Lâapporto di James Dunn alla ricerca biblica difficilmente potrebbe essere sovrastimato, in particolare per il contributo da lui fornito alla liberazione della chiesa e delle chiese da una concezione del vangelo predicato da Paolo inteso in chiave eminentemente antigiudaica.
Questa nuova opera, rivolta a un pubblico piĂš generale, tratta dellâautoritĂ della Scrittura come parola viva, la parola di Dio come veniva ascoltata nel cristianesimo delle origini e la parola di cui si nutre oggi il credente mosso dalla fede. Con la chiarezza e la capacitĂ di penetrazione che lo distinguono, Dunn mostra come ÂŤfedeÂť partecipi del linguaggio della relazione e come sue compagne siano la fiducia, il convincimento, la rassicurazione â pur nellâincertezza.
In un contesto simile lâautoritĂ della Scrittura non è da intendersi nel senso che ÂŤciò che la Bibbia dice, lo dice DioÂť, come vorrebbe unâidea di inerranza che poco ha a che vedere con la Scrittura stessa, ma che per essere compresi in modo adeguato gli scritti biblici richiedono dâessere di volta in volta riferiti alla situazione storica originaria cosĂŹ come a quella di chi oggi li legge.
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