Lo Spirito Santo: alcuni riferimenti storici

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Cenni storici


Oggi stiamo assistendo a un rinnovato interesse per lo Spirito Santo.

Questo nuovo entusiasmo si spiega in parte grazie all’influenza dei movimenti pentecostali e carismatici sorti recentemente all’interno di molte realtà ecclesiali: nel cattolicesimo come nell’anglicanesimo, nel luteranesimo come nelle chiese riformate (seppure in misura minore) e, soprattutto, nelle chiese di stampo evangelico.

Questi movimenti si concentrano sull’opera dello Spirito, in particolare sui “carismi” (doni) concessi dallo Spirito Santo ai cristiani.

In base alle testimonianze delle chiese i teologi hanno iniziato ad approfondire l’insegnamento biblico sullo Spirito Santo, sul suo contributo all’opera di salvezza, sull’esperienza che suscita e i doni che ne derivano.

Laddove bisogna ammettere che lo Spirito è stato un po’ trascurato dalla teologia cristiana è, tuttavia, necessaria un’ulteriore precisazione.

Sarebbe sbagliato affermare che prima della nascita dei movimenti pentecostali e carismatici i cristiani si disinteressassero completamente dello Spirito.

Sarà sufficiente un breve excursus sul fenomeno per dimostrare il contrario.


La Chiesa primitiva e il cattolicesimo

Nei primi secoli della Chiesa la persona e l’opera dello Spirito Santo erano sufficientemente contemplate e dibattute.

La lotta contro il montanismo

Dal 150:

Verso la metà del 2° secolo all’interno della Chiesa sorgono le prime dispute sullo Spirito Santo a causa del montanismo.

In Asia Minore il teologo greco Montano (da cui deriva il nome del movimento) e due profetesse di nome Maximilla e Priscilla fondano un movimento di tipo profetico-estatico.

Questo movimento è caratterizzato da un percorso ascetico assai rigoroso: i fedeli si impongono frequenti digiuni e ogni sorta di astinenza (è probabile che ai proseliti fosse fatto divieto di sposarsi) e attribuiscono una grande importanza alla profezia.

A detta dei detrattori, le profezie sarebbero pronunciate in uno stato di coscienza fortemente alterato: i profeti parlano in uno stato di trance estatica in cui si verificano fenomeni di ipercinesia, convulsioni e comportamenti inconsulti (urla ecc.).

I montanisti si basano sulla promessa dello Spirito Santo fatta da Gesù ai discepoli (vd. Giovanni 16:7-16) e sono convinti che nelle loro comunità operi il Paraclito (altro nome dello Spirito Santo, vd. p. 431).

Lo stesso Montano si attribuisce il titolo di Paraclito (ma non è certo che si identificasse effettivamente nello Spirito Santo).

Dal 180:

Tertulliano, uno dei primi teologi cristiani, si converte al montanismo in età matura (verso il 202).

Da allora contrappone la Chiesa dello Spirito alla “Chiesa dei vescovi”, convinto che la vera Chiesa si riconosca principalmente dalle manifestazioni di natura estatica che si verificano al suo interno(1).

In un primo tempo la Chiesa ufficiale reagisce nei confronti del nuovo movimento affermando di possedere, anch’essa, il dono della profezia e gli altri doni dello Spirito e, quindi, rafforzando l’autorità dell’episcopato.

Si intende in tal modo affermare che lo Spirito Santo si riceve nell’ambito della Chiesa, ossia nella Chiesa apostolica, l’unica ad assicurare la continuità mediante la successione apostolica (chiaro riferimento allla Chiesa cattolica).

Scrive, a tale proposito, Ireneo da Lione: “Nella Chiesa Dio ha stabilito gli apostoli, i profeti, i dottori e tutti gli altri effetti dell’opera dello Spirito, cui non ha parte chi non ricorre all’ecclesia [...]

Poiché là dove è la Chiesa (l’ecclesia) là è anche lo Spirito di Dio; e dov’è lo Spirito di Dio là è la Chiesa e ogni grazia”.

(1) Contro Marcione (tit. or. Adversus Marcionem) 4.22, redatto nel 207-208. 

 

La pneumatomachia (eresia)

Dal 370:

Nella Chiesa dei primi secoli si parla molto dello Spirito in relazione all’eresia della pneumatomachia.

Secondo i sostenitori di questa eresia lo Spirito non sarebbe una persona divina bensì un’energia, una forza, uno strumento di Dio creato per agire nell’uomo e nel mondo.

Diversi teologi si scagliano con forza contro queste idee.

In particolare Atanasio, Gregorio Nazianzeno e, soprattutto, Basilio di Cesarea.

Nel suo trattato sullo Spirito Santo (374-375) Basilio afferma che quest’ultimo è veramente una persona divina.

Dal 381:

Nel 381 gli imperatori romani Graziano e Teodosio I convocano un concilio che passerà alla storia come il primo concilio di Costantinopoli (cui ne seguirà un secondo nel 553), in occasione del quale si definisce la dichiarazione di fede abbozzata dal concilio di Nicea (nel 325; vd. qui di seguito) sull’articolo di fede relativo allo Spirito Santo.

In tale occasione non si dichiara formalmente che lo Spirito sia Dio o che abbia la stessa natura del Padre e del Figlio (come era avvenuto per la persona del Figlio durante il concilio di Nicea), tuttavia si afferma che lo Spirito è Signore, datore di vita, oggetto di adorazione e detentore della stessa gloria del Padre e del Figlio (in sostanza, un altro modo di dire che lo Spirito Santo è Dio).

Spunto di riflessione

“Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo nella Chiesa una, santa, cattolica [universale e ortodossa] e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen”.

Simbolo niceno-costantinopolitano (così chiamato in seguito alle delibere del concilio di Costantinopoli, con cui si provvide a definire l’articolo sullo Spirito Santo introdotto durante il concilio di Nicea)

 

Lo Spirito... dimenticato?

Dal 380:

È vero che, una volta definitane la personalità e la deità, si parla poco dello Spirito Santo.

Nel 380, con l’Editto di Tessalonica, il cristianesimo diviene religione di Stato dell’impero romano.

Sembra quindi che nell’ambito della Chiesa i doni miracolosi diventino più rari. Si assiste a uno strano fenomeno: l’attenzione è sempre più focalizzata sulla Chiesa e sui suoi ministri e sempre meno sullo Spirito e la sua opera.

Nondimeno, alcuni teologi perfezionano l’articolo di fede relativo allo Spirito Santo riguardo al suo posto all’interno della Trinità.

Agostino, in particolare, intende lo Spirito Santo soprattutto come legame tra Padre e Figlio, il “nodo” del loro reciproco amore.

Nel Medioevo l’abate francese Bernardo di Chiaravalle riprende il pensiero di Agostino e paragona lo Spirito Santo al bacio del Padre al Figlio.

Egli scrive, infatti:

“Non ritiene infatti poca cosa o vile essere baciata dal bacio, il che non è altro che venire ripiena di Spirito Santo. Infatti, se veramente si riceve il Padre che bacia e il Figlio che è baciato, non sarà fuori luogo intendere per bacio lo Spirito Santo, che è del Padre e del Figlio l’imperturbabile pace, il forte cemento, l’indiviso amore, l’indivisibile unità.(2)

(2)Bernardo di Chiaravalle, Sermoni sul Cantico dei Cantici, VivereIn, 1996, Sermone 8.2, pp. 99-101.

 

Dal 1200:

Anche Tommaso d’Aquino si interessa dello Spirito, soprattutto della disputa relativa alla questione del Filioque.

Dal 1800:

La mancanza di considerazione per lo Spirito Santo sfocia gradualmente in un certo disinteresse per la terza persona della Trinità.

A titolo di esempio, Karl Adam, noto teologo cattolico tedesco, così dichiarava nel 1924: “La posizione fondamentale del cattolico si riassume in questa dichiarazione: pervengo alla fede vivente in Dio-Trinità mediante Cristo e nella sua Chiesa. Trovo l’azione del Dio vivente tramite il Cristo che agisce nella sua Chiesa.

Il dogma cattolico riposa su questa augusta trinità: Dio-Cristo-la Chiesa” (3)

(3)L’essenza del cattolicesimo (tit. or. Das Wesen des Katholizismus), Brescia, Morcelliana, 1930.

Queste affermazioni mostrano chiaramente che nel 19° e nella prima metà del 20° secolo vi fu una certa defezione nei confronti dello Spirito, dal momento che si tendeva ad attribuire alla Chiesa e ai sacramenti il ruolo normalmente riconosciuto allo Spirito Santo.

Tuttavia, molto è cambiato da allora: i teologi cattolici hanno riconosciuto l’effettiva esiguità dello spazio dedicato allo Spirito nella loro teologia (si parla di “deficit pneumatologico”).

Il Concilio Vaticano II (1962-1965), in particolare, ha cercato di colmare tale lacuna, sebbene venisse tacciato in seguito di aver dato una semplice “spolverata” di Spirito ai propri testi.

 

FEDE CONSAPEVOLE DA PAG. 413 A 417
Pubblicato in: Lo spirito santo

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