Un tesoro in un cesto per la carta

«Io mi rallegro della tua parola, come uno che trova grandi spoglie»

Da un lato la Bibbia si diffondeva, dall'altro la conoscenza della Parola divina aumentava, eruditi sparsi in tutta l'Europa studiavano altri manoscritti biblici, cercando di scoprire nuovi segreti.

Già nel 1628, il patriarca Cirillo Lucar di Costantinopoli aveva offerto a Carlo 1° d'Inghilterra un documento di grande valore: "il Codice Alessandrino",  una Bibbia quasi completa in greco, originaria di Alessandria, risultante al 5° secolo. Come introduzione, vi si trova un'iscrizione ben significativa: «Scritta da Thékla, il martire».

Questa Bibbia, miracolosamente preservata nel corso dei secoli, si trova attualmente al British Museum di Londra. All'inizio del 19° secolo corre voce che la Biblioteca del Vaticano possiede un tesoro simile, gelosamente conservato. Solo verso il 1850 un ellenista, il Dr. S.P. Tregelles, ottiene l'autorizzazione di esaminare questa Bibbia greca del 4° secolo. Forse è stata copiata in Egitto, sotto l'impulso di Atanasio o dei suoi collaboratori; oppure, era nel numero delle 50 Bibbie trascritte a cura di Eusebio, su ordine di Costantino? Ciò che è evidente, è che il codice Vaticano si trovava Roma molto prima della fondazione del Vaticano nel 1448.

Nella metà del 19° secolo un altro manoscritto di valore farà parlare di se. Si deve la sua scoperta a Costantino Tischendorf, studioso tedesco, che si è dedicato alla ricerca di antichità bibliche. Passando da una città all'altra, egli visita le biblioteche d'Europa, in cerca di testi fino ad allora ignorati dai teologi, e suscettibili di portare ulteriore luce alla conoscenza delle Scritture. Ben presto, si rende conto che soltanto un viaggio nei paesi della Bibbia potrebbe ancora permettergli qualche scoperta importante.

Nel 1844, egli visita la Siria, la Palestina e l'Egitto, senza annotare ritrovamenti particolari. Si appresta a ritornare in Europa, quando qualcuno lo invita a fermarsi al convento Santa Caterina, ai piedi del monte Sinai: la sua biblioteca possiede, pare, manoscritti biblici molto antichi.

Il monastero Santa Caterina fu costruito all'inizio dell'era cristiana sulle pendici del Djebel Maussa, il monte sul quale Mosè ricevette il Decalogo. Se, nel corso della storia, bande armate e predoni non hanno potuto mettere le mani sui tesori conservati nella sua biblioteca fu perché le alte muraglie li hanno intimiditi. Unico modo di accedere all'interno: il cesto appeso ad una corda, che un monaco faceva scorrere su una carrucola. Vettovaglie o visitatori dovevano servirsi di questo mezzo primitivo e pittoresco allo stesso tempo, che ricorda colui che utilizzò l'apostolo Paolo per fuggire da Damasco. (Atti 9:25; cp. 2 Corinzi 11:33)

Tischendorf si lascia dunque issare nel cesto. Constaterà ben presto che il viaggio nel Sinai valeva la pena. La biblioteca contiene tutti i tipi di tesori, manoscritti antichi, rotoli di pergamene o codici deposti là da tempi immemorabili.

Percorrendo uno dei corridoi del monastero, nota alcuni fogli ingialliti dal tempo, gettata alla rinfusa in un cestino per la carta: un testo biblico greco, di una scrittura più antica di tutto ciò che ha visto finora. Subito Tischendorf riconosce la Versione dei Settanta. Questo fascio di pergamene è chiaramente destinato ai rifiuti;  detto dai sacerdoti, altri documenti occupanti due piccoli banchi sono già caduti in preda alle fiamme. Ma Dio veglia sulla Sua Parola, permettendo che uno studioso arrivi giusto in tempo per attirare l'attenzione dei monaci sul valore di questi documenti ed impedirne così la distruzione. Essi permettano a Tischendorf di portarlo nella sua cella, dove lo studioso può esaminarlo con calma. Queste pagine appartengono ad una Bibbia copiata nel 4° secolo.

Ma quando il visitatore parla di acquistare questo manoscritto, i monaci si sono ricreduti. Improvvisamente coscienti del valore di questo tesoro trascurato, non cedono a Tischendorf che 43 fogli, cioè un terzo del documento. Il teologo non porta quindi a Lipsia che frammenti della più antica Bibbia del Mondo. - il primo libro delle Cronache, Geremia, Nehemia e Ester- che vengono presentati al re di Sassonia con il nome di Codice Federico-Augusto; vengono allora depositati nella biblioteca dell'Università di Lipsia. dove si trovano ancora.

Ma Tischendorf non può dimenticare le preziose pagine intraviste nel convento Santa Caterina in occasione della sua visita. Così, nel 1853, lo studioso tedesco intraprende un nuovo viaggio al Sinai.

Fatica sprecata: nessuno sa che cosa ne è del famoso fascio di manoscritti. Tischendorf ne scopre solo una piccolissima parte - alcuni versetti della Genesi - sufficiente tuttavia per provare che il codice comprendeva un tempo tutto l'Antico Testamento.

Ciononostante, con la determinazione caratteristica di un uomo di stirpe germanica, Tischendorf non vuole riconoscersi sconfitto; al contrario, tutti i suoi tentativi falliti stimolano la sua ostina­zione. Nel 1858, egli convince lo Zar ad organizzare e a finanziare una spedizione in Medio-Oriente, i cui obiettivi essenziali saranno la ricerca e l'acquisto di manoscritti biblici.

Così, nel gennaio 1859, il teologo di Lipsia si ritrova per la terza volta al convento Santa Caterina. Dopo 12 giorni di vana ricerca, decide di ritornare in Egitto. Nessuno ha più sentito parlare degli 86 fogli ingialliti che Tischendorf aveva scoperto quindici giorni prima. Probabilmente questo insosti­tuibile tesoro è stato bruciato a sua volta. Tischendorf pensa malinconicamente ai documenti analo­ghi,  forse molto numerosi, che hanno subito la stessa sorte.

Se si fosse arrivati in tempo per strapparli alla distruzione, avrebbe senza dubbio fatto luce su molti misteri e riempito certi spazi rimasti vuoti in questo appassionante "puzzle", appena abbozzato, della storia dei libri biblici durante i primi quattro secoli dell'era cristiana. Molto deluso Tischen­dorf si prepara a lasciare il Sinai. I cammelli vengono convocati per due giorni dopo.

Ed ecco che un semplice incidente sconvolge i suoi progetti.... e la sua carriera. Nella sua passeg­giata quotidiana, egli incontra l'economo dello stabile, che lo invita nella sua cella per prendere qualcosa di fresco. Inizia la sua conversazione:

- Anch'io leggo la Versione dei Settanta.

- Oh, e in quale edizione?

L'ecclesiastico si alza e, nell'angolo della stanza, scopre un panno rosso che avvolge un fascio di manoscritti. Non occorre molto tempo a Tischendorf per riconoscere il famoso documento al quale ha già dedicato tanti anni. Ma questa volta sa controllare la sua emozione, limitandosi a sollecitare l'autorizzazione di portare questi testi nella sua camera per esaminarli più tranquillamente. Allora dà libero corso alla sua gioia.

Ha davanti a lui non soltanto l'insieme dei 129 fogli scoperti 15 anni prima nel cesto della carta, ma altre parti dell'Antico Testamento di cui non aveva sospettato l'esistenza nel 1844, poi tutto il Nuovo Testamento, e così pure due scritti apocrifi, il Pastore di Erma e l'Epistola di Barnaba. Con i 43 fogli già depositati a Lipsia, l'intera opera comprenderà quindi 390 pagine, mirabilmente scritte e conservate; ritrovamento sensazionale, che si tratta ora di portare in Europa.

Ma Tischendorf non è al termine delle sue fatiche. Il priore del convento è appena partito per il Cairo, da dove si recherà a Costantinopoli per l'elezione del nuovo arcivescovo. Lo studioso tedesco si precipita al suo inseguimento. Vorrebbe convincerlo a proporre il documento allo Zar; come protettore della fede ortodossa, questi non mancherà di mostrare il suo interesse e offrirà, per aver­lo, una somma importante. Tuttavia, solo il nuovo arcivescovo ha la competenza di concedere que­sto permesso. Ora, la sua elezione sarà contestata per molti mesi. Tischendorf si arma di pazienza.

Egli tenta di seguire sul luogo la copia del documento, ma come assumersi un compito così impor­tante in condizioni poco favorevoli? La sua iniziativa si scontra con difficoltà insormontabili ed egli decide di fare il viaggio lui stesso fino a Costantinopoli, dove finalmente raggiungerà il suo scopo.

In breve, il 19 novembre 1859, Tischendorf viene ricevuto in udienza da Alessandro II, alla corte di Pietroburgo.

Il monastero del Sinai riceverà 9000 rubli del tesoro imperiale in cambio del Codice Sinaitico. Lo Zar finanzierà anche la stampa dei facsimile del prezioso documento; Tischendorf viene incaricato di portare a buon fine quest'opera. Poi il Codice viene depositato alla Biblioteca Imperiale, dove rimarrà fino al 1933.

Le riproduzioni del Codice Sinaitico di Pietroburgo, completate da quelle del Codice Federico-Au­gusto di Lipsia si diffondono dappertutto, portando una luce nuova sul tradizionale testo biblico ri­cevuto. Il ritrovamento di Tischendorf permetterà alla scienza delle Scritture di fare importanti pro­gressi. I tre Codici - Sinaitico, Vaticano, Alessandrino - e i manoscritti scoperti nel 19° secolo ese­guono una riautentificazione dei documenti anteriori, poi la preparazione di altre traduzioni della Sacra Scrittura nelle principali lingue europee.

Per questo, fra gli anni 1850 e 1910, fiorirà un gran numero di nuove edizioni della Bibbia; le principali sono in inglese: la Versione Riveduta, di Conybeare & Howson e di Darby; in tedesco: le Versioni Menge, Elberfeld e Schlachter; in italiano: le versioni Luzzi e Riveduta;  in francese: le versioni Darby, Oltremare, Segond e Synodale.

Ma il Codice Sinaitico non è giunto al termine delle sue avventure. La rivoluzione del 1917 scoppia in Russia. Ora il regime bolscevico non apprezza affatto il più prezioso documento biblico cono­sciuto; l'ideologia atea potrebbe ben attribuirgli il ruolo malefico di alimentare la superstizione re­ligiosa, e decretarne la distruzione. Così i cristiani inglesi se ne inquietano. Il British Museum apre una sottoscrizione e, il giorno di Natale 1933, acquista dal governo sovietico il Codice Sinaitico per la somma di circa 100.000 lire sterline, cioè 2,5 milioni di franchi dell'epoca. Solo la Parola di Dio è degna di una transazione di questo valore...

Il Codice Sinaitico ha dunque trovato il suo posto d'onore vicino al Codice Alessandrino in una delle sale del Museo Britannico. Decano dei manoscritti biblici, vi si erige come un monumento che domina la storia per  dimostrare l'invulnerabilità del testo sacro, sul quale milioni di credenti hanno fondato e fonderanno ancora la loro fede.