Prologo di una storia appassionante

«E l'Eterno mi disse... Io vigilo sulla mia parola» (Geremia 1:12)

Primavera 1947. Due giovani beduini badavano al loro gregge di capre in prossimità di Ain Qumran, regione rocciosa e tormentata a nord ovest del mar Morto. E' la depressione più profonda del globo, 397 metri al disotto del livello del mare. La sua desolazione ricorda il cataclisma che distrusse So­doma e Gomorra circa 4000 anni fa, all'altra estremità di questo mare estremamente salato. Tutto è arido e secco; la calura è soffocante; ci si chiede di che cosa  possono cibarsi le capre che vengono in questo deserto. Inoltre la zona è pericolosa: pareti dirupate, rocce friabili, gole profonde, cavità spa­lancate, utili eventualmente come ripari per gli sciacalli.

Una capra si è perduta. Forse è caduta in un anfratto di rocce. Si avvicinano ad una cavità e i due giovani vi gettono, con noncuranza, alcuni sassolini. Un suono metallico si fa sentire. Hanno forse scoperto una cassetta di diamanti? L'immaginazione corre in fretta alla loro età. Mentre si introdu­cono nella caverna, si credono già gli eroi di un nuovo racconto da "Mille e una Notte". Delusi: nella penombra, distinguono alcune giare in terra, di forma molto allungata. Giacciono là da un tempo immemorabile. E' cosa di un momento aprire il coperchio. Si spande un odore nauseabondo. All'in­terno, si direbbe ci siano dei rotoli di cuoio, incisi con dei segni arcaici.

Dopo tutto, chissà? un collezionista di antichità potrebbe trovarlo interessante e i due giovani pastori ne avrebbero ricavato un po' di denaro. Sono passati alcuni giorni. I due giovani pastori partono per Betlemme, la città più vicina, con il loro tesoro sotto il braccio.

Incuriosito dalla loro scoperta, un calzolaio, antiquario a tempo libero, dà loro alcune monete in cambio dei famosi rotoli. Le tre persone non sospettano minimamente che hanno fra le mani la più straordinaria delle scoperte archeologiche del 20° secolo, e che gli oggetti del loro scambio saranno fra breve alla ribalta della cronaca della stampa mondiale.

L'artigiano di Betlemme non è uno specialista in manoscritti antichi. Un suo amico ecclesiastico gli consiglia di far esaminare i rotoli dal professor Suhenik, dell'Università Ebraica che, a sua volta, de­cide di appellarsi all'Istituto Americano di Ricerche Orientali a Gerusalemme. Ma la guerra fa strage. Ebrei e Arabi si uccidono l'un l'altro. Dopo aver amministrato la Palestina per molti decenni, la Gran Bretagna ha fatto pervenire all'ONU il suo mandato, che suddivide il paese fra le due comunità etni­che. Mentre gli autoctoni rifiutano il principio della suddivisione, gli immigrati israeliti ne contestano il tracciato. E le due parti si muovono guerra. Quanto alla città di Gerusalemme, essa è violente­mente contesa.

Dappertutto i combattenti sulle strade fanno strage, tanto che non ci si può più spostare dalla vecchia città storica alla nuova città ebraica, in cui si trova  precisamente l'Istituto Americano di Ricerche Orientali. A loro rischio e pericolo, coraggiosi volontari passano le linee, stringendo sotto il braccio i manoscritti avvolti in carta di giornale. Alcuni specialisti ne riconoscono allora tutto il valore. Gli stracci che hanno avvolti i testi all'interno dei contenitori vengono spediti negli Stati Uniti per essere là analizzati con il metodo della datazione al Carbonio 14 (C 14). La perizia è chiara: questi mano­scritti sono stati redatti nel corso di un periodo situato fra il 3° secolo A.C. e il 1° secolo D.C. Si tratta dunque dei più antichi testi ebraici conosciuti, anteriori di 1000 anni ai più vecchi manoscritti biblici ebraici trovati fino ad allora.

Negli anni che seguirono, la regione di Ain Aumron fu un polo di attrazione per gli archeologi. Tut­tavia, i Beduini li avevano preceduti. Le 180 grotte della regione furono sistematicamente perlu­strate. Vi si fecero altre scoperte: 15 di esse erano servite come «biblioteche». Intendiamoci: non biblioteche dotate di scaffali pieni di libri, ma dei nascondigli  per manoscritti sigillati in giare. La Bibbia ci informa che, già al tempo di Geremia, si utilizzava questo procedimento per conservare i documenti di valore:

Così parla l'Eterno degli Eserciti, l'Iddio di Israele: Prendi questi atti, l'atto di com­pra, tanto quello ch'è sigillato, tanto quello ch'è aperto, e mettili in un vaso di terra, perché si conservino a lungo tempo (Geremia 32:14).

Furono così ritrovati centinaia di testi, rappresentanti per lo più i libri dell'Antico Testamento; si ag­giunsero poi migliaia di frammenti letterari, che permisero agli specialisti di ricostruire progressiva­mente la storia dei loro autori. Ricordiamo ancora che le scoperte di Qumran furono completate da altre scoperte archeologiche fatte nel deserto di Giuda, a Massada e a En-Guédi, che hanno appor­tato altri elementi interessanti relativi a quel lontano passato.

Nel 3° secolo prima dell'era cristiana, alcuni pii ebrei si erano ritirati nel deserto di Giuda, in quei luoghi perduti e lontani da tutto, per dedicarsi alla studio e alla trascrizione degli Scritti Sacri.

Essi si erano imposti regole severe, che oggi definiremmo monastiche. Su questo si accesero molte discussioni fra eruditi: si trattava degli Esseni, setta israelita nata dai resti dell'epoca maccabeana, o di qualche altra frazione religiosa del popolo eletto? E' prudente lasciare che gli specialisti risolvere la questione; del resto, questo è di secondaria importanza.

Ci sia sufficiente sapere che intorno all'anno 70 della nostra era, gli scribi di Qumran, minacciati dalle armate romane che penetravano in Palestina, nascosero in fretta il prodotto del loro lavoro nelle grotte della regione. Ben giovò loro, dal momento che molto probabilmente furono massacrati dal primo all'ultimo. Nelle rovine del «monastero», si ritrovarono anche dei calamai secchi, come se i copisti fossero stati sorpresi nel loro lavoro dall'arrivo improvviso degli assalitori.

Nell'anno 70, le legioni di Tito conquistarono Gerusalemme. Gli ebrei della resistenza si barricarono nel tempio, che fu incendiato. Quello che il Signore Gesù aveva annunciato 40 anni prima si compì alla lettera: non ne resterà «pietra sopra pietra che non fosse diroccata». (Matteo 24:2) Migliaia di israeliti perirono per la spada e decine di migliaia di altri furono deportati o presi prigionieri. Allora, il filo conduttore della storia nazionale del popolo eletto fu spezzato da 19 secoli di dispersione.

Ma «i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimento».

Questa frase  pronunciata  dall'apostolo si riferiva innanzitutto ai suoi compatrioti. La vocazione di Israele avrebbe trionfato nel tempo e sugli avvenimenti. David Ben Gaurion, primo presidente del Consiglio Israeliano seppe farlo rilevare, pronunciando il 14 maggio 1948 la famosa dichiarazione di indipendenza  dello Stato di Israele.

I politici possono pur credere che lo Stato ebreo sia nato contemporaneamente dalle prigioni naziste e dagli atti dell'Assemblea Generale dell'ONU. Ma una tale resurrezione nazionale è innanzitutto il compimento del decreto pronunciata del Sovrano dei cieli, Affinché si adempisse la Parola annun­ciata da tempo dai profeti dell'Antico Testamento e gli apostoli del Nuovo Testamento.

L'inverno 1947-1948 fu quindi un momento strategico nel calendario di Dio. All'epoca in cui il «popolo del libro» ritrovava la sua terra, Dio permise che comparissero antichi manoscritti delle Sa­cre Scritture. Nell'anno 70, erano stati nascosti; a quel tempo gli eventi avevano spinto gli Israeliti nell'abisso di una dispersione che durò 19 secoli.

La settimana in cui l'Assemblea delle Nazioni Unite votava la spartizione della Palestina, il professor Sukenik prendeva conoscenza dei primi manoscritti. Questi emergevano quindi dal passato, nel momento preciso in cui nuovamente veniva offerta una patria al popolo errante.

C'è da stupirsi se la nuova nazione ha riservato un posto d'onore ai famosi manoscritti del mar Morto, erigendo per essi il Santuario del Libro, una speciale costruzione dalle linee slanciate, nelle immediate vicinanze della Knessth, il parlamento israeliano? All'interno di questo edificio, i celebri rotoli furono esposti per anni in una vetrina circolare, avente la forma di gigantesca Torah.

Amatori di archeologia e scienziati,  turisti e viaggiatori, israeliani e stranieri ebbero la possibilità di esaminarli a loro piacimento. Il rotolo di Isaia (7,34 m. di lunghezza per 25 cm di altezza) offriva agli sguardi dei curiosi le sue 44 colonne di una scrittura mirabilmente conservata. Tuttavia, dopo qualche anno, gli originali dovettero essere sostituiti da facsimile, poiché l'aria e la luce deterioravano i manoscritti.

Oggi, le nuove generazioni cercando di fare rivivere la loro storia gloriosa di un tempo, e dimenticare la sequela delle persecuzioni, della prigionia, dei ghetti e dei forni crematori. Cercano di ricollegarsi agli avvenimenti indimenticabili dell'epoca biblica. Ora, in questo ritorno verso le sorgenti vive e so­prannaturali che conferiscono alla razza di Israele il suo carattere inalienabile, lo studio del Nuovo Testamento riveste un ruolo essenziale.

Nella seconda metà del XX secolo, Israeliti della diaspora e Israeliti di una terra due volte promessa rivolgono ai loro testi sacri un interesse appassionato, e anche le autorità dello Stato ebraico si ispirano all'esempio dei patriarchi e delle direttive dei profeti. Nei dolorosi conflitti che hanno insanguinato il Medio Oriente, alcuni generali hanno battezzato le loro operazioni militari con il nome di certi eroi biblici.

Betlemme è la terra benedetta, in cui nacque circa 2000 anni fa Gesù Cristo, il Salvatore degli uomi­ni. Nel 1947, un'altra buona novella scaturisce da questa città: La Parola di Dio estratta dalle sue se­polture e ritrovata intatta; Gli uomini del XX secolo pensavano di dimenticarla, ma gli avvenimenti lo obbligano a ritornare ad essa.

L'Eterno ha permesso, oltre al risveglio nazionale del popolo eletto, che questi famosi manoscritti fossero ritrovati; preziosi sia per gli Ebrei sia per i credenti del mondo intero, essi sono una clamo­rosa conferma della esattezza del testo biblico; essi forniscono delle prove a coloro che ne ricercano, prove irrefutabili e convincenti per scettici e gli increduli.  

La Parola di Vita è sorta dalla zona del mar Morto in centinaia di rotoli, testimoni per lungo tempo ignorati, ma in grado di attestare l'autenticità dell'Antico Testamento trasmesso grazie all'opera di in­numerevoli copisti, traduttori ed editori, che si sono succeduti per 20 secoli e più.

Se alcuni scrivani consacrati avevano nascosto i manoscritti di un valore altrettanto grande nelle grotte della regione più secca del globo, era perché l'Onnipotente li conservasse in quel luogo fino al momento in cui Israele e il mondo ne avrebbero avuto bisogno.

La Parola si Dio non ha finito di stupire gli uomini. Vale dunque la pena di esaminare la sua meravigliosa storia, risalendo, in primo luogo, molto lontano nel tempo, fino all'origine della civiltà.

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