncia  contro  ogni  crimine  perpetuato  contro i bambini e gli innocenti. Lo fa in maniera propositiva, senza spargere ulteriore odio, senza slogan di parte, senza rivendicazioni, ma con la fermezza dell’amore e la forza del perdono.
Non si scorda mai un incontro del genere. Ti rimane nella mente, nel cuore, nella coscienza, indelebile come le sue cicatrici, che riesci anche a dimenticare quando guardi il sorriso di Kim Phúc.
Leggere Il fuoco addosso non è leggere la storia di un orrore implacabile, perché di implacabile, di irriducibile c’è solo l’amore, e il perdono, quell’amore e quel perdono che riscattano ogni male. Kim Phúc questo amore e questo perdono li ha scoperti. Un racconto
appassionante e commovente, che non può lasciare indifferenti.

Svizzera:

2 OTTOBRE 2019 - La Marive, Quai de Nogent 1 - Yverdon les Bains

Francia:

4 OTTOBRE 2019 - Maison de l’UNESCO - 7 Place de Fontenoy - Parigi

Italia:

6 OTTOBRE 2019 - SERMIG - Arsenale della Pace
- Piazza Borgo Dora 61 - Torino

Immagini:

© ANSA/AP | Photo/Nick Út. -
© DEPOSITPHOTOS  - © Getty Images  - © 1995 Anne Bayin  - © Geneviève Achard - © 2005 Anne Bayin

 

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